“Chi ha devastato Roma potrebbe riprovarci. Un errore la scarcerazione”

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“Chi ha devastato Roma potrebbe riprovarci. Un errore la scarcerazione”

20 Dicembre 2010

Una critica, una preoccupazione, un auspicio. Tre chiavi che il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano usa per un’analisi a tutto tondo: dagli scontri a Roma, alla scarcerazione di 22 manifestanti, al timore che qualcuno di loro possa riprovarci mercoledì quando al Senato si voterà la riforma Gelmini, alla partita della stabilità che Berlusconi si sta giocando dopo aver incassato la fiducia alla Camera e battuto politicamente Fini.  

Onorevole Mantovano, il tribunale ha rimesso in libertà 22 dei 23 manifestati fermati dopo i fatti di Roma. Una decisione che ha sollevato polemiche, il sindaco Alemanno ha parlato di ‘assurdità’. Qual è la sua opinione?

Bisogna essere dirigenti del ministero dell’Interno o generali dei carabinieri o della finanza per essere processati o condannati dai giudici, perché se si è bravi giovani che mettono a ferro e fuoco la città è un semplice incidente di percorso. Ciò che sconcerta di questa decisione è che tutti gli arresti sono stati convalidati, il che significa che sono avvenuti nel pieno rispetto dei presupposti di legge, solo non sono state ravvisate esigenze cautelari. Se non è cambiato il mondo nel frattempo, ricordo che una delle esigenze cautelari è la reiterazione del reato e questo rischio, tenendo presente il profilo degli arrestati e le nuove proteste di piazza per il voto definitivo sulla riforma dell’università, mi pare abbastanza concreto. Come potrebbe essere concreto il rischio che qualcuno dei fermati torni a commettere reati. Se accadesse una cosa del genere, a quel punto andrebbero processati coloro che hanno deciso di rimetterli in libertà.

Qual è il profilo dei giovani fermati e come è cambiata la geografia dei gruppi che scendono in piazza per devastare le città?

Ho letto molti luoghi comuni, assolutamente incredibili il cui concentrato sta nella lettera ai ragazzi del movimento pubblicata da Repubblica a firma di un signore che si chiama Saviano e che credo sia un omonimo dello scrittore perché mentre il Saviano di Gomorra ha avuto il merito di far diventare un caso nazionale la realtà dei Casalesi descrivendola per quello che era cioè senza infingimenti, la realtà descritta dal suo omonimo non esiste. Vorrei capire chi sono i black bloc, chi sono gli infiltrati… altrimenti mostri le foto che li raffigurano. Mi domando poi che interesse avrebbe Berlusconi a delegittimare chi scende in strada se la protesta è pacifica. Stiamo parlando di governo ma vale anche per i precedenti esecutivi che hanno garantito migliaia di manifestazioni con servizi d’ordine predisposti affinchè avvenissero nella sicurezza di tutti.

Molti commentatori hanno evidenziato che certi episodi avvengono anche perché alla base c’è un disagio sociale molto forte e in alcuni casi esplode in violenza. E’ così?

Ho sentito parlare di disagio sociale e di una rabbia derivante dalla perdita di posti di lavoro e che il governo non fa nulla. Chiedo da quale posto di lavoro è stato escluso il diciassettenne filmato mentre pestava selvaggiamente un finanziere e mentre sfasciava le vetrine. Può darsi che lui stesso si sia escluso dalla scuola magari perché nel suo profilo salta fuori qualche bocciatura. L’età media degli arrestati è tra i 21 e i 22 anni escludendo il 32enne fermato, non mi pare che costoro fuoriescano da un’azienda che ha dovuto chiudere a causa della crisi.

Come è cambiata la geografia dei movimenti o dei gruppi violenti?

C’è una fascia di appartenenza di alcuni centro sociali noti del resto le mappa delle formazioni antagoniste o anarco-insurrezionaliste è nota, basta consultare il sito internet del Dis che ogni anno pubblica la relazione su questo mondo. Ma non c’è solo questo: c’è un collegamento telematico tra le realtà dei movimenti o dei gruppi perlopiù composti da giovanissimi e c’è una violenza generazionale che prescinde dall’inquadramento in un’associazione anche piccola che cerca di dire il proprio nulla sulla base dei pretesti che la cronaca quotidiana mette a disposizione: può essere il voto di sfiducia al governo o quello sulla riforma dell’università. Da questo punto di vista non trovo molte differenze tra questa frangia di giovani violenti e il fenomeno del bullismo che esiste in tante scuole italiane o all’uso marginale di cannabis e di cocaina.

Secondo lei c’è un filo che lega Genova 2001 ai fatti di questi giorni a Roma, Atene o Londra?  

E’ un altro mondo anche per la composizione della galassia dei protestatari. Sono passati dieci anni da allora e le stesse forze dell’ordine hanno metabolizzato Genova affinando il livello di professionalità e le capacità di intervento.

Ma nella guerriglia urbana a Roma c’è stata una regia o si è trattato di ‘cani sciolti?.

Non c’è stata una regia nel senso che non esiste una struttura eversiva centralizzata e organizzata. Esiste però una rete che permette di comunicare in tempo reale con tutto il mondo e fare in modo che si scatenino le stesse scene a Roma, Atene o Londra con modalità abbastanza simili.  

Mercoledì al Senato il voto definitivo sul ddl Gelmini. Vi aspettate altri blitz come quelli di una settimana fa?

La preoccupazione è forte ed è alimentata oltre che da chi protesta e lo fa in modo violento, dall’eccesso di comprensione che fa parte di alcune aree politiche.

Perché?

Quando si parla del disagio sociale, del lavoro che manca in maniera costante ed enfatizzata, si evocano tante cose che non c’entrano nulla coi giovani che hanno devastato il centro di Roma ai quali, invece, si fa sentire di non essere osteggiati, ma per assurdo compresi.

La senatrice Finocchiaro ma anche esponenti dell’Idv hanno puntato l’indice contro i cosiddetti infiltrati. C’erano o no e lei a queste accuse cosa risponde?

Sugli infiltrati hanno parlato in tanti, lo ha fatto anche Saviano. Ma come Roma 2010 non è Genova 2001, non è neppure Roma 1977, siamo lontani anni luce da Giorgiana Masi e da quel periodo. Chiedo a quanti hanno tirato fuori i cosiddetti infiltrati di dimostrare che in piazza c’era anche un solo infiltrato se con questo termine si intendono poliziotti, carabinieri, finanzieri. E a quale scopo? Creare un clima di tensione tale che il governo alla Camera riesce a ottenere la fiducia? La violenza è esplosa dopo il voto, non prima.   

Si è molto polemizzato anche sulla pistola che impugnava un finanziere.

Il finanziere aveva venti persone su di lui, gli avevano già tolto il casco, le manette, lo sfollagente. Le mani sulla pistola servivano ad evitare che venisse sottratta l’arma. Quel finanziere avrebbe potuto fare come il carabiniere a Genova dieci anni fa, ma non l’ha fatto pur nella situazione estremamente difficile in cui operavano le forze dell’ordine. Ma c’è un altro aspetto, non secondario…

Quale?

Di tutte le parole adoperate in questi giorni è mancata una sola espressione che denuncia la povertà del dibattito ed è: emergenza educativa. I fermati avevano lo zainetto sulle spalle. Chi parla da anni di questo tema si è visto precludere la possibilità di fare il discorso alla Sapienza, come accaduto a Benedetto XI, ma è un punto fondamentale sul quale riflettere. E nel capitolo emergenza educativa c’è anche il fatto di considerare la Camera e il Senato come luoghi pregiudizialmente ostili, non come luoghi in cui avviene l’esercizio della democrazia. La mancanza di un’educazione civica porta a pensare di poter violare il Senato come è accaduto, significa ritenere che cose come la scheda elettorale, il voto di rappresentanza poplare non abbiano alcun senso. E’ su questo che chi fa polemiche gratuite dovrebbe impegnarsi.

Passiamo alla politica. Cosa è  cambiato con il voto di fiducia alla Camera?

E’ cambiato che il tentativo estremo di far cadere Berlusconi è naufragato e i commenti, prima durante e dopo, sul calciomercato sottolineano la stizza di chi pensava di poter realizzare la defenestrazione del premier e invece oggi si trova defenestrato.

Adesso come andate avanti con tre voti di scarto?

Ci sono due strade che partono dal presupposto di garantire stabilità al governo in un momento complessi per la crisi dei mercati internazionali. La prima: un allargamento della maggioranza uscita dal voto alla Camera, compatibile con le nostre peculiarità e il nostro programma. In questo senso l’attenzione è rivolta all’Udc che come il Pdl aderisce al Ppe, ovviamente su base programmatica. Questa opzione non mi sembra impossibile posto che gli elementi in comune superano di gran lunga le distinzioni. La seconda: se ciò non dovesse concretizzarsi e se il percorso parlamentare dovesse risultare impossibile, la soluzione estrema è i ritorno alle urne.  

Casini, Fini e Rutelli fondano il terzo polo. Secondo lei un’operazione tattica o strategica?

Per testare la compattezza e la prospettiva del terzo polo basterebbe mettere all’ordine del giorno alla Camera il testo del testamento biologico e poi vedere cosa succede. A me sembra un’operazione esclusivamente tattica; d’altra parte le reazioni interne a quello che resta di Fli su questo avvio di accordo con Casini mi sembrano eloquenti. Viceversa, tolto il nodo sul federalismo sul quale c’è da intendersi, vorrei capire per tutto il resto quali sono le differenze tra Udc e Pdl.  

La fiducia alla Camera segna la sconfitta politica di Fini. Lei è tra i pidiellini che chiedono le dimissioni?

No, lascio le riflessione alla coscienza e al buon senso del presidente della Camera. Quanto alla sconfitta politica di Fli, ricordo che il nostro riferimento è l’elettorato di fronte al quale avevano assunto degli impegni. Le polemiche acuite dopo le regionali – ed è paradossale che sia avvenuto all’indomani della vittoria – hanno fortemente rallentato gli obiettivi. Ma tutto ciò non ha pagato chi lo ha promosso ed è l’ulteriore conferma che la coerenza con gli elettori deve essere sempre la bussola.

Che succede la prossima settimana a Montecitorio con la sfiducia a Bondi e la mozione dei finiani sulla Rai?

L’aspetto importante è l’accordo sulla riforma dell’universtià sulla quale non prevedo sorprese. Sul resto è chiaro che se hanno provato prima lo faranno ancora. Tuttavia così come l’intervento di Bocchino in aula è servito a far distaccare alcune persone di buon senso, sono certo che la guerriglia parlamentare provocherà ulteriori perdite tra i futuristi e ulteriori ripensamenti dei finiani equilibrati che esistono e sono tanti.