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Divise calpestate

Chi aggredisce una divisa aggredisce lo Stato

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Secondo un report dell’Osservatorio ASAPS, sono 2.682 le aggressioni fisiche agli agenti sulle strade, più di 7 al giorno, una ogni 3 ore e mezzo. Il 48,3% delle aggressioni vedono protagonisti gli stranieri. Un vero massacro che si consuma nel silenzio assordante delle istituzioni, non solo nelle strade ma anche tra le mura degli istituti di pena.

In questo momento le mafie si stanno facendo beffe dello Stato. Quello che avviene nelle carceri italiane non è frutto dell’emergenza Covid ma è un problema atavico legato al nostro ordinamento penitenziario, incapace di dare risposte concrete al sovraffollamento che in Italia raggiunge una media del 130 per cento. Un dato drammatico a cui corrisponde una grave carenza di organico degli agenti di polizia penitenziaria, costretti a compiere il loro dovere senza adeguate dotazioni e con stipendi da fame. Il match tra questi elementi è l’annuncio della tempesta perfetta che consegna le carceri nelle mani della criminalità organizzata.

Sette anni dopo avere inaugurato il Piano Carceri, salutato come la panacea di tutti i mali, la situazione è ancora più insostenibile e le rivolte dei giorni scorsi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sono il segnale che si è superato il limite della tollerabilità. I buoni propositi di dare attuazione a un progetto per l’edilizia penitenziaria con la realizzazione di nuove strutture, l’ampliamento e l’ammodernamento delle attuali, sono rimasti lettera morta. Solo molto fumo e niente arrosto. Appaiono lontanissimi i tempi in cui il ministro Bonafede dall’opposizione chiedeva soluzioni forti. Oggi che è al governo, infatti, è sempre più spettatore impassibile, dalle scarcerazioni dei boss allo scandalo che ha travolto la magistratura. Ma certo è più facile criticare che proporre, demolire piuttosto che costruire, ce ne rendiamo conto.

In questo scenario, ciò che più colpisce però non è tanto l’inadeguatezza del Guardasigilli ma l’approccio culturale con il quale si guarda ai servitori dello Stato. Non che la legge non debba essere uguale per tutti ma addirittura che le vittime passino da carnefici, è una lettura di una sinistra radical chic che dovrebbe indignare tutti gli italiani che hanno a cuore la sicurezza e la giustizia. Davanti a giorni di ordinaria follia come quelli appena trascorsi, non si può fare finta di niente. Agli assurdi processi di piazza o ai procedimenti giudiziari e disciplinari ai danni degli agenti, bisogna rispondere con l’inasprimento dell’ordinamento a tutela delle Forze dell’Ordine, riaffermando la presunzione di legittimità dei comportamenti in caso di violenze da parte dei detenuti e introducendo l’utilizzo del teaser. Solo così si evitano in eventuali colluttazioni, i contatti diretti con i detenuti con il rischio per gli agenti di essere esposti a richieste di risarcimento. Anche il reato di tortura è un regalo ai delinquenti che non ci possiamo più permettere perché mina il rapporto di fiducia tra i cittadini e le Forze dell’Ordine, aprendo la strada a facili strumentalizzazioni. Ci manca pure il danno oltre la beffa. Chi aggredisce una divisa aggredisce lo Stato, le sue leggi e le sue istituzioni.

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