Che ridicola la moda della politica francese di attaccare i ricchi

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Che ridicola la moda della politica francese di attaccare i ricchi

06 Aprile 2012

In alcuni Paesi d’Europa che si proclamano socialmente avanzati si vuole il libero mercato, ma si pratica il libero odio verso “il ricco”. Qualcuno ritorna addirittura sulla strada della vecchia utopia egualitaria comunista (Melenchon, candidato del fronte della sinistra nelle elezioni presidenziali francesi, stimato oggi ad un 15% nelle intenzioni di voto, chiede che la forbice dei “guadagni” sia tra 1 e 10; il più del “massimo”, pari a 360 mila euro annui, dovrà essere confiscato). Altri vogliono vivere in sistemi liberali con economie di mercato e pretendono il posto di lavoro per tutti , punendo anche la ricchezza del guadagno di intrapresa. Si tratta insomma di volere il capitalismo e il comunismo assieme.

Mussolini teorizzò il corporativismo, per darsi una filosofia politica diversa da capitalismo e comunismo. Di fatto, creò solo una giustificazione al proprio potere assoluto. Le socialdemocrazie “nordiche” cercarono di mitigare, attraverso lo Stato, gli eccessi “liberali” del mercato capitalistico, e di fatto, riuscirono a tracciare modelli di società sulla base dei quali, in gran parte, stiamo vivendo tuttora in Occidente. Ma le vecchie ideologie liberiste o marxiste ogni tanto riaffiorano, attraverso principi politici, demagogici, populisti e il più delle volte elettoralistici.

E’ un pò quello che sta succedendo nella melanconica campagna presidenziale francese. In sostanza, non ci sono programmi veri a confronto. Ci sono idee buttate lì, spesso tirate fuori dal sacco dei ricordi ideologici e delle nostalgie nazionalistiche. L’ultima proposta è proprio quella di dare addosso ai “ricchi”. Tra i candidati c’ è solo differenza nella quantità di botte da dar loro. Ma picchiare sui “ricchi”, nella Francia popolare e borghese, fa consenso, porta voti. La traduzione in pratica del principio anti-ricco sarà altra cosa.

Nel motto repubblicano “liberté, egalité , fraternité”, ci sono parole che possono voler dire tutto e il suo contrario; lasciano aperta la porta al comunismo “sartriano” e anche al capitalismo liberista; quindi, nella Francia attuale, nazionale, europea e mondializzata, il motto repubblicano ormai è solo un’antica bandiera, esposta a tutti i venti. Dopo le elezioni i “ricchi” in Francia continueranno ad esserci, trattandosi oltretutto di un Paese ricco e perciò pieno di ricchi…naturali.

I candidati-presidenti fanno finta di indignarsi sugli stipendi o liquidazioni milionari di alcuni imprenditori o super-managers. Sembrano ignorare che il cantante francese preferito dal popolo, Johnny Hallyday, ha preso residenza in Svizzera (come una miriade di altri ex francesi); che il principato di Monaco è… in Francia. Come Andorra, o il Lussemburgo, o il Liechtenstein. O il mondo intero, ormai tutto a portata di mano, di portafoglio e di affari. Il mercato libero prevede la concorrenza, e la gente va là dove la porta il cuore, ma anche l’interesse.

Quindi il populismo va bene in campagna elettorale, ma l’eccesso di populismo può diventare imbarazzante per chi lo pratica. Se non ridicolo, quando non si riesce neppure a distinguere la parte recitata dalla realtà. Dire stupidaggini è sempre possibile, ma crederci può diventare anche patetico (e questo sembra il caso di alcuni dei candidati-presidenti in Francia). Proprio un geografo francese, Alfred Sauvy, definì sottosviluppati “coloro che hanno tutte le voglie dei ricchi e tutti i mezzi dei poveri”: ecco la campagna elettorale francese sta diventando sempre più un confronto intellettualmente “sottosviluppato”. Peccato!