Home News Che cosa cambia punto per punto

Che cosa cambia punto per punto

0
76

L’abolizione del valore legale del titolo di studio, il ripristino della vecchia libera docenza, l’equiparazione tra università pubbliche e università private, purché accreditate, l’incentivazione al finanziamento privato, un sistema di valutazione che permetta agli studenti di conoscere, e quindi poter scegliere, l’università migliore. Sono solo alcuni dei provvedimenti adottati nella legge sulla riforma dell’università presentata al Senato da Gaetano Quagliariello. Secondo il responsabile della cultura di Forza Italia, che in questo caso indossa soprattutto la veste di professore universitario, l’università italiana deve cambiare rotta. Deve diventare più moderna e competitiva, aprirsi alla concorrenza e alla selezione. “Abbiamo di fronte lo scenario sconfortante di istituzioni sotto-finanziate, antiquate e super burocratizzate – sostiene Quagliariello – che stanno penalizzando le generazioni di oggi e rischiano di rovinare le generazioni future; che producono pochi laureati e spesso con competenze sorpassate, la cui formazione personale non trova corrispondenza con le esigenze del mondo del lavoro. Il modello da perseguire deve essere in grado di coniugare competitività, alto livello nella qualità degli studi, flessibilità e attenzione alle esigenze del mercato”.

Per raggiungere questi obiettivi, sono molti i provvedimenti messi in campo dalla legge. Innanzi tutto un nuovo modo di concepire l’autonomia dell’università, che per anni è stata solo sulla carta e mai davvero realizzata. Le università devono, entro certi limiti che è il ministero a stabilire, poter decidere che cosa insegnare e a chi, predisporre numeri chiusi nelle facoltà eccessivamente congestionate e incentivare le iscrizioni a quelle ritenute strategicamente rilevanti per lo sviluppo del paese. Possono decidere quante tasse far pagare agli studenti, chi deve insegnare e in quali corsi e come ripartire le funzioni degli organi dell’università. Insomma, le università devono diventare istituzioni davvero dotate di vita autonoma, nei confronti delle quali il ministero può e deve svolgere esclusivamente funzioni di controllo e garanzia.

Ma di che controllo e di quale garanzia si tratta? Nell’ambito di un sistema che per la prima volta equipara il pubblico al privato, ponendoli su un piano di parità, al ministero viene attribuito il compito di accreditare le nuove strutture universitarie e di sottoporre ad una rigida valutazione quelle esistenti. Il tutto secondo criteri oggettivi di riferimento e con un Comitato di garanzia che supporta (e controlla) il ministro. In sostanza: o si rispettano i parametri ministeriali o le università vengono declassate. Ed ecco il punto che non mancherà di suscitare polemica tra gli addetti ai lavori: una classifica vera e propria ripartirà le università italiane secondo tre fasce di merito. Una ripartizione che consentirà di individuare le migliori offerte formative presenti sul mercato e darà la possibilità agli studenti (e quindi alle famiglie) di scegliere ciò che è meglio, secondo un principio di qualità dell’offerta.

Questi temi non sono certo nuovi al dibattito sul mondo accademico, che nel nostro paese coinvolge sempre (e troppo) solo coloro che vivono all’interno dell’università. Su questa piattaforma programmatica negli ultimi anni è stata condotta dallo stesso Quagliariello e da altri undici accademici italiani, appartenenti alle più disparate aree politiche, una vera e propria battaglia di valori, che culminava, così come il disegno di legge presentato al Senato, nell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Qualche mese è orami passato e quelle che sembravano essere grandi dichiarazioni di intenti, peraltro condivise dalla maggior parte di coloro che lavorano all’interno dell’università, hanno trovato una espressione legislativa.

“E’ ormai poco più di un luogo comune – scrive Quagliariello – il concetto per il quale nessun paese possa immaginare un futuro di sviluppo materiale e civile senza puntare su un sistema d’istruzione superiore aperto e competitivo. E la circostanza per la quale nessun paese economicamente sviluppato possa sopravvivere a due lustri di università scadente rappresenta, purtroppo, l’altra faccia della stessa verità. Negli ultimi cinque anni negli atenei qualcosa si è mosso. Si è trattato però solo di un inizio cui va dato seguito senza più perdere del tempo prezioso”.  (c.v.)

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here