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La recensione del libro di Marino Pagano

Chiara da Montefalco, quando la santità è nel cuore

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Quando si parla di Medioevo, la nostra mente è portata a collegare questo termine con un’epoca storica obiettivamente difficile e piena di eventi non particolarmente edificanti. Ma da anni la storiografia ufficiale ha rivalutato e non poco questo periodo, gettando nuova luce su centinaia di momenti nei quali il mondo occidentale ha indubbiamente espresso vette tra le più elevate della sua storia nel campo del pensiero e della spiritualità. In questo contesto, non si può non fare riferimento a ciò che accadde tra la fine del XII secolo e tutto il XIII, quando una gran quantità di persone si avvicinò alla fede: molto spesso giovani, non di rado provenienti da famiglie benestanti. San Francesco d’Assisi rappresenta il prototipo ideale di questa nuova ondata spirituale che fece partire quella riforma dal basso della Chiesa concretizzatasi poi nella nascita di diversi ordini monastici. In questa epocale svolta un ruolo di primo piano fu giocato da donne straordinarie come, ad esempio, Santa Chiara d’Assisi o Santa Caterina da Siena ed è proprio tra la vita di queste due eminenti figure della cristianità medievale che si inserisce Santa Chiara da Montefalco. Il suo minuzioso ritratto e quello dell’Umbria di quei tempi – grande culla di fervente spiritualità – è stato realizzato da Marino Pagano nel libro “Chiara da Montefalco. Una monaca medievale dal cuore aperto”, edito da “Fede e Cultura”. In questo agile volume, l’autore ripercorre la storia di una donna la cui figura ha di volta in volta interessato studiosi, Papi e teologi (i quali non sempre hanno formulato un giudizio univoco della sua figura tanto da far slittare la sua canonizzazione al 1881, vale a dire a distanza di oltre cinquecento anni dalla sua morte). Scopriamo così la storia di una famiglia completamente votata alla religiosità, con Giovanna, sorella maggiore di Chiara, impegnata a convincere il padre benestante a stanziare dei fondi per la costruzione di un reclusorio femminile che nel giro di pochissimo tempo si ingrandì a tal punto da dover essere prima ampliato e poi trasformato in un monastero agostiniano; lo stretto rapporto di Chiara con il fratello Francesco – divenuto inquisitore francescano – e con innumerevoli grandi personalità dell’epoca, tutte attratte dalla profondità spirituale di una donna che, pur non avendo fatto dello studio la sua ragione di vita, si distingueva per la sua capacità di sostenere ardite discussioni teologiche. E’ però nelle biografie redatte dopo la morte della Santa che viene evidenziato l’elemento più conosciuto della sua storia; la devozione totale di Chiara verso il Crocifisso. Infatti, si sarebbe talmente immedesimata nei patemi sofferti da Cristo durante la Passione che, nel suo cuore, si sarebbe formata una cicatrice proprio a forma di croce, visibile ancora oggi e che le è valso l’appellativo di Santa Chiara della Croce.

Uno straordinario tuffo nel passato dunque, che consente di poterci orientare al meglio nella conoscenza di una personalità davvero unica e di un periodo che regala sempre nuovi spunti a chi vi si avvicina per la prima volta.

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