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La lettera aperta dei deputati Pdl al governo

Cento onorevoli contro Palazzo Chigi per il voto pro-Palestina all’Onu

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Intendiamo esprimere viva preoccupazione e stupore per la decisione italiana di votare a favore della dichiarazione unilaterale di uno Stato Palestinese all'Assemblea Generale dell'ONU del 29 novembre scorso.

Uno fra i motivi centrali che suscitano il nostro disappunto è l'atteggiamento di Palazzo Chigi nei confronti del Parlamento nel prendere tale decisione: il Parlamento non è stato consultato nel compiere una scelta che ha cambiato radicalmente la linea della nostra politica estera. Infatti, nel corso di questa legislatura, per mezzo di molti atti pubblici, il nostro Paese ha dimostrato profonda amicizia e sostegno nei confronti dello Stato d'Israele confermati, tra l'altro, dal fatto stesso che, nel luglio del 2011, i nostri rappresentanti all'ONU presero una posizione che collocava l'Italia interamente sul fronte opposto a quello odierno di fronte a una identica decisione, ovvero di fronte a una richiesta di riconoscimento unilaterale del Presidente Abu Mazen già l'anno scorso.

Questo Parlamento, pur restando sempre un riferimento per i moderati palestinesi, ha espresso in numerevoli occasioni la propria comprensione per le esigenze di sicurezza di Israele e al problema della sua insistente delegittimazione in primis proprio alle Nazioni Unite. Il nostro Parlamento ha bocciato con voto unanime la partecipazione alla Conferenza contro il Razzismo, cosiddetta “Durban 2”, la conferenza razzista dell'ONU contro Israele; ha avviato i lavori di un'Indagine Conoscitiva sull'Antisemitismo, dalla quale sono emersi i dati che legano l'aumento dell'antisemitismo alla critica delegittimante dello Stato di Israele; nel nostro Parlamento è attiva un’Associazione di Amicizia Italia-Israele composta da oltre 250 membri recatasi più volte in visita in Israele e nel sud del Paese per portare la propria solidarietà alla popolazione colpita dai missili provenienti da Gaza.

Nel luglio scorso il nostro Parlamento, l’unico in Europa, si è raccolto in un minuto di silenzio per gli atleti israeliani vittime della strage di Monaco del ‘72 nel quarantesimo anniversario dell'attentato. Lo scorso novembre davanti alla Camera dei Deputati si è tenuta una grande manifestazione a sostegno del diritto di difesa di Israele in cui sono intervenute tutte le parti politiche e i presidenti delle due Camere, così come accadde anche nel gennaio 2009.

Palazzo Chigi ha affermato in un comunicato che la sua decisione "è parte integrante dell’impegno del Governo italiano volto a rilanciare il Processo di Pace con l’obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento". Si tratta di una valutazione politica del tutto soggettiva. Questo voto infatti oblitera la trattativa che può portare alla pace e non la promuove allontanando le prospettive di pace, oblitera anche i precedenti accordi siglati dalle parti - che escludono ogni forma di azione unilaterale, come ribadito in numerosi comunicati del Quartetto - e sostituisce ogni processo negoziale con un gesto di ingiustificabile preferenza verso una delle parti mentre Israele vive una situazione di particolare pericolo legata alla minaccia iraniana e alle incerte ‘Primavere Arabe’.

Se si crede nella soluzione "due Stati per due popoli" come afferma il governo, occorre aiutare le due parti non a distanziarsi, ma a sedersi l'uno di fronte all'altro, ciascuno con senso di responsabilità  verso il proprio popolo ma anche verso l'interlocutore. Abu Mazen - il cui discorso all'ONU ha avuto toni estremistici nei confronti di Israele - con questa votazione è stato sollevato da ogni impegno negoziale, non ha dovuto riconoscere sedendosi al tavolo la legittimità dello Stato ebraico che invece il presidente Monti ha detto di ritenere fatto essenziale, non si è impegnato in nessun modo contro il terrorismo parte significativa della storia dell'OLP.

E' noto a tutti che la parte palestinese è divisa in due correnti, di cui una è Hamas, organizzazione terroristica definita tale anche dall'Unione Europea. Pensiamo che l'intento di conferire ad Abu Mazen, tramite la votazione dell'Assemblea Generale, la popolarità perduta a favore di Hamas, non si è convertita a un atteggiamento più moderato del leader di Fatah che anzi ha espresso una posizione radicale proprio perché ha utilizzato questa occasione non per affermare una posizione più costruttiva ma per rilanciare la linea politica della sua organizzazione; egli infatti ha ricevuto un largo consenso senza una parola di condanna per Hamas, né ha accettato di sedersi con il Premier Netanyahu, gesto da lui rifiutato  persino nel periodo della moratoria di 10 mesi sulle costruzioni negli insediamenti nel 2009.

Resta difficile capire le motivazioni di una scelta da parte del Governo italiano di totale discontinuità con la linea tenuta dal nostro Paese negli ultimi anni. Ci asteniamo tuttavia da atti formali nella prospettiva della relazione del Governo in sede di Commissione Esteri che sarà tenuta nei prossimi giorni. Speriamo allora di comprendere meglio le ragioni di un gesto che desta stupore e disappunto profondi.

Roma, 5 dicembre 2012

Fabrizio Cicchitto
Fiamma Nirenstein
Pietro Laffranco
Abelli Giancarlo
Abrignani Ignazio
Alfano Angelino
Aracri Francesco
Aracu Sabatino
Barani Lucio
Belcastro Elio Vittorio
Bellotti Luca
Berardi Amato
Bergamini Deborah
Bernini Bovicelli Anna Maria
Berruti Massimo Maria
Bianconi Maurizio
Biasotti Sandro
Boniver Margherita
Brancher Aldo
Brunetta Renato
Calderisi Giouseppe
Cannella Pietro
Carfagna Mara
Casero Luigi
Castiello Giuseppina
Catanoso Francesco
Cazzola Giuliano
Ceccacci Rubino Fiorella
Centemero Elena
Ceroni Remigio
Ciccioli Carlo
Cirielli Edmondo
Colucci Francesco
Crolla Simone Andrea
Crosetto Guido
D’Alessandro Luca
De Cammillis Sabrina
De Corato Riccardo
De Luca Francesco
Dell’Elce Giovanni
Di Canio Abbrescia Simenone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
Farina Renato
Fontana Gregorio
Fontana Vincenzo Antonio
Foti Antonino
Foti Tommaso
Fucci Benedetto
Garagnani Fabio
Garofalo Vincenzo
Gelmini Maria Stella
Giocchino Alfano
Giorgetti Alberto
Holzmann Giorgio
La Loggia Enrico
Lainati Giorgio
Lazzari Luigi
Leone Antonio
Lorenzin Beatrice
Lupi Maurizio
Mantovano Alfredo
Martino Antonio
Mazzocchi Antonio
Mazzucca Giancarlo
Milanato Lorena
Minardo Antonio
Minasso Eugenio
Miserotti Lino
Misuraca Dore
Mores Giuseppe
Musso Enrico
Nicolucci Massimo
Orsini Andrea
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Papa Alfonso
Pelino Paola
Petrenga Giovanni
Pianetta Enrico
Pili Mauro
Pizzolante Sergio
Porcu Carmelo
Repetti Manuela
Roccella Eugenia
Rotondi Gianfranco
Savino Elvira
Scalera Giuseppe
Scapagnini Umberto
Simeoni Giorgio
Sisto Francesco Paolo
Toccafondi Gabriele
Traversa Michele
Valducci Mario
Ventucci Cosimo
Vignali Raffaello

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6 COMMENTS

  1. Il processo di pace
    Giustamente Bersani in una registrazione su radio radicale dice sul cosiddetto “processo di pace”: dura da 20 anni. Quanto dovrebbe durare ancora? 200 anni? Il documento firmato dai 100 è decisamente “idiota” e non fatto per essere preso sul serio. Questione seria è invece come 100 parlamentari dimostrano di essere così digiuni di etica e politica. Probabilmente, la maggior parte di essi sono gregari ed incapaci di un pensiero autonono. È certo che hanno preso una bella batosta… e mi auguro non sia la sola che prenderanno ancora. Il testo è così idiota che non mi pare il caso di spendere troppe parole per commentarlo… Basta prendere atto solo dei nomi dei firmatari, per ricordarsene in futuro, in buona parte essi sono già noti per il loro sionismo perinde ac cadaver.

  2. L’autosufficienza energetica
    A scanso di equivoci: non sono un fan di Bersani e pur avendo la tessera del PdL voterò Grillo in segno di disprezzo per i vari Alfano e i 100 di cui sopra. Ma cosa ha detto di sensato Bersani proprio davanti a Pacifici? Dice che fra 5 anni gli Usa avranno l’autosufficienza energetica: lo dice lui. Il ragionamento è ovvio: noi dipenderemo dagli arabi, ai quali stiamo facendo tanto male, senza che nulla di male ci abbiano fatto e solo per compiacere Israele contro tutti i nostri interessi: economici, etici, politici… Ma i 100 parlamentari di chi stanno facendo gli interessi?…

  3. Credo che questo aspetto
    Credo che questo aspetto della nostra politica estera sia forse più complesso di quanto possa apparire a prima vista, ed è chiaro che qualunque decisione si fosse presa avremmo comunque pestati i piedi a qualcuno. E del resto si fa un po’ fatica ad approvare qualcosa per qualcuno quando quest’ultimo, prevedibilmente, si prende il risultato senza neanche sentire il bisogno di dire una parola, magari, un semplice grazie. D’altronde bisogna anche considerare i paesi che non hanno votato a favore all’ingresso della Palestina e certo costoro non si possono liquidare come “incompetenti” a capire le ragioni di un no, anziché di un si. Personalmente avrei preferito che un governo chiamato
    in carica per ben altri problemi, di questi si preoccupasse anziché andare palesemente oltre i propri limiti di competenza. E riterrei pertanto anche legittima la presa di distanza di 100 parlamentari Pdl senza peraltro mischiare le loro funzioni di lavoro (che possono non piacere proprio) alla decisione di smarcarsi dall’operato del governo. Certo è che necessiterà del tempo per valutare appieno la giustezza del credito concesso alla Palestina.

  4. Quale “credito concesso alla Palestina”?
    Non per polemizzare, ma per contrastare una onda lunga della propaganda israeliana. Nel 1948 si compì in Palestina una vera e propria “pulizia etnica”, ossia “genocidio” con complicità e connivenza dei governi occidentali. Non è in discussione in “credito” dato alla Palestina, ma il “credito” che è stato indebitamente concesso alla “stato ebraico di Israele”. Per avere la misura della oggettività di ciò che dico basta attenersi ai numeri: nel 1861 su 369.000 abitanti della Palestina storica gli ebrei autoctoni erano appena 13.000 pari al 3,5% del totale. L’immigrazione sionista dall’Europa orientale comincia dal 1882. Questa immigrazione era tenuta sotto controllo dal governo ottomano e nel 1915 la percentale ebraica, composta da autoctoni ed immigrati, sale 5,4 per cento del totale di 722.103. Con il mandato britannico vi è una massiccia immigrazione ebraica con il chiaro intento di spodestare la popolazione palestinese locale, che non potendone più nel 1936-39 diede luogo alla “grande rivolta araba” che fu repressa nel sangue, decimando quella classe dirigente di cui il popolo palestinese avrebbe avuto bisogno nel 1948, quando vi fu la grande pulizia etnica della Palestina, lungamente premeditata e descritta da Ilan Pappe nel suo libro, ma già nota ad ogni bambino palestinese. Solo nel 1948 con la grande pulizia etnica di 750.000 palestinesi pari al 50 % della popolazione palestinese di allora e con la distruzione della metà dei villaggi palestinesi gli ebrei poterono finalmente raggiungere il loro grande ed agognato obiettivo politico: diventare maggioranza in Palestina… Devo continuare? Quindi, non il “credito” dato alla Palestina, che non ne ha bisogno, ma il credito e la copertura data allo “stato ebraico di Israele”. I 100 deputato coprono questo “misfatto” della nostra epoca e non hanno nessuna legittimità proprio a partire dall’art 11 della Costituzione, che Lor Signori oltre che tradire non dimostrano neppure di conoscere in tutte le sue implicazioni.

  5. per anonimo delle 17,48
    Guardi che sostanzialmente Lei ha ragione. Il punto è che l’evolversi degli eventi, nella nostra più ampia storia, non ha mai tenuto in debito conto le ragioni, ma unicamente la forza con cui ci si proclama vincitori. A tutt’oggi, siano come siano andate le cose, esiste un “ordine” in quella parte geografica che nessuno ha seriamente volontà di mettere in discussione; e badi bene non per motivi etici od umanitari che siano, bensì esclusivamente economici o a questi ultimi indissolubilmente legati. E la Siria con quei quasi cinquantamila morti ammazzati, insegna. Ed anche il genocidio degli armeni (non bazzecole) a quasi un secolo di distanza, non ha avuto il conforto postumo di una qualsiasi voce del “civile” occidente. Ma torniamo a quella “giustezza” che Le ha messo sensatamente la penna in mano. Dare un assenso, significa anche garantirsi che tale mossa produca un qualche minimo risultato (in senso lato) e che altrettanto, sempre in senso ampio, si sia disposti, da parte palestinese, a capire l’importanza del “si” europeo, anche se con defezioni di grosso calibro. Questa è la semplice sostanza alla quale alludevo nell’articolo. Stia bene e voglia prendere nota delle mie giustificazioni ed anche scuse per non aver correlato il si europeo di cui sopra alle vicende palestinesi del secolo scorso, di ben più ampia portata.

  6. Mi era sembrato giusto dare
    Mi era sembrato giusto dare una risposta all’Anonimo delle 17,48 come in effetti ho fatto: però non la vedo. Grazie e cordiali saluti

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