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Chiesa. Lefebvriani: il Papa ci avvicinerà al cattolicesimo

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Il motu proprio del Papa, che liberalizza l'antica messa preconciliare di San Pio V, è un “alto salto in avanti nella giusta direzione, un regalo della Grazia e noi esprimiamo a Benedetto XVI la nostra profonda gratitudine”. Queste le parole di mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità di San Pio X, della comunità lefebvriana.

L’intervista di Fellay, pubblicata dal quotidiano spagnolo La Razon, è  cura Vittorio Messori, scrittore e giornalista vicino all'Opus Dei, noto per aver intervistato due Papi e per aver spesso difeso la posizione dei tradizionalisti.

Fellay, proseguendo a commentare il documento Summorum pontificum, promulgato dal Papa nei giorni scorsi, dichiara questo è un momento storico, per i tradizionalisti legati al rito tridentino in latino. “La normalizzazione della messa – continua l’intervistato – è un atto di giustizia, è un aiuto soprannaturale straordinario in un momento grave di crisi ecclesiale”.

E, ancora, aggiunge il successore di mons. Lefebvre aggiunge: “La riaffermazione da parte del Santo Padre della continuità del Vaticano II e della messa nuova con la tradizione costante della Chiesa -dunque la negazione di una frattura che il Concilio avrebbe introdotto con i 19 secoli precedenti - ci impegna a proseguire nella discussione dottrinaria. Lex orandi, lex credendi: si crede come si prega. E ora si riconosce che, nella messa di sempre, si prega adeguatamente”

Ma il mons. Fellay, nell'intervista a Messori, va oltre il motu proprio del Pontefice: “Sì, la Provvidenza ha permesso che fossimo strumento per stimolare Roma e arrivare a questa svolta. Però siamo anche coscienti del fatto che siamo il termometro di una febbre che esige rimedi adeguati. Questo documento è una tappa fondamentale in un percorso che ora potrà essere più veloce, abbiamo speranze anche in merito alla questione della scomunica”.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata  nel 1970 dal vescovo Marcel Lefèbvre, è un movimento in contrasto con il Concilio Vaticano. Raccoglie infatti tutti coloro che condividono  le idee conservatrici e tradizionaliste del Vescovo francese e intendono conservare la Messa tridentina.  La comunità ha vissuto momenti di forte defezione con la comunione di Roma, a causa dell’atteggiamento di papa Giovanni Paolo II,  che invitò i vescovi a ricorrere esclusivamente all’uso del Messale Romano.  Questa irremovibile fermezza di Wojtyła, ha portato, nel 1988, ha uno scisma, sanzionato ufficialmente dal Papa con l’Ecclesia Dei.

È oggi comprensibile, dunque, perché l’iniziativa del successore di Wojtyla sia così gradita alla comunità. E in effetti non sembrano vani i tentativi di Benedetto XVI di riavvicinare i lefebvriani alla chiesa cattolica.

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