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Colpo d'ala

Centrodestra, la sindrome dell’autosufficienza genera mostri

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La scelta delle candidature per le prossime elezioni, a partire dalla individuazione dei candidati sindaci di Roma e Milano, rappresenta un banco di prova determinante per il futuro del centrodestra. Il risultato delle ultime Regionali, e ancora più la batosta subita ai ballottaggi, hanno inciso, sulla pur mutevole pietra del panorama politico italiano, una lezione chiara. Il centrodestra a tre gambe, o per meglio dire (visto il cupio dissolvi di Forza Italia) a due gambe e mezzo, non può credersi autosufficiente davanti all’obiettivo di superare l’asse Pd-5 Stelle.

La presunta autosufficienza sovranista Lega-Fdi, peraltro in evidente competizione interna, mitigata debolmente da quel che resta del partito di Berlusconi, appare infatti destinata a schiantarsi sul muro di un bacino elettorale che in questa formazione non si sente rappresentato. Due marce, più una ridotta, non bastano insomma al motore del centrodestra per sperare di affrontare le salite in vista e superare per primo il traguardo delle prossime sfide elettorali. Non bastano perchè la coperta corta e sbilanciata in senso identitario lascia orfana una vasta popolazione di elettori i quali inevitabilmente verrebbero attratti da soluzioni diverse, magari propaggini di un Pd allargato. E’ il caso della candidatura di Calenda a Roma, ancora non benedetta dal Pd, ma comunque in orbita centrosinistra, un centrosinistra che – a partire dall’alleanza coi 5 Stelle – ha capito benissimo che per vincere bisogna allargarsi e includere. Ebbene, il centrosinistra lo ha capito, viceversa i primi segnali che il centrodestra ha dato dopo le Regionali non sembrano andare in questa direzione. Da parte dei leader di Fdi e Lega si continua col vecchio schema dei vertici a tre, escludendo le altre forze politiche che – anche sulle ceneri di Forza Italia – stanno cercando di coinvolgere l’elettorato liberale e moderato.

Il problema è duplice: da una parte l’inevitabile fibrillazione delle forze politiche cosiddette minori (ma che ad esempio in Liguria hanno dimostrato di non essere affatto marginali), dall’altra l’incapacità di sostenere uno sforzo di immaginazione necessario per provare a vincere. Problemi che hanno conseguenze pratiche e immediate: in Liguria ad esempio Toti nel formare la giunta dovrà decidere se accogliere o meno le richieste di Forza Italia nonostante lo scarso risultato ottenuto dagli Azzurri, ovvio che in un quadro di collaborazione nazionale questa sinergia regionale avrebbe un senso, differentemente la strada sarebbe impervia. D’altra parte, sul fronte del colpo d’ala, senza contributi esterni e chiudendo le porte a forze fresche e innovative, il mare del centrodestra rischia di trasformarsi in un lago dalla cui evaporazione possono nascere idee, come la candidatura di Giletti a Roma, che di geniale hanno solo la componente irrazionale.

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1 COMMENT

  1. A creare un “gran serraglio” ci ha già pensato abbondantemente la sinistra ma questo non esclude che il centrodestra si debba dare una bella ripulita cominciando proprio fa F.I. e Lega. Prima di proporsi a governare bisognerebbe essere capaci di amministrare se stessi (come partito) e non vedere solo gli interessi personali di cui si potrebbe beneficiare.

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