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Non ci provate

Chiudere senza dirlo: la tentazione per scaricare sulle attività le inadempienze del governo

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Riepilogando: come nelle ironie telematiche non è stato mancato di far notare, se crescono i contagi negli Usa, in Brasile o in Gran Bretagna è colpa di Trump, Bolsonaro e Boris Johnson, se aumentano in Francia o in Germania è colpa del coronavirus, se salgono in Italia è colpa degli italiani. Ovvio.

Senza addentrarci nella caccia al mariuolo, ed evitando in questa sede anche una analisi ragionata dei dati che vada al di là della dimensione impressionistica, una certezza c’è e non riguarda di chi sia la colpa ma chi sarà in ogni caso a pagare il conto: il sistema economico e produttivo, a cominciare dalle categorie più esposte.

Iniziamo dalle indiscrezioni che si rincorrono, da prendere con le pinze come tutte le voci (in proposito vi terremo aggiornati) ma comunque finora non smentite e dunque meritevoli di qualche considerazione. Il governo sarebbe intenzionato a imporre in tempi strettissimi una sorta di “coprifuoco” alle 22. Per quell’ora attività sprangate, locali chiusi, tutti a casa.

E’ bene chiarire subito che, fatte salve alcune zone molto circoscritte come l’Alto Adige, dove a quell’ora si è già abbondantemente digerito ed è già tanto se si è ancora svegli, imporre tale limite significa sulla gran parte del territorio italiano chiudere le attività. Non bisogna essere ristoratori di professione per capirlo. E poiché – nonostante la loro manifesta inadeguatezza – il concetto è talmente elementare che persino i nostri governanti potrebbero arrivarci, è evidente che se le decisioni finali dovessero corrispondere alle anticipazioni si tratterebbe di una furbizia da quattro soldi. Del tentativo, cioè, di imporre una sostanziale serrata senza assumersene la responsabilità e senza dover fare neanche finta di immaginare qualche forma di sgravio o di ristoro.

Non ci provate. Non ci provate perché gli italiani hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, e anche quelli più spaventati dal rischio sanitario si rendono conto del poco o nulla fatto nei mesi scorsi per mettere in sicurezza comparti nevralgici e situazioni del tutto prevedibili. Si rendono conto che mentre si dà la caccia alle cene fra amici poco o nulla si è fatto per decongestionare un trasporto pubblico che il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha avuto l’ardire di negare possa essere veicolo di contagio. Si rendono conto del poco o nulla programmato per farsi trovare pronti alla riapertura delle scuole che non era certo un evento inatteso. Si rendono conto del poco o nulla fatto per impedire che le residenze per gli anziani tornassero ad essere delle bombe virali.

Si rendono conto del poco o nulla fatto per potenziare il sistema sanitario nelle Regioni dove esso è più fragile, e anzi del tiro al piccione al quale è stato sottoposto Guido Bertolaso per aver realizzato una struttura a ciò dedicata per conto della Regione Lombardia. Sicché oggi che il tasso di sintomaticità, di ospedalizzazione e di mortalità è crollato rispetto alla scorsa primavera, si è costretti comunque a preoccuparsi perché per quanto irrisorio in termini percentuali, in caso di diffusione esponenziale del contagio il numero delle terapie intensive necessarie potrebbe in alcune aree del Paese divenire critico in termini assoluti. Eppure, mentre preconizzavano nuove ondate epidemiche e criminalizzavano la voglia di vivere degli italiani, non si capisce cosa il governo e i suoi super-commissari abbiano combinato per tenere la situazione sotto controllo in ambiti forse un po’ più problematici di una bistecca in compagnia.

Insomma, ancor più che per ciò che sta facendo, il governo dovrebbe essere messo sul banco degli imputati per ciò che non ha fatto. Con la contestazione di un’ulteriore aggravante, dal momento che ancora una volta il peso delle inadempienze verrà scaricato sulle aziende. A cominciare dalla fascia più esposta di settori che vivono di contatto con il pubblico, e a cascata su un enorme indotto.

Di fronte a tutto questo, nessun mea culpa. Anzi, la protervia di cercare di colpevolizzare gli italiani e di affrontare la situazione con la stessa serietà di Totò intento a vendere la fontana di Trevi. Dopo aver prodotto una sorta di lockdown mentale – e di conseguenza economico – grazie al clima di terrore che peraltro in molte zone ha mandato in tilt lo stesso sistema di tracciamento (il premio del mese va senza dubbio ad Andrea Crisanti, cui qualcuno dovrebbe spiegare quale effetto può produrre evocare con tanta leggerezza una chiusura per Natale), al momento il governo sembrerebbe non aver trovato nulla di meglio di una chiusura mascherata. Chiudere senza chiudere, chiudere senza dirlo, chiudere senza assumersene gli oneri.

Se ritenete di doverlo fare, togliamoci il dente e poi lasciateci vivere in pace in vista delle festività. Ma non provate a giocare con la pelle delle persone, dei lavoratori, delle imprese. Le inadempienze sono le vostre, e se comportano delle conseguenze queste siano nette e con una chiara assunzione di responsabilità.

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