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C’è la “Rete” nel futuro delle imprese abruzzesi. Con un occhio alla Cina

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Tante, piccole, preziose. Ma con una cronica difficoltà a guardare al di là del proprio orticello. E quindi a “fare rete”. È il ritratto del sistema produttivo abruzzese − ma il discorso potrebbe estendersi anche all’Italia − formato in larghissima parte da piccole e medie imprese. Una risorsa fondamentale che ha contraddistinto, con eccellenza e con qualità, la storia economica della regione. Ma che adesso deve mettersi al passo con i tempi, affrontando i pro e i contro della globalizzazione. Diversamente il rischio è quello di implodere e quindi di sparire.

Ne è convinta la Confindustria Abruzzo, che in questo senso sta portando avanti una battaglia di modernità ma soprattutto d’informazione. Perché sulle Reti d’impresa, che sono appunto lo strumento per accompagnare il sistema verso questo cambiamento, non si sa ancora abbastanza, mentre invece ci sarebbe molto da imparare. La Rete, infatti, altro non è che un modo per superare la frammentarietà del panorama imprenditoriale, ma con un'ottica di lungo periodo e con solide basi tecniche, finanziarie, organizzative e giuridiche. Conoscere, dunque, per cogliere l’opportunità.

Di questo si parlerà oggi a Pescara: a confrontarsi saranno politici, tecnici, banchieri e un ospite d’eccezione, Aldo Bonomi, vicepresidente nazionale di Confindustria e presidente di Reteimpresa. Tutti posti intorno a uno stesso tavolo da Confindustria Abruzzo, presieduta da Mauro Angelucci, che non ha mai fatto mistero di riporre grande fiducia nello strumento delle reti: “Per noi è il passo più naturale dopo il grande impulso al sistema dei poli – ha spiegato –. Le reti d’impresa offrono numerosi vantaggi di governance, a cominciare dalla burocrazia, ma soprattutto scardinano i vincoli territoriali di una regione che esce da un decennio nero”.

Inoltre c’è un accordo da firmare – l’accordo di programma Abruzzo 2015 – e dieci milioni da investire (a cui vanno ad aggiungersi gli incentivi dello Stato). Un’opportunità unica che farà da moltiplicatore per imprese di piccole dimensioni: insieme potranno affrontare tutti i passaggi gestionali ed organizzativi – credito, mercato, fisco – pur rimanendo libere e singole. Un’esperienza che in Abruzzo è già stata sperimentata con successo in due casi, come il polo vestino dell’alta moda e la In.te di Chieti, progetto d’innovazione tecnologica nel settore della produzione e commercializzazione di componenti e impianti industriali.

Una risposta necessaria, soprattutto per fronteggiare la crisi economica. Basti pensare che le ultime analisi diffuse in questi giorni sull’andamento dell’economia regionale, sia da parte di Bankitalia che di Cresa (Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali) parlano di segnali positivi di ripresa, che però hanno riguardato soprattutto i settori fortemente tecnologizzati e innovativi. Come dire: bene le grandi imprese ma le piccole continuano a soffrire.

“Ma sarebbe un errore – avverte Angelucci – considerare la rete solo una risposta congiunturale. Si tratta di raggiungere obiettivi importanti, che altrimenti sarebbero preclusi. Penso all’internazionalizzazione, al rapporto con il mondo del credito, alla capacità progettuale e all’innovazione”. Dinamiche che chiedono la “rottura” del contesto territoriale.

Capacità d’innovazione e necessità di fare rete del resto sono proprio i due cardini sui quali si è concentrata la programmazione regionale in termini di competitività legata allo sviluppo. A confermarlo è l’assessore alle attività produttive, Alfredo Castiglione, per il quale i tempi sono ormai cambiati e “la competitività di un territorio non si può più misurare con finanziamenti e incentivi all'acquisto di capannoni e macchinari, ma attraverso l'economia della conoscenza, l'innovazione, la ricerca, la creazione di sinergie e di complementarietà del territorio che va gestito non a compartimenti stagni ma con un elevato spirito sinergico. I Consorzi Industriali – prosegue Castiglione − hanno fatto la loro parte e ormai sono superati dalla necessità di gestire diversamente il territorio”. Che dovrà comunque fare la sua parte, superando quelle resistenza e quei campanilismi che troppo spesso ancora vi si annidano.

È un cerchio che si allarga, insomma, e che partendo dall’Abruzzo si chiude profeticamente a Roma, dove proprio ieri il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha incontrato il Governatore della regione dello Shanxi, Wang Jun, e l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Ding Wei. Scopo dell’incontro: avvicinare la Cina e l’Abruzzo per agevolare gli imprenditori abruzzesi a penetrare nei mercati esteri. Perché, anche se non lo si dice apertamente, è proprio lì che puntano le reti d’impresa: a conquistare il mercato cinese.

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