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L'emergenza sanitaria e quella economica

Chi salverà le Pmi?

Molte sono le angosce e le incognite che attraversano i nostri giorni. “Nulla sarà come prima” è lo slogan che da qualche settimana ritorna frequentemente. Non è ancora possibile fare previsioni ma, davanti ad un’economia già fortemente provata da una profonda crisi e da una lunghissima stagnazione, inevitabilmente bisogna tornare a ragionare sulla fragilità dell’intero sistema economico e delle istituzioni che lo governano a cominciare da quelle europee a noi più vicine.

Le prime discussioni interne alla Commissione Europea di questi giorni non fanno altro che confermare fragilità e preoccupazioni. Insistere con le sole politiche di liquidità della Banca Centrale Europea, in una situazione come questa, produrrà effetti ancora più devastanti. Scelte diverse possono e devono essere immaginate a cominciare dall’ampliamento delle garanzie di credito in modo da dare alle banche la reale possibilità di accedere a quella stessa liquidità che la più alta autorità monetaria europea sembra, almeno teoricamente, voler mettere in circolo a beneficio dell’economia reale. Invece con una mano si indica il denaro e con l’altra non si eliminano quelle barriere che ne impediscono l’uso. Qualche commentatore ha iniziato a parlare di resa definitiva del processo di integrazione europea iniziando a dubitare anche sulla tenuta dell’euro. Non è difficile, in questo scenario, immaginare quale sarà il nuovo protagonismo della Germania e il ruolo che essa assumerà diventando non più la locomotiva dell’Europa ma la locomotiva di se stessa.

Oltre alle trasformazioni dello scenario europeo, questa nuova crisi globale avrà anche un effetto di “selezione naturale” sull’intero sistema economico e produttivo. E’ probabile che si faccia strada un’ulteriore polarizzazione del mercato tra chi, grazie alle proprie dimensioni, è in grado di reggere l’urto e chi invece rischia di soccombere. Attenzione però: il rischio è che questa selezione non si basi sulla qualità ma solo e soltanto sulle dimensioni. Potremmo rapidamente assistere a concentrazioni industriali con i grandi gruppi che via via assorbono le piccole e medie industrie, quella imprenditorialità che in questi anni ha puntato tutto sulla qualità della propria produzione e sulla sostenibilità dei processi produttivi. E’ superfluo specificare che l’Italia sarebbe la prima vittima di questo combinato disposto. Se, infatti, si mettono insieme le due cose: la disgregazione dell’Europa con il protagonismo della Germania e l’assorbimento della piccola e media impresa nei grandi gruppi globali, l’economia del nostro Paese sarebbe definitivamente schiacciata con incalcolabili danni occupazionali, reddituali e sociali. Questo è lo scenario più probabile ma non tutto, però, è ancora determinato. La pandemia che ha colpito prima la Cina, poi l’Europa e ora gli Stati Uniti, sta trascinando nella recessione l’intera economia mondiale e per questo ogni equilibrio sta saltando e lo spazio per intervenire nella costruzione di un nuovo rapporto tra le potenze europee e che non sia discriminate per l’Italia è ancora ampio.

L’Italia ha un patrimonio produttivo e culturale riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Un tessuto fatto da una fitta rete di Piccole e Medie Imprese che, a partire dal dopoguerra, hanno fatto del nostro Paese una potenza industriale. Ora, per sfuggire a quella tenaglia, è il momento di difendere, favorire e investire su quella rete ricordando anche che le Banche popolari e del territorio, banche piccole e medie, diffuse capillarmente, ne sono parte integrante. Questi istituti che dovranno adeguarsi alle nuove esigenze richieste dal prossimo ciclo, giocano un ruolo decisivo per l’esistenza delle stesse PMI. La loro presenza diffusa sarà indispensabile, come è stato nel passato, per rendere rapidi, fluidi e sicuri i finanziamenti al commercio e alla produzione in forza dell’alto grado di conoscenza e di integrazione nei territori. Saranno fondamentali anche perché le grandi banche, anch’esse duramente colpite, useranno la crisi per accentuare le economie di scala già in essere abbandonando ulteriormente i territori e chiudendo altri sportelli. Un solido e ben strutturato sistema bancario basato sulla biodiversità continua a essere l’unico e concreto strumento per finanziare le imprese a cominciare dalle PMI con le banche del territorio necessari presidi contro il tentativo di accentramento del grande capitale e che con la crisi sarà ancora più forte.

*Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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