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“Ci sarà un nuovo partito con il nome di Alfano”

Divieto di svolta al centro. «È una grande epoca di cambiamento. O riusciamo a intercettare un po' di questo vento di cambiamento, oppure è meglio non provarci nemmeno. Il voto ideologico è finito e Matteo Renzi ha accelerato questa tendenza. Dall'altra parte c'è un fortissimo voto antagonista, che viene interpretato in modo diverso da Beppe Grillo, Lega e Fratelli d'Italia. In questo contesto, anche volendo, lo spazio per una proposta centrista non c'è e non ci sarà». La teoria inizia e finisce qui. Gaetano Quagliariello, coordinatore del Nuovo Centrodestra, in questi giorni pensa più ai dettagli tattici che alle grandi strategie.

Allora è fatta, senatore. Voi, l'Udc e i Popolari di Mario Mauro vi presenterete insieme alle Europee.

«Non è ancora fatta, l'ultima parola non è detta. Però intanto ci siamo intesi su due cose importanti. Primo: quello che dobbiamo fare insieme non è il terzo polo. Non è una "cosa centrista", anche perché il centro non esiste più. Secondo: non dobbiamo fare una "bicicletta", un escamotage elettorale che veda affiancati i cerchietti dei simboli dei due partiti».

Cosa dovete fare invece?

«Abbiamo iniziato a costruire un'area politica alternativa alla sinistra e alle forze antisistema. Siamo consapevoli che, se quest'area non si aggrega in tempi brevi, a causa dello scioglimento dell'iceberg di Forza Italia rischiamo di avere un Paese bipolare, nel quale però i poli faranno riferimento a Renzi e a Grillo, lasciando tutto il resto senza voce. Non è il bipolarismo che vogliamo noi».

Quali saranno le tappe?

«Il percorso deve iniziare mettendo insieme i gruppi parlamentari e facendo liste elettorali uniche per le Europee. Per poi, evidentemente, confluire tutti in uno stesso partito».

Quale partito?

«Non può essere simile a nessuno di quelli già nati in quest'area. Dovrà essere una cosa nuova, che fa fare un passo avanti al progetto».

Dunque presto nascerà un partito diverso, che non si chiamerà né Ncd né Ucd.

«E' molto probabile. Mi pare però chiaro che il ruolo centrale in questo processo dovranno averlo l'esperienza e la classe politica del Nuovo Centrodestra. Lo dico senza nessuna volontà annessionistica, ma semplicemente guardando alla realtà: se un simile disegno oggi è possibile è perché una classe dirigente ha avuto il coraggio di staccarsi da Forza Italia, iniziando una nuova storia con un nuovo leader, un nuovo simbolo e un nuovo nome».

Lo storico Quagliariello a quale modello si ispira?

«Se devo immaginare un percorso, anche organizzativo, lo immagino simile a quello che avvenne in Spagna dopo il tramonto di Adolfo Suárez. Si creò una federazione che poi dette vita al Partido Popular di José María Aznar e Mariano Rajoy. Partì da percentuali relativamente basse per diventare, in poco tempo, forza di maggioranza relativa e di governo».

Riuscirete a fondere i vostri gruppi parlamentari prima delle elezioni europee del 25 maggio?

«Credo proprio di sì».

E poi vi presenterete con un simbolo unico. Che simbolo sarà?

«Ci dovranno essere elementi che ricordano le forze che confluiscono nel progetto. Nessuno ha intenzione di presentarsi agli elettori con i due simboli, quello del Ncd e quello dell'Udc, racchiusi in due cerchietti appaiati».

Nel simbolo ci saranno elementi tutte le sigle, ma gli elementi propri del Ncd saranno più importanti degli altri: ho capito bene?

«Diciamo che ci sarà una prevalenza degli elementi del Ncd».

Ci sarà anche il nome di Alfano, nel simbolo.

«Certo. I progetti si costruiscono anche sulle leadership. E quella di Angelino è l'unica leadership possibile».

Perché parla di due soli simboli? Mario Mauro con i suoi Popolari per l'Italia che fine farà?

«Il progetto è aperto e inclusivo, spero proprio che ci sia anche lui. Sempre tenendo fermo il principio per cui non è un "centrino" quello che dobbiamo costruire».

Viste le ambizioni, è chiaro che il vostro vero avversario alle Europee sarà Forza Italia.

«Forza Italia non è il nostro avversario. È una calamita che ha perso forza attrattiva, che sta cedendo voti e consensi verso le proposte più estreme, Lega e Fdi. Ma c'è un altro pezzo di elettorato di Forza Italia che ha riferimenti e valori propri della tradizione liberale, cattolica, laica e riformatrice. Questi elettori devono fare una scelta: o trovano qualcuno che gli assicura la possibilità di essere antagonisti alla sinistra, e allo stesso tempo riesce a dare loro anche qualcosa di nuovo, oppure finiscono dritti nelle braccia di Renzi. La nostra grande sfida è questa».

E come se lo spiega che i voti in uscita da Forza Italia rischiano di andare a Renzi piuttosto che a voi?

«Renzi rispetto a noi ha il vantaggio di essere stato legittimato da Berlusconi, che invece nei nostri confronti ha condotto un tentativo di criminalizzazione».

Non sarà anche che l'elettore moderato e conservatore vi percepisce troppo appiattiti sul governo Renzi?

«Il governo Renzi nella sua breve vita ha mandato al diavolo la Cgil di Susanna Camusso, ha assunto posizioni sul lavoro che sembrano quelle che furono di Marco Biagi, ha detto che essere proprietari di case non è un reato da perseguire fiscalmente, non si è fatto intimidire da Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà sulle riforme istituzionali. Potrei continuare a lungo. Molte di queste cose sono state fatte anche grazie a noi. Perché mai su tutti questi temi avremmo dovuto contrastare Renzi?».

Il rischio, come dice lei, è che i voti a cui puntate se li prenda Renzi.

«Noi abbiamo un duplice problema. Il primo è fare capire all'esterno quale è stato il nostro ruolo nell'adozione di queste scelte da parte del governo. Il secondo è essere più riformisti di Renzi».

Ad esempio? Condividete il modello di Senato che vuole introdurre Renzi?

«Non saremo certo noi quelli che difendono il Senato attuale. Ma del modello proposto da Renzi non ci va bene che preveda senatori nominati, non ci va bene che i sindaci entrino automaticamente in Senato. Anche perché quegli stessi sindaci rappresentano l'establishment del partito personale che Renzi si sta costruendo».

Renzi si sta intestando la battaglia più popolare, quella contro i costi della politica.

«Il vero costo della politica sono le municipalizzate e le partecipate. Guarda caso, quelle che il Pd non vuole toccare. Perché non vogliono intervenire sulle società partecipate dai Comuni, che spesso hanno bilanci più grandi di quelli dei Comuni stessi? Perché non vogliono inserire il criterio dei costi standard in Costituzione? Questi e non altri sono i temi su cui dobbiamo misurarci con Renzi».

Quale è il vostro obiettivo alle Europee? Tutti i sondaggi, quale più quale meno, danno il Ncd attorno alla soglia del 4%. Al di sotto della quale non riuscirete a eleggere nessun eurodeputato. È superare quest'asticella il vostro obiettivo?

«La media dei nostri sondaggi oggi è al 4,3%. Ma queste rilevazioni calcolano il voto d'opinione e sottovalutano il voto d'insediamento, nel quale siamo molto forti. In ogni caso, noi siamo come studenti improvvisamente chiamati a superare l'esame di maturità. Per ora l'importante è essere promossi a Strasburgo. Per ora».

(Tratto da Libero, intervista di Fausto Carioti)

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