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Calendario e mancato buon senso

Centri commerciali, la beffa delle chiusure festive e prefestive in un mese in cui quasi ogni giorno è festa

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Vatti a fidare del governo. Vatti a fidare delle misure imposte “per salvare il Natale”. Vai a ordinare (pagando) la merce per il tuo negozio che si trova dentro un centro commerciale confidando di poter recuperare durante le feste una parte degli incassi perduti dall’inizio dell’emergenza. Soprattutto, vatti a illudere che chi è incaricato di prendere decisioni vitali per l’economia reale del nostro Paese sia in grado di consultare un calendario e di rendersi conto delle conseguenze delle proprie scelte…

Parliamo oggi di un caso emblematico: quello, appunto, degli esercizi che si trovano all’interno di centri commerciali, gallerie e strutture similari. Il Dpcm dei primi di novembre, istitutivo delle “zone a colori”, aveva previsto che dappertutto queste attività – salvo che vendano beni di prima necessità – dovessero restare chiuse nei giorni festivi e prefestivi. Sostanzialmente nei fine settimana, per evitare – questa la motivazione addotta – il rischio di calche e assembramenti.

Il Dpcm successivo, quello cosiddetto “di Natale”, ha reiterato la stessa disposizione. Senza calcolare, evidentemente, che tra sabati, domeniche, festivi vari infrasettimanali e relativi prefestivi, fino all’Epifania i giorni di apertura si riducono ad appena dodici. Un massacro, se a ciò si aggiunge il rischio di ingenerare disaffezione nei clienti a causa dell’incertezza e il danno collaterale della reperibilità di molte merci in altre strutture, che magari logisticamente sono simili a un centro commerciale ma legittimamente possono lavorare in quanto catalogate nel commercio di prima necessità.

Insomma, una misura restrittiva già difficile da reggere in periodi ordinari, come quella delle chiusure nei festivi e prefestivi, diviene addirittura paradossale in un periodo come quello delle festività natalizie, nel quale è sufficiente gettare l’occhio su un’agenda per rendersi conto della quantità di date colorate di rosso. Tutto ciò a fronte di spese che corrono invariate e, come già detto, di merce già ordinata e acquistata quando il governo dava rassicurazioni sul periodo natalizio.

Una situazione dura per tutti ma che diventa insostenibile in territori come quelli terremotati, dove le imprese, le partite Iva e i lavoratori per ripartire hanno compiuto grandi sacrifici e ora rischiano di vederli irrimediabilmente compromessi per una situazione che non hanno in alcun modo contribuito a determinare. Eppure basterebbe un po’ di buon senso. O almeno saper leggere un calendario.

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