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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Chi era mio padre, Giuseppe Ticozzelli

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Ho letto l'articolo apparso sul Vs. giornale di mercoledì 28-09-2011, "cultura" Storia del giro/ 2 Quella "matta" di Alfonsina che voleva vincere il Giro d'Italia. di Alessandro Di Giacomo. L'articolo prosegue parlando della storia della "maglia nera".

Non conosco chi abbia fornito le notizie riportate dall'articolista, ma in qualità di figlio di Giuseppe Ticozzelli intendo fornirvi notizie corrette e non dileggianti. Mio padre ha fondato la squadra di calcio dell'Alessandria F.B.C. nell'anno 1912 in qualità di giocatore, fondatore, e dirigente della stessa. Pensi correva già in bicicletta  da anni ed usava un ciclo della MAINO che regalava ai suoi clienti una maglia grigia e nacquero i "grigi." Giocò fino al 1921 nell'Alessandria e con la maglia dei grigi fu Nazionale in un amichevole giocata a Milano Italia- Francia vinta per 9 a 4 Da Alessandria a Milano andò in bici. La foto che ritrae la Nazionale italiana vede mio padre in calzoncini neri poiché aveva previsto che quelli bianchi non avrebbe potuto indossarli in quanto il suo giro coscia era di 84 cm. Passò alla Spal per tre stagioni e l'ultimo anno oltre a giocare funse da allenatore. Quindi nel Casale nei "Nero Stellati" per rimanere vicino a suo padre ammalato.

Partecipò al Giro d'Italia del 1926 da indipendente. Fece quattro tappe poi fu investito da una moto e non proseguì la corsa, ma fece un impresa in quel giro ove in una tappa  per Genova distaccò tutto il gruppo con un vantaggio di oltre un ora, ma quando si avvicinò alla prime rampe del passo del Bracco correndo da indipendente e non avendo rifornimenti si fermò in un ristorante mise il tavolo a bordo strada, mangiò e quando arrivò il gruppo salutò tutti e riprese la corsa. Questo episodio è stato trasmesso dalla televisione italiana da Sergio Zavoli negli anni 50/60 episodio raccontato allo stesso da un gruppo di lavoratori di Genova. Forse l'articolista ha parlato o sentito dire cose e fatti del tutto fantasiosi oltre che mancanti di ogni riguardo nei confronti di un uomo che per serietà, impegno e forza d'animo era secondo a nessuno. Ero ragazzino ed ho sentito con le mie orecchie il massaggiatore di Coppi dire a mio padre “ehhh... Tico in pianura non ti stava dietro neanche Girardengo”. Della "maglia nera" dubito che dopo tre tappe e l'altra interrotta sia nata la leggenda. Forse dopo alcuni anni, qualcuno ha messo insieme un po’ di fantasia. Desidero si sappia che mio padre non firmò mai il cartellino di una squadra calcistica per più di un anno. Il grande Rivera riferì in televisione di queste condizioni che mio padre poneva alle società calcistiche, quando anni fa si iniziò a discutere dei cartellini dei giocatori.

Il Vs articolista ha sbagliato persona. Mio padre ha fatto la guerra del 15-18 da ufficiale Tenente d'artiglieria da montagna con tre croci al valore ed una medaglia di bronzo. Terminato un giro del Piemonte giocò una partita. Sulla rivista Hurrà Juventus anno IV n°2 Febbraio 1966 il redattore dell'articolo Alberto Fasano scrive "desidero qui ricordare i nomi di alcuni giocatori che, a parte le personali ed indiscutibili doti di gioco e intelligenza, divennero famosi per la straordinaria potenza del loro tiro" e riporta l'episodio ove il Tico segnò un gol con un calcio di rinvio da terzino nel Casale. Dicono che detenga il primato mondiale di un gol segnato da oltre 75m. L'elenco comprende Levratto, Remondini, Monti, Rava....

Giocava con Caligaris, Rosetta, Ferraris, Baloncieri,ecc… altro che sprovveduto o sregolato. Era un sig. professionista che amava lo sport e si rammenti che in quasi 30 anni di partite non fu mai espulso né fece mai male ad alcun altro giocatore. Infine Le comunico: Giuseppe Ticozzelli nato a Castelnovetto Lomellina Prov. di Pavia il 30-04-1894.  Frequentò le scuole ad Alessandria si diplomò Geometra e Ragioniere. Altezza 1,87cm peso forma 95Kg. Accreditato sui 100 metri di 12 secondi. In salita non andava forte ,ma dicono che arrivasse sempre al traguardo, magari con il manubrio e/o le pedivelle piegate.  Si sposò nel 1921 ebbe 5 figli di cui 2 ancora viventi, che intendono non permettere che un  giornalista prenda in giro un uomo di tal fatta. Vada a vedere su internet sotto Ticozzelli e scoprirà che in Italia di Ticozzelli siamo solo in 330-340 di cui più del 50% pratica sport a livello agonistico, Caro è di razza questa passione. Potrei tediarVi con altre precisazioni, ma termino informandoVi che mio padre morì a Milano il 02-02-1962 alla Sua sepoltura parteciparono più di 1000 persone e non mancavano  con i loro gagliardetti, i tifosi giovani e vecchi dell'Alessandria, del Casale e della Spal arrivando da Ferrara, oltre ad un picchetto d'onore di 60 Alpini che rendeva omaggio ad un generale appartenente al "ruolo d'onore" quale Grand'invalido cieco di guerra.

La risposta di Alessandro Di Giacomo

Ringrazio il Signor Ticozzelli per la precisazione che ha dato modo a me e a tutti i lettori di conoscere uno spaccato di storia nazionale attraverso la vita ricca di eventi di un italiano. Nello scusarmi per l’eventuale offesa arrecata alla memoria di Suo padre le assicuro che il fine non era quello di mancare di rispetto. Al contrario, voleva essere un omaggio.

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2 COMMENTS

  1. Complimenti per il bellissimo
    Complimenti per il bellissimo articolo e per la doverosa e garbata precisazione!
    Però da valsassinese e da ufficiale di artiglieria alpina mi resta la curiosità di sapere se
    Giuseppe Ticozzelli aveva origine alla lunga da Pasturo o dalla Valsassina, dove il cognome mi pare avere il suo centro di origine e diffusione. Dalla Valsassina tante famiglie si sono create in Lomellina e nel Magentino, per l’uso nei tempi andati della transumanza: i bravi pastori e casari valsassinesi si spostavano con le mandrie dove vi era abbondanza di foraggio nella pianura. Così è avvenuto per il diffondersi di cognomi valsassinesi nella bassa Lombardia.
    Con viva cordialità
    Renato Marchi
    Pavia

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