Che fine hanno fatto i socialisti francesi?

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Che fine hanno fatto i socialisti francesi?

27 Novembre 2007

intervista di Lucia Bonfreschi e Christine Vodovar a Marc Lazar

Nel momento in cui la Francia è paralizzata da scioperi e
proteste è opportuno fare il punto della situazione politica dell’opposizione a
Sarkozy, partendo dal presupposto che la costruzione di un’alternativa
credibile alla maggioranza in carica è fondamentale per il funzionamento di una
democrazia moderna.

Ne parliamo con Marc Lazar, professore a Sciences-Po
e visiting professor alla Luiss, noto storico e sociologo del socialismo e del
comunismo francese ed italiano.

Lei ha detto e scritto che Ségolène Royal è stata
una novità per la sinistra francese almeno altrettanto significativa di quanto
lo è stato Sarkozy per la destra. Quali ne sono i motivi?

Credo che nella candidatura di Segolène vi fossero elementi
di novità a diversi livelli. Innanzi tutto, vi era un elemento di novità nella
procedura di designazione all’interno del Partito socialista, non perché vi
fossero le primarie che erano già state utilizzate in diverse altre occasioni,
ma soprattutto perché lei ha vinto grazie al suo rapporto con l’opinione
pubblica attraverso i sondaggi. Il PS, come gli altri partiti, è molto legato
alla trasformazione della democrazia che, in Francia come molti altri paesi,
sta evolvendo verso la democrazia del pubblico. Royal ha avuto la capacità di
vincere all’interno del suo partito grazie a questo rapporto col pubblico
contro avversari a volte sicuramente più competenti di lei e soprattutto più
navigati in quanto dirigenti del PS, come Fabius e Strauss-Kahn.

Un secondo elemento di novità è il fatto che Royal ha
cercato di inventare altre cose all’interno del Partito socialista: ha voluto
allargare i confini del partito organizzando forme di dibattito con la gente
che prefigurano una sorta di democrazia partecipativa. Si può discutere il
contenuto di questa democrazia partecipativa, ma la candidata socialista
cercava in tal modo di rispondere alla crisi della democrazia che è molto forte
in Francia come in Italia.

Ha funzionato questo tentativo della Royal?

Ha funzionato in un primo tempo, nel senso che la candidata
socialista è riuscita ad allargare i confini di un partito che è molto chiuso
in se stesso. Ha funzionato anche perché ha cercato di riallacciare il rapporto
con alcune persone che erano fuori del partito.

Non ha funzionato da un altro punto di vista. Royal si è
presentata a questi forum come espressione della gente. Questa è la principale
differenza con Sarkozy, che si è presentato dicendo “io ho soluzioni, faccio
un’offerta chiara a voi che ne avete bisogno, io mi presento come l’attore
politico per eccellenza”; al contrario lei si è presentata dicendo “non ho
soluzioni, vi ascolto”. Entrambi gli atteggiamenti sono un po’ demagogici, ma
quello di Segolène si è rivelato fallimentare.

Un terzo aspetto molto importante è che Royal ha infranto
molti tabù della sinistra francese. Ha introdotto nel dibattito, sia durante le
primarie sia durante la campagna presidenziale anche se in modo molto
improvvisato, alcuni argomenti che sono al centro dei dibattiti in tutta la
sinistra europea: il problema della sicurezza, il problema dell%27economia e
delle imprese, quello delle 35 ore lavorative, il ripensamento del rapporto con
la pubblica amministrazione, il problema delle alleanze politiche con il centro.

Questi sono gli elementi di novità, portati avanti però in
modo molto improvvisato. Ciò dimostra due grandi debolezze: quella della stessa
Royal innanzi tutto, che non era certo preparata per la campagna presidenziale
e ancor meno per assumere le funzioni di presidente della Repubblica, a
differenza del suo rivale, Nicolas Sarkozy, che si era preparato da molto
tempo, che aveva moltiplicato le convention del suo partito su numerosi
argomenti, che è riuscito trasmettere all’opinione pubblica l’immagine della
sua competenza e preparazione. La seconda debolezza strutturale è quella del
Partito socialista, che è sicuramente il partito più grigio e gracile tutta la
sinistra europea, per tanti versi il più arcaico. Queste due debolezze, unite
al fatto che il candidato dell’UMP ha una grandissima capacità politica,
spiegano il risultato.

Eppure Ségolène è quasi scomparsa dalla scena
politica… Secondo lei, Royal riuscirà ad affermarsi anche in futuro?

Premetto che il mio è il punto di vista di un osservatore esterno,
che non tifa per alcun leader in particolare. È necessario notare che Royal è
sicuramente in una posizione indebolita, soprattutto perché se ne stanno
andando molti degli iscritti che erano stati attirati dalla sua candidatura.
L’anno scorso vi era la possibilità di iscriversi al PS per 20 euro per votare
alle primarie e molti lo fecero proprio per votare Segolène. Molti di loro si
stanno nuovamente allontanando dal PS.

Inoltre, Royal è indebolita dai suoi stessi errori
all’interno del partito: ha esitato a prendere la direzione del partito dopo la
sconfitta, non si presenta alle riunioni, non costruisce la sua corrente. Nella
battaglia interna è in una posizione difficile e si è formata una coalizione
contro di lei. Tuttavia, presso l’opinione pubblica, nonostante la perdita dei
consensi, rimane una delle personalità della sinistra più gradite. Inoltre, ha
riscosso molto successo presso alcune categorie che sono fondamentali per il
partito socialista: le classi popolari e i giovani.

Uno dei principali problemi del PS è trovare un
leader che sia anche un candidato alle presidenziali…

In effetti, il PS dovrà trovare una soluzione ad uno dei
suoi principali problemi: trovare un leader per rispondere alla tendenza
crescente verso il bipartitismo del sistema politico francese. La questione
della leadership socialista non è solo un problema di persone. Non si è ancora
deciso se il prossimo segretario del partito sarà anche il candidato alle
future presidenziali. Neanche i principali interessati sanno come verrà sciolto
questo nodo: per esempio, non sappiamo se Segolène voglia ottenere subito la
segreteria del partito per essere la candidata naturale fra cinque anni con il
rischio di usura della sua immagine, o se preferisce lasciare ad altri la
poltrona del partito…

A mio parere Royal ha ancora numerosi vantaggi sugli altri
pretendenti e non vedo molti altri concorrenti. Quindi, se impara, se ha la
capacità di costruirsi come personalità che dura nel tempo, se ha la capacità
di elaborare la sua visione ed il suo progetto, non è detto che Royal scompare
dalla scena, soprattutto perché non vedo molti avversari all’interno del
partito.

Strauss-Kahn, sicuramente il più intelligente ed il più
forte (però ha già perso la battaglia interna lo scorso anno), se n’è andato,
ha accettato di andare a dirigere il FMI. È molto difficile per lui riuscir e a
tornare fra cinque anni e riuscire ad imporsi come candidato per le
presidenziali, tanto più che per tutta la parte della sinistra classica il FMI
è il simbolo del neoliberismo che essa combatte. Fabius è minoritario
all’interno del partito. Rimane, si dice, il sindaco di Parigi, Bertrand
Delanoë. Vedremo che risultato avrà alle elezioni municipali di marzo 2008. Una
volta riottenuta l’elezione, cosa in effetti probabile, Delanoë dovrà
trasformarsi da sindaco di Parigi a candidato nazionale alla presidenza della
Repubblica. È vero che vi è un precedente classico, quello di Chirac, ma a
differenza di quest’ultimo Delanoë non ha alcuna esperienza governativa, ha
alcuni handicap personali … insomma la sua strada è in salita.

Le novità introdotte dalla Royal, per esempio
l’apertura al centro di Bayrou, sono legate alla sua persona e alla sua
strategia e quindi, nel caso lei venga messa da parte, saranno accantonate con lei
oppure sono “passate” nel partito?

Royal ha infranto moltissimi tabù del partito socialista,
anche se, ancora una volta, con estrema improvvisazione. Il problema è sapere
se il PS cambierà o sta cambiando sui punti che lei ha indicato e anche su
tanti altri: l’Europa, il tema della globalizzazione, il rapporto con
l’individualismo, la prospettiva dei socialisti, propria di tanti altri in
Europa, del “pessimismo sociale” e l’incapacità di saper cogliere le
opportunità del mondo di oggi per crescere così come hanno fatto, almeno per
prendere il potere, Berlusconi e Sarkozy.

Per il momento alla sua domanda non si può
rispondere, il PS ha l’encefalogramma piatto, è incapace di fare un’analisi
seria della sua sconfitta, di capire il fenomeno Sarkozy e di aprire nuove
prospettive. Il partito socialista sta aspettando per il momento che le
proteste sociali di questi giorni lo riportino in gioco e che la popolarità del
presidente della Repubblica cali, cosa che sicuramente si sta già verificando,
nella prospettiva delle prossime elezioni amministrative (marzo 2008). I
socialisti in Francia sono sempre stati soggetti a due spinte: la tentazione di
subire fascino della sinistra radicale da un lato, la disponibilità al
cambiamento e alla modernizzazione. Se le cose andranno come vanno normalmente
nel PS, gli argomenti che dividono saranno accantonati, si ritroveranno sui
buoni risultati delle elezioni amministrative e continueranno la loro politica
dello struzzo, nonostante i tentativi di alcuni protagonisti dentro il partito
come Manuel Valls, sindaco di Evry (comune vicino a Parigi) o di Aurélie
Filipetti, neo-eletta della Lorena.
Non so se le iniziative intuitive della Royal possano
diventare un cambiamento profondo e serio dell’identità e del programma del
partito socialista. Per il momento ho molti dubbi.

Lei sostiene la tesi, che è anche di Grunberg e
Haegel, che il sistema politico francese si sia avviato verso il bipartitismo.
Questo sembra evidente a destra, un po’ meno a sinistra…

%0D

Nel libro che ho appena curato per Il Mulino con Gianfranco
Baldini (La Francia di Sarkozy) parliamo di un “bipartitismo
imperfetto”: nella storia della V Repubblica mai come oggi il PS è stato
dominante elettoralmente e politicamente all’interno della sinistra. Quella del
2007 è stata una grande sconfitta per la sinistra comunista e radicale. Questa
è la tendenza di fondo. Eppure, vi è un paradosso socialista. Nonostante
quest’egemonia a livello politico, il PS ha due grandi debolezze: dal
dopoguerra ad oggi mai la sinistra nel suo complesso aveva raggiunto risultati
così bassi, risultati che portano anche a chiedersi se vi possa essere un
futuro vincente per la sinistra in Francia. Inoltre, il dominio a livello
politico del PS non si accompagna a un’emancipazione culturale dalla sinistra
radicale, problema classico del partito socialista.

Il sistema bipartitico è dunque imperfetto perché
la sinistra è ad un livello molto basso e l’UMP è dominante. Le aperture di
Sarkozy (che devono essere distinte dall’apertura programmatica, in quanto non
vi è stato un’apertura al PS, ma solo a singole personalità) contribuiscono ad
accrescere le difficoltà dei socialisti. Sarkozy può approfittare per molti
anni di questo squilibrio a favore della destra e del suo partito.

A che punto sono le alleanze all’interno della sinistra per le prossime
elezioni amministrative?

Si presenteranno con l’accordo classico dell’unione delle
sinistre. I partiti di sinistra hanno fatto numerose riunioni, ma non riescono
a sciogliere il nodo del rapporto con il partito centrista di Bayrou. Allo
stesso tempo è vero che Bayrou non vuole fare accordi con il PS. Questo rifiuto
del centro di andare verso una soluzione “all’italiana” di un centro-sinistra e
la riluttanza del partito socialista ad andare verso il centro aggravano il
problema delle alleanze del PS.

La strategia di Bayrou è un po’ miope…

Più che miope direi suicida! Bayrou continua a sostenere la
propria logica dell’affermazione di un centro autonomo dalla destra e dalla
sinistra, nella convinzione che l’elezione presidenziale è al centro del
sistema politico francese. Lui si prepara alle prossime elezioni del 2012 nella
scommessa che l’UMP e Sarkozy conosceranno una forte crisi e che la sinistra
non riuscirà ad offrire un’alternativa credibile a causa della sua crisi
programmatica, strategica e di leadership. Se si guarda il sito del suo
partito, il MoDem, è tutto un giubilo per il calo di popolarità del presidente
della Repubblica.

Tuttavia, credo che dopo cinque anni di “traversata del
deserto”, sarà molto difficile per Bayrou trovare spazi per la propria
candidatura di “salvatore della patria”. Questa è la sua strategia,
estremamente rischiosa e centrata sulla sua persona, basata però sulla giusta
intuizione che l’elezione presidenziale è la “madre di tutte le elezioni”.