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Crisi del centrodestra

Centrodestra, c’eravamo tanto amati! Almeno ora non pestiamoci i piedi

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Per chi si definiva ancora di « centro destra » e auspicava un sintesi tra le sensibilità dei tre partiti, Lega, Fdi e Forza Italia, la sua fine non è una buona notizia. Sì perché dobbiamo riconoscerlo: non basta firmare assieme una mozione di sfiducia o trovare un accordo (sempre più difficile per altro) per candidati comuni alle amministrative per certificare l’esistenza in vita del centrodestra.

Mai morte per altro fu più lunga. L’agonia, anzi il primo infarto, venne nel 2011, poi miracolosamente qualcosa si ricostruì nel 2013 e tenne fino al 2018. Dopo le elezioni però, un nuovo infarto, con la Lega a varare il governo con i 5 stelle – una decisione che la storia forse giudicherà un errore strategico. Nonostante per più di un anno Forza Italia e Fdi fossero stati all’opposizione, con il governo Conte II si ebbe un nuovo miracolo, il centro destra unito e compatto. Ma, sarà che i miracoli, soprattutto in politica, sono rarissimi, e due ravvicinati ancor più, sarà che l’unità era più di facciata che effettiva, con la pandemie c’est tout fini.

In realtà le ragioni che avevano tenuto coeso un centro destra dal 1994 (con l’interruzione 1995-1998) erano già saltate nel 2011 e ciò che era seguito andava da considerarsi solo normale tendenza del ceto politico all’auto-conservazione, assieme ai residui paretiani: che possono restare sul campo molti anni, a meno che non arrivi un choc a spazzarli. La pandemia è questo choc.

Agli storici ricostruire le ragioni che hanno portato alla fine del centro-destra nel 2011. Ci limitiamo a annotare che esso era fondato su tre capisaldi: un leader carismatico fondativo nel senso di creatore dell’alleanza, un blocco sociale (lavoratori autonomi del nord più parte di impiego pubblico del centro sud) e un’idea di Italia.

Dopo il 2011 tutti e tre gli elementi si sono a poco a poco indeboliti. Berlusconi è rimasto in un ruolo indubbiamente importante ma solo all’interno del proprio partito, mentre altri leader sono emersi, a cominciare da Salvini che però non poteva fregiarsi dello status di fondatore. Il blocco sociale è stato spazzato via dalla Grande Recessione del 2008 e dai suoi effetti, L’idea di Italia infine si è scomposta in due, se non in tre. D’altra

parte, se guardiamo ai partiti conservatori europei e nord americani, vediamo che quasi tutti (tranne i tedeschi) sono oggi irriconoscibili rispetto a come erano nell’età della Grande Illusione, tra il 1989 e la Grande Recessione: quella in cui il centro destra è nato e cresciuto. Finita l’età della Grande Illusione, non poteva certo continuare ad esistere il centro destra che ne era figlio.

Allora tutti in ordine sparso, uno con Conte, un altro con Draghi e un altro all’opposizione comunque? Non esageriamo. Un conto è ammettere che l’unità organica ed automatica non esista più, un altro concedere il grande favore alla sinistra e allo stato profondo italiano di assicurare loro il governo del paese per minimo dieci anni. Dei tre elementi, leadership, blocco sociale e idea di Italia, il secondo esiste già, è il blocco dei produttori che va dagli imprenditori ai commercianti ai professioni agli autonomi agli operai. Solo i tre partiti della attuale opposizione possono rappresentarlo.

L’idea d’Italia per ora è invece piuttosto divergente, come si vede sulla questione del Mes: l’eurofilia di Forza Italia, a fronte di tutto quello che l’eurocrazia ha combinato a Berlusconi da sempre e a fronte di una Ue in decomposizione, appare qualcosa di molto simile alla sindrome di Stoccolma. Ma se la decomposizione europea proseguirà, e a nostro avviso non potrà che proseguire, si imporrà ancora di più l’idea di Italia «sovranista» o , per dire meglio « nazional conservatrice».

Infine il leader: con la crisi pandemica si è aperta la gara tra Salvini e Meloni, bisogna riconoscerlo. E la competizione tra leadership può far saltare in aria qualsiasi progetto politico, come tutti ricordano con il caso Fini. Ci auguriamo che buon senso e condivisione di un’idea comune evitino sfracelli.

Ma allora esiste una idea comune: più che un’idea è un idem sentire, qualcosa a metà tra il sentimentale e l’emotivo, che si innalza soprattutto dagli elettori Per non sprecarlo, quello che fu il centro destra deve ricostruire un’alleanza, magari attorno a un contratto breve ed efficace. Ben sapendo che dovrà essere un’alleanza plurale, in cui nessuno potrà porre veti e in cui le idee e le sensibilità dei più piccoli saranno necessarie tanto quanto quelle dei grandi. Se Salvini, Meloni e Berlusconi ci riusciranno, qualche speranza ci rimane. Altrimenti sinistra post catto comunista e stato profondo distruggeranno, questa volta per sempre, la nazione italiana.

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