Che ne sarà di me e Mario quando la Salerno-Reggio sarà finalmente finita?

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Che ne sarà di me e Mario quando la Salerno-Reggio sarà finalmente finita?

10 Agosto 2009

Stamattina ci siamo svegliati presto. E quando dico presto, intendo veramente presto!

Alle 6 e 35 eravamo già in macchina, direzione Sicilia.

Finestrini abbassati, fresca brezza mattutina e poca voglia di parlare da parte di entrambi.

Sarà stato il risveglio prima dell’alba, il pensiero delle molte ore in macchina da affrontare, la discussione su Berlusconi della sera prima, (ma io dico, pure in vacanza ci dobbiamo portare la politica, gli scandali e i patatrac? Che palle… ) ma per quasi due ore non abbiamo spiccicato parola.

Meno male che l’autoradio canta sempre e comunque.

Verso le otto mi sono voltata verso il mio amore, comodamente appollaiato sul sedile del passeggero, e gli ho detto semplicemente: “Buongiorno”.

Lui mi ha sorriso, si è stropicciato un po’ gli occhi, ha finto uno sbadiglio e mi ha risposto: “Dormito bene, ciccia?”.

Lo adoro.

E’ stato un secondo risveglio. Da lì in poi il viaggio è proseguito liscio.

Abbiamo cantato, fatto coreografie tipo quelle del nuoto sincronizzato sfruttando al meglio interminabili minuti di coda in prossimità dell’uscita di Napoli e fantasticato su tutto quello che avremmo fatto, visto e mangiato in vacanza. Con le fantasie sul cibo, Mario è imbattibile.

Prima della Salerno – Reggio Calabria gli ho ceduto più che volentieri il timone.

Interminabili lavori in corso, terreno da pista da cross, rallentamenti, code, slalom, dribbling.

Non è un’autostrada, è un videogioco.

Mancano solo gli alieni che scendono dall’alto e ti sparano i raggi laser.

Ho letto da qualche parte che avrebbe dovuta essere terminata nel 2008. Direi che non è andata proprio così e come minimo la data prevista di fine lavori dev’essere slittata al 2015.

Mi chiedo cosa accadrà a me e Mario da qui al 2015. Magari saremo sposati e con una bimba…

Scuoto la testa e penso che è più probabile che per quella data finiscano realmente ‘sta “benedetta” autostrada.

A Villa San Giovanni ci imbarchiamo per Messina sulla Caronte, nave traghettatrice di migliaia di anime vacanziere in bermuda e canottiere incollate alla schiena.

Sono quasi le 17, il sole è caldissimo, sul ponte ci facciamo schiaffeggiare i capelli dal vento. Immancabile la scena alla Titanic. Io come Rose, ma un po’ meno formosa, Mario come Jack, ma un po’ più rotondetto.

Braccia aperte, sguardo al mare.

“Ti fidi di me?”.

Scattiamo in questa posa la nostra prima foto di viaggio, un autoscatto che ci ritrae sorridenti, innamorati e decisamente spettinati.

Ora è finalmente vacanza!

Nessun iceberg interrompe il nostro cammino, attracchiamo in Sicilia, riprendo in mano il volante del nostro vascello a quattro ruote e proseguiamo, vele spiegate, verso Acireale.

Una volta lì decidiamo di cercare la pensioncina carina e a conduzione familiare di cui mi aveva parlato una cliente prima di partire, ma la cosa si rivela ben presto più complicata del previsto. Senza il navigatore e con l’aria condizionata spenta perché entrambi abbiamo un inizio di mal di testa e la cervicale urlante, il nervoso, la stanchezza e il caldo torrido della città iniziano a farsi sentire. Come se non bastasse non ho visto uno stop e per poco un’auto non ci ha presi in pieno.

Mario, al limite della sopportazione, mi ha supplicato di accostare.

Decidiamo di chiedere aiuto a qualcuno del posto. Avviene così il nostro primo contatto con la sicilianità. Chiedo ad un ragazzo in scooter se sa darmi indicazioni per la pensione Jolanda.

“Sì, ve le so dari, ma è lunga da spiegari. Megghiu se mi seguite, faccimmu prima!”.

Dopo nemmeno cinque minuti siamo davanti alla porta della pensione. Salutiamo il ragazzo con un cenno della mano e dei sorrisi colmi di gratitudine.

Sento già un profondo amore verso i siciliani.

Entriamo, entrambi preoccupati dall’opzione “Giuseppe e Maria”, ovvero quella del “non c’è posto per voi”. Invece, quasi a sorpresa, il posto c’è.

“Una doppia con bagno in camera e letti separati ma che se vi serve si possono avvicinare.” A dircelo è una ragazzina appena adolescente, però bella come la Bellucci.

“Li avvicineremo”, rispondo io sorridendo. “La prendiamo.”

“Ok. Un documentu. Vi chiamo mio padri così vi porta su” ci dice girandosi verso una porta che dà verso chissà dove e iniziando a urlare a squarciagola: “Papiiiiiii!”

Per un momento penso che sarà Berlusconi, bandana munito, ad accompagnarci in stanza ma non lo dico a Mario per non fomentarlo. Arriva invece un signore un po’ tarchiato, coi baffi e di pochissime parole. La stanza è davvero carina.

Ci tuffiamo su un letto. Inizio a coccolare il mio Mario, mi scuso per il quasi incidente di poco prima, gli sussurro parole d’amore e gli prometto faville.

Cinque minuti dopo dormiamo come dei bambini.

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