Home News C’è un po’ d’Italia nei successi delle Forze Armate irachene

C’è un po’ d’Italia nei successi delle Forze Armate irachene

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L’operazione Sawlat al-Fursan (Carica dei Cavalieri), iniziata il 24 marzo scorso, a Bassora, è entrata oggi in una nuova fase, spostandosi verso nord-ovest, nella città di Al Qurnah. Obiettivo della missione rimane quello di liberare la città dalle milizie irregolari che oggi la occupano, attraverso una complessa operazione integrata tra la Iraqi Army (IA) e le Iraqi Security Forces (ISF), con il supporto aereo e di terra delle forze della Coalizione (che rimangono comunque embedded alle forze irachene). I successi riportati a Bassora hanno indubbiamente evidenziato non solo la volontà politica del Governo iracheno, e particolarmente del Primo Ministro Nouri al-Maliki, di voler contrastare con fermezza la presenza di milizie armate non autorizzate, siano esse sunnite o sciite, ma anche la capacità dello IA e delle ISF di prendere il comando delle operazioni e di condurle in maniera integrata, sia da un punto di vista operativo, sia da un punto di vista logistico. Tali accresciute capacità hanno inoltre costretto le milizie sciite di Sadr City, il quartiere di Baghdad controllato dal JAM (Jaysh al Mahdi, l’Esercito del Mahdi guidato da Muqtada Al Sadr) ad accettare il cessate il fuoco, diventato operativo domenica scorsa.

Il portavoce del governo, Ali al-Dabbagh, ha dichiarato che “questo accordo rappresenta la volontà del governo di ripulire Sadr City dalle armi, dalle bombe e dalle mine, e di riportare la legge in città”. Dal canto suo, lo Sceicco Al-Obeidi, uno degli uomini di punta di Moqtada Al-Sadr a Najaf, ha confermato che è stato raggiunto un accordo tra la coalizione dei partiti sciiti al governo e i sadristi: “Un accordo di 10 punti è stato raggiunto tra i membri della United Iraqi Alliance e il movimento di Al-Sadr a Baghdad, e sappiamo che il Primo Ministro Nouri al-Maliki ne è al corrente ed ha dato il proprio consenso". L’accordo rappresenta un’altra importante vittoria per il Governo di Baghdad, che vuole dare un segnale forte verso il ristabilimento dell’ordine e della legalità in vista delle elezioni provinciali di ottobre. Naturalmente non bisogna farsi illusioni, come tutte le tregue firmate in Iraq anche questa rimane appesa ad un filo che potrebbe spezzarsi in ogni momento. Ciononostante rappresenta un segnale importante nei confronti della popolazione, che chiede equità di trattamento tra sciiti e sunniti e, soprattutto, maggiore sicurezza; e nei confronti degli stati vicini, soprattutto l’Iran, la cui influenza destabilizzante continua a creare grossi problemi al paese.

Non a caso proprio l’Iran ha nei giorni scorsi interrotto il dialogo ufficiale con il governo iracheno dopo che questi aveva fatto pervenire a Teheran un rapporto che dimostrava la presenza di armi iraniane in mano ai sadristi, durante gli scontri di Bassora. Insomma, come più volte denunciato anche dal Generale Petraeus, il regime degli Ayatollah continua ad interferire nel teatro iracheno, perseguendo una politica simile a quella messa in atto in Libano, con il supporto ai gruppi terroristici di Hezbollah, e nei territori palestinesi, con il supporto ad Hamas. Un gioco pericoloso, che sfrutta politicamente il consenso della popolazione, ottenuto attraverso la fornitura di servizi essenziali, come la raccolta dei rifiuti, l’assistenza sanitaria e quella scolastica, per portare in parlamento forze estremistiche che tengano in scacco il paese. Contro questa strategia occorre portare avanti una politica attenta ai bisogni della popolazione, ed inflessibile nel far rispettare le regole (in particolare l’inammissibilità di gruppi armati irregolari), in sostanza, bisogna proseguire sulla strada che ha consentito al Petraeus di ottenere importanti successi contro i gruppi sunniti di Al Qaeda (AQI), nella capitale e nel nord del paese.

Ciò fortunatamente sarà reso sempre più possibile dall’autonomia che stanno acquistando le Forze Armate e la polizia irachena. E proprio questo rappresenta un motivo di particolare orgoglio per l’Italia perché pochi sanno che nella missione militare NATO che ha il compito di fornire l’addestramento alle forze irachene (la Nato Training Mission in Iraq, NTM-I) sono impegnati numerosi militari italiani, a partire dal Generale di Divisione Alessandro Pompegnani, che attualmente ricopre l’importante incarico di Deputy Commander. Una posizione di primissimo piano, alle dirette dipendenze di generali americani a quattro stelle, un riconoscimento straordinario per il lavoro eccellente che i nostri militari hanno svolto nello scenario iracheno. Fu infatti lo stesso governo iracheno a richiedere, nell’agosto 2004, il coinvolgimento diretto dell’Italia nelle attività di Training, Advising and Mentoring della NATO. Qualcosa da nascondere, per il Governo Prodi, qualcosa di cui andare fieri per il nuovo Governo Berlusconi e per il CESTUDIS, il Centro Studi Difesa e Sicurezza diretto dal Sen. Gen. Ramponi (che ha recentemente organizzato un convegno in merito) e per tutti coloro i quali hanno a cuore le nostre Forze Armate ed il nostro paese. Attualmente l’Italia ha autorizzato la partecipazione di 84 militari, prevalentemente impiegati nell’ambito del "Joint Staff College", dove sono in corso di svolgimento corsi per "Senior Staff Officer" e per "Junior Staff Officer". Inoltre, a partire dalla metà di giugno 2007 è iniziata l'immissione a Baghdad di circa 40 elementi dell'Arma dei Carabinieri con il compito di provvedere all'addestramento dell'Iraqi National Police (INP) e in particolare alla formazione dei futuri istruttori iracheni. Insomma, una presenza importante di cui andare orgogliosi, che ha consentito alle forze irachene di raggiungere un grado di professionalità e autonomia elevati, come testimoniano i risultati degli ultimi mesi.

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