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Cercasi presidente on line

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La Casa Bianca stavolta è a portata di mouse. Nel 2000 destò scalpore la notizia che il candidato repubblicano John McCain era riuscito a raccogliere via Internet 6 milioni di dollari per la sua campagna elettorale. Quattro anni dopo, l’ex governatore del Vermont, Howard Dean, ha puntato tutto su Internet e, almeno nella prima fase della corsa alla nomination Democratica, la strategia si è rivelata particolarmente efficace.

Non sorprende più di tanto, dunque, se nelle presidenziali del 2008 la Rete avrà un ruolo fondamentale, forse addirittura decisivo. Il peso crescente di Internet sulle dinamiche della politica americana deriva innanzitutto da un fattore tecnologico: nelle case degli americani sono sempre più diffuse le connessioni veloci, che permettono di scaricare filmati senza le difficoltà e lungaggini di un tempo. La data simbolo di questo nuovo trend è stata il 20 gennaio scorso: quel giorno Hillary Clinton ha ufficializzato la sua candidatura non attraverso una dichiarazione televisiva, ma con un videoclip scaricabile dal suo sito web. D’altro canto, già prima della sua discesa in campo, il candidato repubblicano Mitt Romney aveva creato un sito su cui poter visionare video che spiegassero la posizione dell’ex governatore del Massachusetts sui temi forti della politica nazionale. In tale contesto, risultano particolarmente interessanti i dati emersi in un sondaggio pubblicato, nei giorni scorsi, da Burst Media. Secondo la ricerca, un quarto degli elettori americani considera Internet lo strumento migliore per conoscere le posizioni dei candidati, superando così anche la Tv ferma al 21 per cento. Dallo studio, che ha interessato 2100 navigatori, risulta che il 20 per cento degli elettori ha già visitato il sito web dei candidati. Più del 50 per cento degli intervistati, inoltre, dichiara che vedrà spot elettorali via Internet. Infine, almeno un quarto dei potenziali elettori si dice intenzionato a scaricare file podcast elettorali.

Il web, tuttavia, non si afferma solo come strumento di comunicazione ed interrelazione tra candidati ed elettori. Sempre più evidente è l’utilizzo che ne viene fatto per raccogliere fondi. Significativo quanto sta succedendo nel campo Democratico. Nel primo trimestre di campagna elettorale, Hillary Clinton ha incassato complessivamente 26 milioni di dollari, uno più del suo diretto avversario Barack Obama. Ma il senatore afroamericano ha raccolto 6,9 milioni di dollari on line, ben 2,7 più della senatrice di New York. Guardando più a fondo il dato sociologico, emerge che mentre HillaryClinton.com attrae grossi finanziatori, il sito di Obama è molto più visitato dai giovani. Il 33 per cento dei frequentatori di BarackObama.com ha meno di 35 anni; solo il 19 per cento, invece, clicca il sito web della ex first Lady. Per Joe Trippi, già manager della campagna di Howard Dean, Obama potrà trarre notevoli vantaggi dal puntare su Internet perché è in questo ambito che ha la possibilità di connettersi con l’elettorato giovane.

La politica mette dunque le mani su Internet, simbolo di libertà in questo inizio di XXI secolo? Secondo Lee Gomes del Wall Street Journal il rischio c’è: i candidati alla Casa Bianca starebbero invadendo il web cambiandone anche la natura. Un tempo, ha notato Gomes, i bloggers erano sinonimo di libertà, di spirito critico. Oggi, invece, i blog vengono cooptati dalle macchine elettorali che ne fanno un mezzo per raggiungere un pubblico che prima sfuggiva. D’altronde, fa notare il giornalista del WSJ, anche i grandi protagonisti della Rete come Google e YouTube hanno capito che la campagna presidenziale può rappresentare un business molto remunerativo ed hanno iniziato ad offrire spazi ad hoc ai candidati. Non tutti concordano però sulla forza del web nel determinare i destini delle presidenziali del 2008. Howard Fineman del settimanale Newsweek cita due dati: l’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione di Bush è stato visto in tv da 42 milioni di americani, una cifra irraggiungibile con i mezzi offerti dal web; i fondi raccolti (anche attraverso Internet) non verranno spesi in banner, ma per trasmettere spot televisivi che restano lo strumento privilegiato di pubblicità elettorale. Concorda il premio Pulitzer, Clarence Page, per il quale i media cambiano, ma il gioco rimane lo stesso. Page cita il rettore della scuola di giornalismo alla Columbia University, Nicholas Lemann, che contesta l’affermazione secondo cui i bloggers avrebbero permesso a un numero infinito di persone di diventare giornalisti. La maggioranza di ciò che postano, infatti, sarebbe, secondo Lemann, tratto dai vecchi media tradizionali. Resta però il fatto che, come ha evidenziato un sondaggio del Pew Research, la maggioranza degli elettori tra i 18 e i 24 anni tende ad informarsi sempre più attraverso le comunità on line quali MySpace e Facebook, mentre snobba la carta stampata e i tele e radiogiornali. Insomma, non è detto che in un futuro neanche troppo lontano, siano le autostrade digitali a condurre a Pennsylvania Avenue.

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