Chissà se grazie a Primo Levi l’Islam capirà cosa è stata la Shoah

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Chissà se grazie a Primo Levi l’Islam capirà cosa è stata la Shoah

25 Ottobre 2009

La notizia l’ha data Maurizio Molinari, il corrispondente della Stampa da New York. La "Grande Mela" ospita il simposio "New Voices on Primo Levi", con una serie di discussioni tra accademici in onore dei "90 anni" dalla nascita di Primo Levi. La chicca nel ricco cartellone di eventi della manifestazione è la presentazione della prima traduzione in arabo di "Se questo è un uomo", l’opera più celebre dello scrittore italiano scomparso nell’87. Un libro decisivo per comprendere l’universo concentrazionario del Nazismo.

Oggi, alla Casa Italiana della Cultura della New York University, ne parleranno il professor Talal Asad, lo scrittore arabo Salem Joubran (che ha tradotto "Se questo è un uomo" in arabo), il biografo di Levi Ernesto Ferrero e altri ospiti dell’intellettualità araba europea e americana, che hanno come obiettivo quello di far conoscere la Shoah al mondo musulmano. Uno dei libri-simbolo della Shoah, dunque, è pronto a entrare nel circuito librario ed editoriale di Paesi che hanno spesso ricevuto informazioni distorte a riguardo, e devono fare i conti con governi e universi culturali che – senza voler arrivare agli eccessi negazionisti dell’Iran – non sembrano bendisposti di fronte a chi cerca di far luce su cosa rappresentò il Nazismo per il popolo ebraico. Insomma, da qui a qualche mese sarebbe interessante avere informazioni più dettagliate sulle tirature, il numero di copie vendute, i canali di distribuzione attraverso cui la traduzione di Levi dovrebbe penetrare nella civiltà islamica.

Tanto più che lo scrittore italiano a suo tempo scrisse che i "fratelli" ebrei dovevano abbandonare "L’Europa delle tombe" per raggiungere "La terra dove saremo uomini tra gli altri uomini". Altrove, nelle sue pagine, Levi ci ha messo in guardia dal riemergere del nazifascismo in tempi diversi e ad ancor più diverse latitudini. Le informazioni distorte sull’Olocausto, che hanno inquinato non solo la memoria del mondo islamico ma anche quella di spezzoniper niente trascurabili della cultura occidentale (da ultimo il caso del ricercatore negazionista della Sapienza), secondo Levi erano alla base del pericoloso risorgere dell’antisemitismo (l’autore parlava di "sconoscenza").

La prima traduzione in arabo di Levi è una scommessa decisiva per comprendere se, attraverso la letteratura, i raffinati canali dell’editoria e gli scambi tra personalità e uomini di cultura provenienti da civiltà diverse, sarà possibile presentare al pubblico arabo e musulmano altri autori che hanno vissuto e raccontato la Shoah.