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Lo spettro del ribaltone del '94

C’è un disegno preciso che punta a disarcionare Silvio Berlusconi

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Il vertice di Palazzo Grazioli ha partorito un documento programmatico sul quale il Governo si appresta a chiedere la fiducia. Le reazioni dei parlamentari vicini a Gianfranco Fini, per ora, sono orientate a sostenere il Governo.

A pensarci bene, la mossa di "Futuro e libertà" era abbastanza prevedibile. Un voto di fiducia, preceduto da una discussione in cui ogni gruppo potrà esporre tanto le posizioni convergenti quanto le prese di distanza, diventerà sicuramente una ulteriore occasione per dimostrare che la pattuglia finiana è in grado di condizionare la sussistenza di una maggioranza e la vita stessa dell’esecutivo. Del resto, il gruppo dirigente del PdL non ha vie d’uscita. La strada dell’accordo di legislatura dipende dall’effettiva possibilità di mettere in campo una nuova coalizione; il ricorso alle elezioni anticipate chiama in causa protagonisti diversi dal premier e dai suoi. In politica gli errori si pagano.

Il documento di fine luglio si è rivelato essere tale, per i tempi, per i modi e, soprattutto, per aver preso di mira direttamente il presidente Fini ed innescato un meccanismo di solidarietà, ancor più accentuato dopo gli attacchi di certa stampa, di cui non si avvertiva il bisogno. Un giorno si saprà perché le cose sono andate in tal modo. Perché invece di mandare la politica a riflettere in ferie, la si è voluta mettere sotto pressione, incamminandola lungo un vicolo cieco. L’unica spiegazione plausibile di un redde rationem estivo (ed improvvisato) poteva essere quella di una sottovalutazione del numero dei parlamentari che avrebbero solidarizzato con Fini. Ma questa "disinformazione", foriera di una decisione avventata, viene smentita da tutti i protagonisti di quella riunione, i quali hanno dichiarato sempre di aver rappresentato a Berlusconi una situazione molto prossima, nella dimensione quantitativa della scissione, a quanto sarebbe poi accaduto.

Ma quello dei numeri, alla fine, può essere anche un aspetto secondario, perché è sicuramente sostenibile la tesi che andasse fatta comunque chiarezza in un partito che – anche sul piano mediatico (ecco la trappola di dare troppa importanza ai media!) – si era da tempo sdoppiato ed esprimeva una babele delle lingue.

Il problema vero sta in un errore di analisi ovvero nel non aver compreso che Fini non è il protagonista, ma l’esecutore - ultimo arruolato - di un disegno eterodiretto (con cura e da tempo) rivolto a disarcionare Silvio Berlusconi.

In sostanza, si sta preparando – con un dispiegamento di forze mai visto prima d’ora, tenuto insieme da "un’intelligenza strategica" plurale ed autorevolissima – la medesima operazione del 1994. Fini è uno strumento consapevole di quest’operazione. E in quanto tale sta in una botte di ferro, come dimostra le sorprendenti difesa e solidarietà ricevute dal Quirinale a proposito della discutibile (ma esageratamente discussa) vicenda monegasca. Se Fini non avesse potuto contare su di un sistema ferreo di protezioni non avrebbe mai osato impegnare un’alta carica istituzionale in una lotta di fazione, dirigere i lavori di un’Assemblea legislativa e nello stesso tempo farsi protagonista della scissione di un partito e della nascita di un altro.  Certo, la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma gli ingredienti del ribaltone del 1994 ci sono tutti: un "a fondo" della magistratura contro il premier su di un caso clamoroso; un governo tecnico richiesto e sostenuto da tutti i poteri forti; una nuova legge elettorale che assicuri la sconfitta della coalizione PdL-Lega.

Non si tratta di fare dei processi alle intenzioni, perché questi progetti sono svelati apertamente e ufficialmente da chi sarà chiamato a gestire un’eventuale crisi. Per sventare queste manovre Berlusconi ha una sola polizza assicurativa: mantenere salda e compatta la maggioranza al Senato in modo da negare la fiducia ad un eventuale governo nato da un ribaltone (che potrebbe ottenere il voto della Camera).

Ma fino a che punto la maggioranza a Palazzo Madama sarà compatta? L’effetto Lega nelle regioni del Nord e del Centro sarà pesante e determinerà la conquista di alcune decine di seggi oggi tenuti da parlamentari del PdL. Bossi ha diverse carte di riserva, in caso di elezioni anticipate: il rafforzamento del suo partito e il rilancio di una prospettiva separatista.  Così, nei prossimi mesi Silvio Berlusconi si troverà ad affrontare la più importante offensiva che sia mai stata messa in campo contro di lui e sarà costretto a farlo insieme ad un alleato, Umberto Bossi, che non esiterà a pensare ai propri interessi e a vincere la propria battaglia anche in caso di sconfitta della coalizione. Il tutto con una complicazione pratica: sarà difficile se non impossibile votare in autunno o in inverno.

Ad ogni modo, adesso non vi sono alternative differenti da quelle adottate: elaborare un programma e valutare se su di esso vi siano le condizioni per ricompattare la maggioranza, fino a quando sarà possibile. Sarà un momento della verità, perché verranno allo scoperto le vere intenzioni di Fini (e dei seguaci disposti a condividere fino in fondo il suo progetto) e si vedrà se davvero quel disegno che abbiamo denunciato (e che esiste) avrà modo di affermarsi.

Ci auguriamo che le spinte all’aggiustamento prevalgano. Tenendo presente, però, che, in caso di rottura definitiva e di crisi di governo, il gioco finirà in altre mani. E a Palazzo Madama passerà la nostra Linea del Piave.

 

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11 COMMENTS

  1. Silvio Berlusconi
    Silvio Berlusconi è un grande uomo un grande statista ed un grande istituzionalista.
    Uomini come lui hanno salvato l’Italia dallo sfascio, dai negri e dagli extracomunitari.
    Speriamo che riesca a salvare l’italia tutta dall’invasione cinese che non paga le tasse e sta conquistando tutto con i falsi d’autore “FIRME GRIFFATE” importate clandestinamente ed illecitamente.
    Speriamo che riesca a salvare l’Italia dalla mafia che investe a Milano e dintorni da oltre 40 anni i fiumi di danaro riciclati ed ancora da riciclare.
    Speriamo che Gianfranco fini riesca a proseguire nella unione di destra laddove il grande Silvio Berlusconi non riuscirà a fare suo malgrado perchè lo fermeranno prima o poi.

  2. Fini e la sua botte di ferro.
    Un po’ di sospetto circa “ferree assicurazioni” date a Fini era venuto anche me. Del resto non si vedrebbe come, in assenza di un “sostegno”, potrebbero questi finiani stare tranquilli poichè in effetti, tranquilli lo sono. Se il Fini, viceversa, si dovesse muovere in sola prima persona, senza appoggi esterni, chiunque con un po’ di intuizione, vedrebbe la fine rovinosa di Fini e sodali. Per le regionali, la carica istituzionale impediva a Fini di gettarsi nella mischia politica. E tale carica istituzionale non gli impedisce attualmente di brigare serenamente per un nuovo partito! – E senza che il presidente Napolitano, attento osservatore della correttezza istituzionale, emetta un pur lieve sussulto.
    Qui c’è qualcosa che non torna.

  3. Napolitano ……
    Il comportamento di Napolitano è più che sospetto e assomiglia molto a quello tenuto da Scalfaro.
    Abbiamo un Presidente della Camera che si è fatto ingoiare da una “famiglia” molto equivoca, fa e disfa partiti, comanda una troppa di guastatori contro il Capo del Governo ….. e lui continua a tacere.

  4. Correzione
    L’articolo inizia così “Il vertice di Palazzo Grazioli ha partorito un documento programmatico sul quale il Governo si appresta a chiedere la fiducia”, ma non è corretto nella sostanza.

    La verità è che “Il vertice di Palazzo Grazioli ha partorito un documento programmatico nel quale, mescolato sapientemente con altri 4 punti, c’è l’unico che interessa davvero al premier, ovvero il processo breve. Sul documento, o quanto meno su qualsiasi revisione che come requisito minimo contenga quel punto, il Governo si appresta a chiedere la fiducia”

    Ci si può scommettere che, pur di avere quel punto, il premier sarà disposto a qualsiasi cosa: non andrà alle elezioni (altrimenti si perderà troppo tempo, Mills incombe), cercherà di ricucire con Fini, o con Casini, o perfino con il Pd. Scommettiamo ?

  5. @Rokko
    La noia incombe. E’ mai possibile che l’odio per Berlusconi sia così grande? Due cose banali:
    1)Berlusconi avrebbe potuto fare tranquillamente come il Sig. Gaucci, o l’On Craxi: andarsene. Grazie a Dio ha deciso di rimanere, mettendo i bastoni tra le ruote alla gioiosa macchina da guerra dell’On. Occhetto e poi a tutti i tentativi di governare il paese da sinistra (cosa impossibile, tra l’altro, visto che nonostante siamo grandi peccatori non cerchiamo di giustificarci dietro sillogismi ideologici).
    2)Il processo breve, per quanto possa favorire la chiusura del calvario berlusconiano, è necessario per il sistema paese: non è ammissibile che un processo duri 10 anni (e parliamo del civile). Un imprenditore non può pagare uno stipendio tra 10 anni ai suoi dipendenti perchè è in causa con un cliente. Caro RoKKo il tempo dei sillogismi ideologici sta finalmente finendo e magari riusciremo a parlare di cose serie.
    Ciao

  6. Per Fra diavolo
    Sono assolutamente d’accordo, ma la legge che introduce il c.d. “processo breve” riguarda solo il processo penale. Occorre senz’altro una riforma anche di quello civile.

  7. @Stefano Quadrio
    Egregio ha ragione. Se, però, dovessi scegliere io riformerei certamente il penale prima del civile. Avere a carico un processo penale mi rovina certamente la vita. Il processo civile PUO’ rovinarmi la vita. Se poi ci si mettono anche i magistrati che non riescono a scrivere, dopo 8 anni, la sentenza definitiva di condanna di un boss mafioso e questo è scarcerato per decorrenza dei termini, direi che la frittta è fatta.
    Buona giornata.

  8. oh
    oh cazzola, ràssegnati. Oltre per il Berlùsc, anche per te è arrivato il tempo di ‘dimagrire’. La pacchia è finita. Non si può mica ingrassare tutta la vita, perdiana!

  9. berlusconismo
    questo articolo è quanto di più contorto e di riflessioni “da Prima Repubblica”, ci possa essere. Fini avrà le sue ragioni, a torto o ragione, a voler non continuare la coesistenza con Berlusconi, ma Berlusconi ha fatto in modo che le decisioni fossero decisioni singole di un “dittatorino” e non di un leader che si confronta con la sua coalizione. Le decisioni sulla giustizai, le nomine di Brancher, Romani, non hanno fatto che acuire la “sfida” e le distanze tra i due, ed il leader del Partito dell’amore, di Amore ne ha dimostrato ben poco…se non il suo contrario!. L’Italia non è una Azienda e, nè tantomeno la sua azuenda..solo se capirà questo forse diventerà un “buon politico”..

  10. E’ stato l’unico errore di Berlusconi
    Non sono mai stato d’accordo della presenza di ANnella nascita del PDL.L’ho detto a più riprese agli amici di Forza Italia e l’ho ripetuto al Premier sul sito Forza Silvio.E’ stato un errore politico ho fatto un paragone a Berlusconi visto che ama l’antiquariato. Ha portato a casa un mobile,Fini,
    tarlato e si corre il rischio che si propaghi
    agli altri mobili. Bisognava fondare il PDL chiedendo ad AN un dibattito interno affinchè decidesse se entrare o no.Non avremmo avuto i problemi di adesso.

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