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Il libro che non ti aspetti

C’è un fiero e caustico “toscanaccio” dietro la satira al tempo di Facebook

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Trovandomi fra le mani un libro intitolato Facebook – Figure e figurucce della decadenza ho subito pensato: il solito libro sui social network. Ma mi sbagliavo, eccome. La pubblicazione di Roberto Corsi è tutto fuorché hi-tech. Prende certamente spunto dal famigerato programma internettiano, ma lo fa per “rubare” - in maniera accattivante - l’idea della "bacheca", qualcosa che virtualmente serve ad appendere quanto a mettere in evidenza un tema.

Roberto Corsi, l’autore, è un fiesolano doc alla sua quarta esperienza editoriale. Dopo aver rincorso per una vita il mondo giornalistico lo ha finalmente raggiunto collaborando con il “Corriere Fiorentino”, dorso locale del “Corriere della Sera”. Cura una rubrica chiamata “Grillo canterino”, presente anche all’interno del libro sotto forma di appendice nelle ultime pagine, insieme a un dizionario di termini rurali redatto in omaggio alla madre scomparsa da poco.

Eventi pubblici, fatti privati, ricordi del tempo che fu. Un mosaico dei primi sei mesi del 2009, riassunti in poco meno di 200 pagine con stile agile e veloce, rincorrendo la storia d’Italia e i pensieri dell’autore, che inevitabilmente finiscono per diventare anche un po’ nostri. Procedendo nella lettura ci accorgiamo che siamo davanti a una satira efficace, a volte politica e altre di costume, che in ogni caso desta molta più curiosità delle opinioni urlate a cui ormai ci siamo assuefatti. L'intenzione di analizzare la società è certamente seria e merita un plauso per i modi con cui viene condotta, soprattutto perché s'interroga su temi decisivi come la morte della madre, l'amicizia, la fede e certe inquietudini dei nostri giorni.

Per capire di cosa parla l'autore, “posto”, come si direbbe su Facebook, alcune righe: “Oggi è la festa della donna. Anche al supermercato c’era una distesa di mimose, ma, forse perché sono diventato un po’ sordo, a differenza di Leopardi, non odo augelli far festa. È una di quelle feste che ho in uggia, insieme a quella del papà, della mamma, degli innamorati”. Sono incursioni in cui fondono richiami letterari, storia sociale, critica della società dei consumi, animo umano. Vita, insomma. Che trasuda da ogni riga, sotto forme e colori diversi.

Come nel caso dei “Grilli Canterini”, brevi riflessioni condite di umorismo e sano cinismo. “Vari consiglieri comunali contestano la regola del doppio mandato e vogliono ripresentarsi. Preferiscono la doppia mandata. Alla poltrona”. Stoccate politiche, dunque, ma anche spunti di cronaca: “Pianto a dirotto e 600 euro di scuse dalla giapponese graffitara in Duomo. I pentiti giapponesi pagano, quelli italiani riscuotono (gli sconti di pena)”. Piccole frecciate che raggiungono il bersaglio alla maniera “toscana”, caustiche e cattivelle ma divertenti e vere, terribilmente vere.

C'è infine quel breve "dizionarietto rurale" alla fine del libro, redatto in onore della madre 88enne scomparsa da poco - una donna che, ricorda l’autore, parlava in modo semplice e a volte un po’ sgrammaticato (fiera della sua Quarta elementare raggiunta a fatica). Un inesorabile richiamo alla gioventù, quando si passavano le estati nelle case di mare o di campagna e si respirava a pieni polmoni quel lessico familiare.  

Si giunge alla fine del libro senza rendersene conto, ristabilendo un contatto con la realtà che i ritmi quotidiani sempre più frenetici della nostra società pian piano ci tolgono. Per racchiudere in un solo giudizio tutti gli spunti offerti dalle pagine di Corsi, si può dire che il libro è un distillato di varia ma pur sempre piacevole umanità. Una lettura fortemente consigliata per chi ama affrontare il mondo con un sorriso ed è attento a tutto quello che gli accade intorno, anche su Facebook.

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