Che tempistica perfetta: Obama in tv, un terrorista pakistano in manette
28 Ottobre 2010
L’arresto di Ahmed, il terrorista di origini pakistane, cittadino americano, che si preparava a far esplodere delle bombe nell’area di Washington, è certamente un segnale pericoloso visto che con lui arriva a 63 il numero di americani accusati di aver tramato contro l’America. Nello stesso tempo però è un’operazione su cui, in un certo senso, dovremmo interrogarci eticamente e moralmente.
Quella dell’FBI è stata una "sting operation", una stangata, come il titolo del celebre film con la coppia Newman/Redford. Gli agenti dell’FBI, fingendosi membri di Al Qaeda, hanno incontrato a più riprese Ahmed in anonime stanze di hotel dalla primaversa scorsa ad oggi, ascoltandolo e parlandoci. Ad ogni meeting, l’uomo diventava più pericoloso e feroce, almeno nei suoi intenti. Prima ha portato con sé delle foto di potenziali obiettivi, poi è arrivato a minacciare di colpire la metropolitana, mostrando agli agenti dei diagrammi con il numero di morti che avrebbe potuto mietere con un tot di esplosivo. Alla fine è stato arrestato, rischia 50 anni di carcere, e le autorità fanno sapere che durante l’intera operazione i cittadini americani non hanno mai corso alcun rischio.
Ora, sul fatto che Washington non abbia rischiato nulla andiamoci piano. "Imboccare" un matto che crede alla storia delle 72 vergini, anche se si tratta di una operazione a fin di bene e che serve a sventare una minaccia, è sempre molto pericoloso. Che sarebbe accaduto se Ahmed si fosse accorto di essere sotto controllo riuscendo a far perdere le sue tracce? L’abilità dell’FBI nel condurre l’operazione non si discute, visto il risultato, ma non dimentichiamo che siamo davanti a dei terroristi e quindi va considerato l’imprevisto, lo scarto, l’incognita che non ti aspetti e magari paghi a caro prezzo.
L’altro argomento su cui dovremmo riflettere è il senso stesso della "sting operation", il valore etico di una azione di polizia del genere, che da un punto di vista giudiziario varia da Paese a Paese. Gli Stati Uniti ne hanno fatto logicamente grande uso nella lotta ad Al Qaeda, ma ci sono nazioni come la Svezia o l’Olanda che tendono a limitare azioni repressive come questa. Moralmente, come possiamo giudicare un poliziotto che acquista, vende o fa uso di droga per incastrare degli spacciatori? Che effetto potrebbero aver avuto su Ahmed le conversazioni con quelli che credeva i suoi sodali? Quanto può essersi sentito importante e al centro di una rete internazionale del terrore il 34enne pakistano, un uomo sposato, che i vicini descrivono fra il solitario e l’amichevole?
Con questo non vogliamo dire che Ahmed è un buontempone, ma va comunque considerata quella dimensione da "precrimine" – come l’ha battezzata lo scrittore Philiph K. Dick – che si traduce nelle cosiddette "PsyOp", Psycological Operations. Se andiamo a rileggerci qualche manuale del ramo, in Rete ne abbiamo trovato uno redatto da una coppia di Colonnelli dell’Usaf, l’incipit suona più o meno così: "Se il tuo avversario ha un temperamento collerico, cerca di irritarlo. Se è arrogante, prova ad incoraggiare il suo egotismo…". Sarebbe interessante, dunque, scoprire quali tecniche ha utilizzato l’FBI durante gli incontri e quanto tutto questo abbia contribuito ad islamizzare Ahmed più di quanto non lo fosse già. E’ un dubbio, non una certezza, ma forse certe domande è il caso di farsele.
Proprio mentre il Presidente Obama va in tv (inseguito dai sondaggi delle midterm che danno il più grande risultato di cittadini "disaffezionati" dalla politica da quando Clinton perse la maggioranza al Congresso), a dire che va tutto bene, che lui ha tirato fuori l’America dalla crisi, eccetera eccetera, arriva questo arresto spettacolare, salutato con successo dai media, un nuovo potenziale 11 Settembre sventato dall’amministrazione democratica. Se poi l’arrestato è anche un pakistano-americano, e si sa quanto sia sotto pressione Islamabad in questo momento – accusata di dare ospitalità a Bin Laden e di non voler collaborare nel processo di pace con i Talebani -, be’, a voler seguire gli incubi di Philiph Dick la tempistica della stangata qualche brivido lo mette.
