Ci pensa Tonino alla Qultura con la Q maiuscola
22 Marzo 2011
di Redazione
Valori in corso. Con l’impegno italiano sul fronte libico, c’era il rischio di perdere di vista qualche simpatico "beduino" di casa nostra. Ma a colmare la lacuna ci ha pensato prontamente l’Idv. Ad assurgere agli onori (si fa per dire) della cronaca è stato innanzitutto Luigi De Magistris, che si è reso ancora una volta testimonial, involontario ma convincente come pochi, della necessità e urgenza di una riforma della Giustizia nel nostro Paese. L’ex pm con il volto da attore di fotoromanzi, infatti, ha colto "a posteriori" un altro straordinario successo professionale.
In attesa delle beghe napoletane, cioè delle liti interne al centrosinistra e della successiva campagna elettorale per la corsa a sindaco di Napoli, De Magistris aspettava un responso sulle "Toghe lucane", denominazione dell’inchiesta di cui fu artefice e promotore. Ebbene, è bastata l’udienza preliminare per giudicare "carente, lacunoso, inidoneo" il suo impianto accusatorio. Morale della favola: tutti prosciolti, tutto archiviato. Quanto basta per appiccicare l’etichetta di "patacca", o almeno di flop, a quella sortita giudiziaria. Ora De Magistris è chiamato ad esprimersi su un terreno che paradossalmente gli è forse più congeniale. La campagna elettorale a Napoli lo vedrà in prima linea e lancia in resta, solo contro tutti. Con il non trascurabile vantaggio che non ci sarà un suo collega a valutare la fondatezza e sensatezza delle tesi sostenute. E con un altro aspetto positivo: il fattore campo.
In terra partenopea uno come De Magistris non farà fatica a indossare i panni del Masaniello, sperando così di giocare in casa. E’ chiaro che, poi, il risultato dipenderà da altri fattori, ma difficilmente sarà peggiore del suo ultimo exploit giudiziario. Una cosa, comunque, è certa: il caso De Magistris rende inevitabile qualche interrogativo. Uno su tutti: mentre continuiamo ad aspettare la riforma della Giustizia e a sognare la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, non possiamo fare a meno di chiederci se esista almeno un sistema per un altro tipo di separazione tra carriere. E cioè per evitare che la carriera dei magistrati più fanatici e sbugiardati diventi un trampolino di lancio per la carriera politica.
Intanto, dal pianeta Idv rimbalzano altre notizie clamorose: lo storico Nicola Tranfaglia si è dimesso da responsabile cultura del partito. Clamorose, per la verità, non sono le dimissioni, quanto l’esistenza e la scoperta di un "responsabile cultura" nell’Italia dei Valori. Si sbagliava di grosso, dunque, chi dipingeva Di Pietro come un mite e ruspante Goebbels de noantri, uno cioè che "quando sento la parola cultura metto mano alla pistola". Il fatto è che Tonino, quando sente la parola cultura, non mette mano nemmeno al portafogli. Ed eccoti scaricato il professor Tranfaglia. Pare che sia andata così: appena terminata una dichiarazione all’Ansa contro i tagli di Tremonti alla cultura, Di Pietro ha segato l’indennità (o rimborso spese, se preferite) per Tranfaglia. Inutile dire che è finita a pesci in faccia, tra accuse di ricatti, minacce di querele, veleni sfusi e a pacchetti. Di Pietro, però, si è immediatamente premurato di rassicurare i propri elettori: ci penso io, continueremo a fare Qultura con la Q maiuscola.
(Enzo Sara)
