Che fine ha fatto Massimo D’Alema?

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Che fine ha fatto Massimo D’Alema?

09 Luglio 2008

In tutta questa insana vicenda, che vede la straordinaria convergenza tra l’interesse personale di Silvio Berlusconi e l’interrese nazionale degli italiani, scontrarsi con l’indomita gogna mediatico-giudiziaria che a furor di girotondi si ostina ad ostacolare la normalizzazione del Paese, una domanda sorge spontanea: che fine ha fatto Massimo D’Alema?  

E già, quanto scaltri e impuniti sono questi ex rivoluzionari per gioco con la puzza sotto al naso e le scarpe fatte a mano inaciditi dal fallimento! Un caro amico recentemente mi ha richiamato alla memoria il professor Pastorelli, che in una delle sue magnifiche lectio universitarie sottolineava, con quel pizzico d’inevitabile cinismo che lo contraddistingueva, come nella storia i comunisti abbiano sempre fatto ricorso all’arma impropria della magistratura. Dopo la seconda guerra mondiale, le condanne ad personam per aver collaborato col nazismo servirono a spazzar via i nemici del popolo e a impadronirsi del potere nei paesi dell’Europa orientale. Così il Pci-Pds si è servito di Tangentopoli per far fuori i suoi più acerrimi nemici e superare la convetio ad excludendum. Ma tra la gioiosa macchina da guerra e Palazzo Chigi si mise di mezzo la Provvidenza: con la discesa in campo del noto imprenditore televisivo brianzolo, prese allora piede l’ossessione virtuale del Regime.

Com’è andato a finire il primo round ce lo spiega a chiare lettere Michael Ledeen nel suo Machiavelli on Modern Leadership:

“Il più grande pericolo per Berlusconi proveniva dalla Magistratura, lo strumento di distruzione dei vecchi partiti politici e dei loro alleati. Molti giudici non facevano segreto delle loro alleanze politiche a sinistra e centro-sinistra; tali giudici, inoltre, non celavano l’antipatia per Berlusconi e il suo movimento: Machiavelli gli era ben noto. Utilizzarono spietatamente la detenzione preventiva per estorcere confessioni contro i loro bersagli. Degli innocenti vennero trattenuti in carcere per mesi senza essere alla fine incolpati di nulla e venne detto loro che sarebbero stati rilasciati solo se avessero dato ai giudici delle informazioni che avrebbero permesso l’avvio di azioni legali contro politici in voga e uomini d’affari. E’ ovvio che se ai giudici fosse stata data questa possibilità, gli stessi metodi sarebbero stati usati contro Berlusconi e i suoi alleati. Di conseguenza, nel 1995 il governo Berlusconi introdusse una legislazione che limitasse l’uso preventivo della detenzione e allineasse la legislazione vigente con quella vigore nel resto d’Europa. I nemici di Berlusconi, comprendendo che questa era una prova di forza cruciale, riempirono le piazze con centinaia di migliaia di dimostranti, e una larga fetta dei media denunciò le nuove leggi e ne domandò l’abrogazione. Questa battaglia fu determinante nel bilanciamento del potere interno in Italia per una generazione di politici. Sotto assedio politico, Berlusconi fece marcia indietro e la legislazione proposta fu abrogata. Poco tempo dopo, in occasione di un importante summit in Italia, Berlusconi fu pubblicamente informato di essere indagato per corruzione. Nei mesi seguenti, il suo prestigio decadde a poco a poco, e alla fine fu costretto a ritirarsi. La magistratura, che aveva vinto, non fu inflessibile solo con Berlusconi, suo fratello e le alte sfere del suo impero. Gli stessi metodi vennero adottati per neutralizzare altri eventuali oppositori del nuovo governo di centro-sinistra, i cui leader erano invariabilmente risparmiati da ognuno degli ordini giudiziari che regolarmente colpivano l’opposizione”.

Dopo di che venne il ribaltone. Un’operazione di mero potere totalmente al di fuori di ogni logica democratica e di minima correttezza politico-istituzionale. Ma si sa, contro lo spauracchio del Regime del ricco borghese capitalista che possiede addirittura tre televisioni tutto è lecito. Una nuova resistenza contro la marcia del nuovo Duce vedeva impegnato il Pci-Pds-Ds.

E di lì venne poi l’unica merchant bank dove non si parla l’inglese, e la velleità di dirigere da Palazzo Chigi il capitalismo parastatale italiano con la madre di tutte le scalate, in combutta con la razza padana e la cricca della finanza chic. Poco male se il nano malefico vedeva la fine della traversata nel deserto: l’ultimo dei togliattiani lasciava sì il tanto agognato governo, ma con una barca di consolazione in più.

E dopo la barca venne la banca. Mentre al caimano mancava la forza per sferrare l’attacco risolutivo alla magistratura (presunta) democratica, l’arma impropria si rivelava a doppio taglio. Ed ecco le intercettazioni impazzite, quell’"abbiamo una banca" condannato duramente dagli opportunisti di turno della questione morale, e un gip femmina alle calcagna che aveva già dato sufficiente prova d’indipendenza giudiziaria con iniziative degne di far scattare l’allarme per la sicurezza nazionale.

Ma la legge del contrappasso in Italia non vale per i comunisti, che per le loro azioni continuano a non pagare: è bastato il compagno G, che ha fatto finta di pagare per tutti. La tecnica è la stessa, come ai bei tempi dell’Unione Sovietica. Senza raccogliere il guanto di sfida, dall’alto del suo pericoloso scranno alla Farnesina, la Forleo è stata esasperata al punto giusto, tanto da farla passare letteralmente per pazza: un favore certo non gratuito da parte degli amici insediati al Csm, mentre paradossalmente giungeva pure la solidarietà del Caimano, che si illudeva di aver finalmente trovato nel Pci-Pds-Ds, approdato nel frattempo  sui lidi ameni del Pd, quella sponda che dai tempi della bicamerale aveva tanto invano cercato per porre fine al governo improprio dei magistrati.

E ora che per vincere la guerra contro la mostruosa anomalia giudiziaria italiana, all’odiato Caimano non basta l’essersi finalmente liberato di quella zavorra peggio democristiana che è il partitucolo del delfino bello di Arnaldo Forlani, da Massimo D’Alema neppure un cenno, neppure sul provvedimento sulle intercettazioni che lo riguarda direttamente. Solo qualche conato di bile, trame proporzionalistiche di potere personale in comunella proprio coi resistenti del consociativismo centrista e l’ennesimo parto malsano, guarda caso Red.  Meglio tenerseli buoni i magistrati, dovesse Bruxelles dire di sì alla richiesta di utilizzare le intercettazioni che lo vedono protagonista nel processo Bnl-Unipol…