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L'insostenibile 'Dalli a Marchionne!'

Chi considera la Fiat un aguzzino, ha mai visitato Pomigliano?

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L’ultimo capitolo del tormentone Fiat è noto: una Corte d’Appello ha confermato il giudizio di primo grado imponendo al Lingotto di prendere in carico 19 lavoratori iscritti alla Fiom allo scopo di riequilibrare, con un primo intervento (il Lingotto dovrà assumerne, a regime, 146), la composizione, sul piano dell’appartenenza sindacale, dell’organico dello stabilimento Giovambattista Vico.

L’azienda è pronta ad eseguire la sentenza (non può fare altrimenti anche se il caso è veramente singolare) ma ha avviato una procedura di mobilità per altri 19 dipendenti da svolgersi entro in termine dei 45 giorni previsti dalla legge. Apriti cielo: siamo tornati al tempo del <dalli a Marchionne!>.

Subito si è riaperto nel confronti della Fiat il solito clima di aggressione da parte dei media, dei sindacati e dei partiti, tutti protesi a denunciare l’azienda di comportamento antisindacale, come se non ci fosse neppure bisogno di attendere una pronunzia giudiziale, dal momento che i giudici fino ad ora si sono pronunciati soltanto sul caso Pomigliano. Tutti sappiamo che negli stabilimenti italiani della Fiat è in corso, da anni, una guerra combattuta con ogni mezzo a disposizione.

La Fiom, non avendo né la forza né il senso di responsabilità per risolvere, nelle sedi proprie, un conflitto nato in sede sindacale, ha intrapreso una vera e propria offensiva giudiziaria contro il Lingotto, il quale reagisce come gli è consentito dalla legge, visto che non gli si può negare un elementare diritto alla difesa nei confronti di un avversario implacabile che agisce sempre meno come un sindacato e sempre più come un movimento politico che vuole diventare il punto di riferimento della sinistra più radicale e <gruppettara>.

Così, nessuno può sostenere, ad esempio, che sia illegittimo il ricorso all’articolo 19 dello statuto dei lavoratori per quanto riguarda il riconoscimento delle rappresentanze sindacali aziendali o che consista in una violazione di legge dare corso ad una procedura di mobilità se un imprevisto determina, in un’organizzazione produttiva, un incremento non previsto degli organici. Sarebbe opportuno che tutti coloro che stigmatizzano la linea di condotta di Sergio Marchionne, arrivando semplicisticamente alla conclusione che si tratti di un comportamento antisindacale, riflettessero su taluni aspetti di indubbio valore giuridico.

Immaginiamo che un’amministrazione pubblica bandisca un concorso per l’assunzione di dieci persone, espletato il quale sia formulata la graduatoria dei vincitori e degli idonei. Supponiamo che l’undicesimo nella graduatoria ricorra al Tar, prima e al Consiglio di Stato, poi, il quale, finalmente, gli dia ragione e certifichi che il decimo posto in graduatoria spettava a lui. L’amministrazione, magari a distanza di mesi se non di anni, è tenuta ad assumerlo in sostituzione dell’altro, il quale purtroppo perde il posto; evita soltanto di dover restituire le retribuzioni percepite perché comunque ha svolto, in via di fatto, la prestazione. Si dirà che l’esempio non è calzante nel mondo privato, dove non si accede per concorso ai sensi della Carta Costituzionale. Bene. Parliamo, allora, di licenziamenti collettivi nel comparto privato.

L’azienda che ha l’esigenza di ridurre il personale deve seguire una procedura – dapprima prevista da un accordo interconfederale poi rivisitata dalla legge n.223 del 1991 – consistente in un esame congiunto in sede intersindacale che può concludersi con un accordo e con un verbale di mancato accordo, in seguito al quale le parti riprendono la loro libertà d’azione. L’azienda può ricorrere ai licenziamenti ma è tenuta a rispettare taluni criteri di scelta dei c.d. esuberi, la cui violazione può essere impugnata ai sensi dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Anche in questo caso i dipendenti in grado di dimostrare che i criteri di individuazione non sono stati rispettati per quanto li riguarda vengono reintegrati nel posto di lavoro. Secondo una giurisprudenza consolidata, tuttavia, il datore può licenziare al loro posto altri lavoratori in conformità con i criteri previsti, senza che l’iniziativa dia luogo, di per sé, ad un comportamento antisindacale.

Insomma, nessun giudice fino ad ora si era intromesso in una materia delicata, di esclusiva pertinenza dell’azienda, come quella di stabilire l’organico di uno stabilimento. Ma, poi, quelli che trattano la Fiat come un aguzzino, che l’accusano di discriminazione sindacale e soprattutto di non effettuare gli investimenti promessi, hanno mai visitato lo stabilimento Giovambattista Vico? Almeno facciano lo sforzo di leggere il servizio di Diodato Pirone de Il Messaggero (‘Partecipazione e fatica calcolata on line: così si lavora nella fabbrica laboratorio’ apparso sul quotidiano del 3 novembre scorso) che racconta come stanno davvero le cose a Pomigliano d’Arco. Lo sanno gli italiani che il 7 novembre quello stabilimento sarà premiato come la migliore fabbrica europea dalla rivista ingegneristica tedesca AutoProduktion?

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3 COMMENTS

  1. Ma che sanno gli
    Ma che sanno gli italiani….Sentono più che altro la voce fuori dal mondo della cgil,del governo che non ha capito,del lavoratore che si lamenta,e non si capisce con che coraggio,vista la situazione e la regione in cui vive,del livoroso della valle,che voleva tanto essere nei salotti buoni e da cui è uscito perché non lo filavano.Quello che scandalizza,da sempre,con l’indifferenza di tutti,sindacati per primi,è la differenza di trattamento fra gli addetti alle grandi imprese e gli altri.Cig,di vario tipo,mobilità,accompagnamento alla pensione.Agli altri 8 mesi di indennità di disoccupazione,se ne hanno diritto,e stop.E se hanno una certa età,disoccupati a vita.E se non avranno almeno 20 anni di contributi,nulla.Lo stato gli confisca i contributi versati.Un furto scandaloso,anche questo con l’approvazione di tutti,sindacati per primi.

  2. CHI E’ AGUZZINO?
    Chi è aguzzino?

    La Fiat vorrebbe produrre automobili e ne produrrebbe tante se tanti acquistassero automobili. Dal momento che oggi pochi acquistano automobili Fiat produce meno automobili. Mi sembra ovvio, no?
    Perchè pochi acquistano automobili oggi?
    Perchè c’è la crisi.
    Perchè Fiat produce molte auto fuori dall’Italia?
    Fiat produce molte auto fuori dall’Italia perchè produrle in Italia costa molto e se le producesse tutte in Italia non le venderebbe proprio perchè costerebbero troppo.
    Dunque il problema Fiat in realtà è solo un aspetto del problema Italia: l’alto costo del lavoro, determinato anche dalle molte ore di sciopero che in italia ogni anno si portano via ore e ore di lavoro.
    Dunque la colpa è della Fiat?
    La Fiat avrà anche le sue colpe, nessuno è senza peccato, ma anche lo Stato e i sindacati hanno le loro colpe.
    Lo Stato ha le sue colpe perchè non vuole, anzi non ha mai fatto nulla, per ridurre il costo del lavoro con una politica fiscale un po’ più lungimirante e i sindacati non hanno mai fatto nulla per far andare d’accordo padroni e operai.
    Perchè i sindacati non vogliono che operai e padroni vadano d’accordo?
    Perchè ragionano secondo le tesi e le antitesi di Marx-Engels secondo cui solo con il conflitto tra tesi e antitesi, cui segue una sintesi che a sua volta diventa nuova tesi, in un processo filosofico infinito, la società socialista perfetta si costruisce. Perchè solo con il conflitto il movimento procede dal momento che il fine è nulla e il movimento è tutto come Marx insegnava e dunque come i sindacati vogliono.
    Dunque non può esserci accordo fra Fiat e Fiom, altrimenti la lotta di classe, che deve portarci verso la società socialista perfetta, che non esiste e che irrangiungibile come la carota dell’asino, si ferma e il sindacato muore e i sindacalisti non portano più a casa i loro lauti guadagni.
    Ai sindacati interessa il bene degli operai? No, ai sindacati non interessa affatto il bene degli operai, a loro interessa solo che continuino gli scioperi e la lotta di classe e che gli animi degli operai siano sempre più pieni di astio verso i dirigenti dell’industria altrimenti loro sparirebbero.
    E lo Stato?
    lo Stato è stato succube per decenni del Partito Comunista Italiano che era in Italia la realtà che doveva far incarnare nella politica il pensiero di Marx-Engels e che oggi in qualche modo sopravvive anche se in maniera occulta e che alimenta sempre il pensiero sindacalista.
    Ai sindacati non piace una società dove padroni ed operai vanno d’amore e d’accordo, padroni che riconoscono agli operai la giusta mercede, diversamente non possono più far scioperare ed essere ben in vista e diventare importanti. Così il pensiero marxista muore e i sindacalisti non possono più guadagnare.
    Dunque i sindacati operano affinchè gli operai guadagnino poco e alimentino di povertà il proletariato e il sottoproletariato. Come? Creando condizioni di crisi economiche continue, cavalcando le crisi mondiali con gli scioperi e con una politica fiscale anti-industriale.
    Anzi, più il popolo diventa massa e più diventa sottoproletariato meno pensa e più lotta, più lotta e sciopera più il conflitto sociale cresce, più cresce il conflitto sociale e più loro sono importanti e il marxismo procede nel suo inutile esistere e loro, i sindacalisti, si fanno ricchi.
    A proposito, l’unica realtà indenne da controlli fiscali – chissà come mai – in Italia è proprio quella sindacale. Eppure, ne sono certo, se il fisco e la guardia di finanza mettessero dentro ai sindacati il naso scoprirebbero chissà che cosa, chissà quali porcherie. Perchè non mettono il naso? Lascio a voi la risposta, come lascio a voi la risposta al quesito iniziale. Chi è l’aguzzino?

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