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Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sognino i neo-democristiani

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Che cosa accomuna Scajola, Pisanu, Fini, Casini, Riccardi, Rutelli, Formigoni, Lupi, Bonanni…?  Niente, zero, nulla. Certo si agitano, tramano, incontrano, danno interviste, ma questa non è una prerogativa soltanto loro.

Sono “moderati”? Forse, ma anche qui il 90 per cento del Pdl si definisce moderato e l’80 per cento del Pd farebbe altrettanto se il brand non fosse un po’ compromesso.

Sono cattolici? Si, mah, boh. Qualcuno di più, qualcuno meno, qualcuno quando capita o quando conviene. Ma si potrebbe dirlo della maggioranza degli italiani.

Sono ex/post/neo democristiani? Non tutti, non sempre, non conta.

Il fatto dunque che vengano spesso messi nello stesso calderone da molti giornali in cerca di brividi post-berlusconiani la dice lunga sull’impazzimento generale e sulla stessa inutilità dei giornali in questa fase. Li leggo tutte le sere alla radio e poi li rileggo la mattina in redazione: sono fatti di retroscena senza scena, scoop senza notizie, analisi senza dati, scenari senza prospettive.

Oggi leggo su Repubblica – per fare un esempio – che Scajola e Pisanu sarebbero “due pezzi da novanta e grandi catalizzatori di voti” e che con la loro regia “sta nascendo qualcosa di nuovo dai rami secchi del Pdl”. Sembra satira ma lo spacciano per vero. Solo l’idea che qualcosa di nuovo possa nascere per la regia di Pisanu e Scajola fa ridere.

Andate per strada e chiedete in giro cosa sanno di quei due pezzi da novanta. Del primo forse qualcuno ricorda che in un tempo lontano è stato ministro dell’Interno  e che nella preistoria aveva avuto qualcosa a che fare con Aldo Moro; i più esperti diranno che è sardo. Sul secondo otterrete risposte molto più informate: molti vi diranno che abitava in una casa che qualcuno gli aveva regalato a sua insaputa e che per questa storia si è dimesso da ministro di qualcosa. I veri appassionati ricorderanno che era un democristiano di seconda fila in Liguria e che poi in Forza Italia mostrò qualche dote da bravo organizzatore di tessere e congressi. Entrambi – come tutti nell’era del porcellum – hanno smesso da tempo di prendere voti e molto probabilmente hanno dimenticato come si fa.

Se è da questo che deve nascere qualcosa di nuovo, “i rami secchi” del Pdl possono stare tranquilli.

Si dice che tutto questo calderone ribolle e freme perché fatto di cattolici timorati ormai in sofferenza per la vita dissoluta e dissipata del premier. Sarebbe ben triste cosa per il mondo cattolico trovarsi a rinserrare i ranghi sotto le insegne del perbenismo guardone e dell’indignazione da sottoscala dopo alcuni anni di seminagione piuttosto libera e feconda nei piani alti della politica. Rinunciare alle pubbliche virtù per colpa dei vizi privati è una scelta difficile se si vuole continuare a fare politica. Altro conto se si prende la via dell’ascesi e del ritiro spirituale, ma nessuno di quei “pezzi da novanta” elencati all’inizio sembra destinato a tanto.

Si dice ancora che i cattolici sono smarriti e senza approdi e per questo sentono la necessità di una grande ressemblement ulivista e clericalilzzante. Ma smarrimento e mancanza di approdi visibili non è esclusiva dei cattolici. E’ vero che da ultimo anche le cosiddette “gerarchie” hanno dato qualche cenno di sbandamento, ma se c’è qualcuno da cui ci si aspetta un senso della direzione più fermo e uno sguardo meno nervoso sulle cose del mondo questi sono i proprio i cattolici. Loro, almeno, hanno un ubi consistam meno transeunte del solo potere e meno futile degli organigrammi, hanno  in serbo “principi non negoziabili” che sono una bella bussola e tosta in mareggiate anche peggiori delle nostre. Dovrebbero sapere bene dove piantare le tende e cosa fare per allargare l’accampamento e non dovrebbero aver bisogno di girare col lanternino bussando da questo o da quello in cerca di  ospitalità. Se lo fanno, il rischio è che perdano molto più di quel che possono trovare.

La sensazione che “i cattolici” siano pronti a darsi al miglior offerente in cambio di un paio di poltrone di governo dovrebbe essere spazzata via al più presto proprio da coloro che ritengono irrinunciabile il ruolo della fede nella sfera pubblica. Se il “cortile dei gentili” diventa un mercato anche il Tempio perde terreno.

Per questo ci si aspetta molto dai due appuntamenti fortuitamente convergenti di Norcia e di Todi. Il primo è l’incontro annuale di Magna Carta inserito nel ciclo “ A Cesare e a Dio”, il secondo è il forum delle associazioni cattoliche. Ci sarà da discutere, da capire, da metterci la faccia, magari da litigare. Ma non veniteci a dire che il problema è Berlusconi: ci aspettiamo qualcosa di più.

 

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7 COMMENTS

  1. i moderati di Casini: quasi quasi meglio i comunisti
    Di Scajola ci si ricorda qualcos’altro: ha dato un bel po’ di materiale su cui scrivere a repubblica.
    Il problema di tutta questa gente è che stanno fiutando la fine di Berlusconi e vogliono trovarsi un’altra poltrona. Che Casini sia più che disposto ad accogliere Scajola (se gli conviene) non c’è dubbio. In fondo Casini ha raccattato puzzolenti personaggi come Fini e mafiosi vari. Quindi Scajola è forse già meglio della media storica del Pierfurby.
    Ma il problema non è la disponibilità di Casini.
    Il problema è che il sogno di un partito dei “moderati” è una stronzata. La DC è morta e sepolta. Il moderatismo di Casini è solo un richiamo per gli allocchi che nasconde solo i parassiti della spesa pubblica: sindacalisti alla Bonanni e confindustriali alla Marcegaglia.
    Casini equivale a più tasse tanto quanto il PD: le loro ricette economiche sono le stesse.
    Eccoli qui i moderati: indistinguibili dagli ex comunisti.
    Il PdL ha fallito nel rappresentare il ceto medio.
    Il PdL ha tradito i risparmiatori italiani con le tasse al 20% sui risparmi che scaterranno dal 1° gennaio.
    Berlusconi è politicamente morto non perchè non è stato sufficientemente “moderato”.
    Berlusconi è politicamente morto perchè ha fatto proprio quello che volevano Casini, Bonanni e la Marcegaglia: i paladini della spesa pubblica pagata dai cittadini.
    Questo vuol dire essere moderati per Casini: essere identici alla sinistra senza ammettere si esserlo. In altre parole più tasse e più spesa pubblica. Chiaro che per tutta questa gente la patrimoniale sia la soluzione per ripartire col magna magna: l’importante è riuscire a passare sulla testa degli elettori sempre e comunque.

  2. Sinteticamente e Sintetica Mente
    Il problema a mio parere è che si è da troppo tempo concentrati sulla superficialità di giudizio, valutando ogni cosa o persona nella cifra di “Bello/a o Brutto/a”. Tale criterio non comprende la sostanza della forma che può essere semplificata a “Buono/a e Cattivo/a”. La mancanza di tale sostanza, individuata come “valore” intrinseco ci ha indotto a non considerare i valori, mentre questi invece hanno per noi umani, una grande importanza nell’aiutarci oltre il tangibile a meglio valutare cose e persone. Come molti, il centro dei cattolici o moderati ricordano sin dal catechismo gli aggettivi Buono e Cattivo, ma neanche loro riescono a più a ricordare il sostanziale valore che generano ma hanno capito che i cittadini hanno fame anche di qualcos’altro..

  3. Panorami desolanti
    A Repubblica direbbero qualsiasi cosa pur di compiacere la linea editoriale dettata da oltralpe. Notoriamente squallidotta, quest’ultima e, ancor peggio, dannosissima per il Paese. Ma il fatto di creare impoverimento a danno d’altri: un concorrente, una azienda, un’area produttiva od una intera Nazione, pare sia la specialità dello svizzero. Rimane da capire come mai una ideologia spavaldamente elitaria e così intensamente maleodorante come quella spruzzata dal gruppo dei lettori notturni di Kant addensati attorno a Repubblica possa fare presa su così tanti italiani, incapaci di accorgersi del recinto di profondo disprezzo che i novelli Volterriani hanno costruito loro intorno. Deve essere la vanità di fare parte di qualcosa di speciale, senza accorgersi, in realtà, che quel senso di appartenenza deriva dalla estrema facilità e dall’essere alla portata di tutti che caratterizza il pensiero sbrodolato dai neo-illuministi. Lo stesso fenomeno che porta milioni di persone ad uscire ispiratissime dalla visione di un kolossal holliwoodiano o dalla lettura di un romanzo di Dan Brown. Niente di male, ovviamente, a lasciarsi cullare da magistrali prodotti di fantasia. Peggio, ovviamente, è farsi trascinare nelle paludi sociali ed economiche profetizzate dalla marmaglia intellettuale nostrana. Ancora più incomprensibile è il credito dato alla composita ammuchiata che da sempre espropria il marchio di fabbrica di nostro Signore Gesù Cristo, gratuitamente ed indegnamente ricoprendosi di magnificenze talari. Illusionisti pari ai primi, questi ultimi non esercitano certo la seduzione del pensiero finto impegnato, confondendosi, invece, spesso anche nei tratti somatici, con il sinistro e molle archetipo dell’infido curiale in patologica rincorsa di rendite di potere. E’ probabile che costoro ispirino non poco strati opachi di popolazione, in affannosa ricerca di anche mediocri posizioni e prebende per figli e collegati vari (e, del resto, le sagrestie sono da sempre nuclei di pressione pre-politica). Certo, in queste fette di elettorato non v’è pretesa di intellettualità (la vanità è pur sempre peccato), quanto piuttosto umanissima preoccupazione paterna per la propria prole (che è, invece, biblicamente raccomandata). Certo, diranno i più informati, Berlusconi pesca i voti tra chi è solo capace di inseguire il proprio interesse dalla mattina alla sera, prosaicamente facendo di conto di giorno e dormendo la notte (invece di leggersi Kant) e le mani le usa per toccare i danari e non per cristianamente segnarsi o per sfogliare le illuminate pagine di Umberto Eco. Ecco, appunto. “Che gente, Signora mia! Che gente. A proposito, ho letto su Repubblica la recensione dell’ultima mostra di quell’artista famoso in quella bellissima città così accogliente e dove si mangia così bene … “

  4. Risposta
    Caro Direttore, dall’alto della mia incompetenza le spiego io che cos’hanno in comune i figuri da lei citati: se ne fregano del voto popolare. La cultura democristiana, ab origine, ha sempre avuto questa caratteristica, sintetizzabile nella formula: abbiamo vinto le elezioni nel ’46, che bisogno c’è di rifarle? Ci faccia caso: in ogni momento critico, spunta sempre un ex-democristiano che fa qualcosa per sventare le elezioni o per ribaltarne l’esito, si chiami Mastella, Marini o con uno dei nomi da lei elencati; e tra un’elezione e l’altra ingannano il tempo immaginando leggi elettorali che permettano loro di guadagnare un seggio in più. Fanno e disfano governi, coalizioni, gruppi parlamentari con una delizia combinatoria degna di un esperto giocatore di Tetris. Sono persone ammodo, bravi ministri, governatori esemplari, saggi e fedeli alle mogli. Solo, questa volgarata berlusconiana del governo come risultato del voto non gli va giù.

  5. Casini? Preferisco gli spaghettini!
    Pensare a Casini come soluzione dell’attuale caos politico sarebbe come dare un’aspirina ad un ammalato grave di leucemia.
    In realtà c’è bisogno di qualcuno che rompa i monopoli e gli oligopoli in favore della concorrenza. C’è bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di dire che le pensioni debbono essere calcolate per tutti col sistema contributivo, anche per quelli di prima della riforma. C’è bisogno di qualcuno che elimini definitivamente e senza pietà alcuna il 90% delle assurde e cervellotiche pastoie burocratiche che legano l’economia e l’imprenditoria italiana (come ha fatto notare qualcuno, se Steve Jobs fosse nato in Italia non avrebbe creato una mazza, o sarebbe stato costretto ad emigrare o si sarebbe limitato a fare l’impiegato!).
    Ecco Berlusconi ha promesso di fare tutto ciò e non ha mantenuto la promessa, adesso ci vuole qualcuno che agisca ed anche in fretta, altrimenti il nostro destino è segnato: il modello Grecia è alle porte!!

  6. Si però, bisogna risolvere il problema della leadership
    Caro Direttore, sul giudizio specifico attributo ai singoli personaggi posso anche essere d’accordo. Non sono certo stimabili. Però almeno provano a fare qualcosa nel niente che è Berlusconi, ormai condannato a fare videomessaggi, telefonate, non ha più la forza (o il coraggio?) di andare in pubblico. Rimane sempre l’amarezza di constatare, anche per un blog serio come questo, che “la destra” o il “centrodestra” in Italia è incentrato sull’inettitudine di Berlusconi. Come se ne viene fuori, visto che sono 15 anni che, tra presenza al governo e opposizione, non ha saputo fare niente di realmente risolutivo per noi italiani normali? Come può uno di destra, conservatore, legalitario, borghese, liberale riconoscersi in questo governo, nel suo leader ed in una gestione “umorale” ed estemporanea della cosa pubblica? L’Italia sta declinando e dobbiamo farci carico di risollevarla e ripartire. Ma con una “destra” vera, non questa. Con stima.

  7. il leader è l’ultimo dei problemi
    Più che di leadership il problema è politico.
    Il leader è proprio l’ultimo dei problemi.
    Il problema è che il PdL, i cattosocialisti di Casini sono tutte formazioni che sul piano fiscale ed economico sono identici ai socialisti del PD.
    Il problema è riportare un progetto politico di stampo liberista. E finirla di aggregare gente come Alemanno e Polverini che sembrano macchiette comuniste con l’unica variante di essere indecorosi spettacoli di clientelismo della peggiore specie.
    Ma dubito che il PdL sia in grado di interpretare un soggetto di centro destra.
    Piuttosto che ai repubblicani americani, preferiscono richiamarsi ai popolari europei.
    A parte il nome che già fa cadere le brache, popolari, qualcuno mi sa dire che cavolo significa popolarismo europeo? A me sembra il solito tentativo di produrre un soggetto socialista che fa finta di non esserlo.
    Ci vuole un tea party duro e puro, altrimenti tutti le altre soluzioni presentano la stessa faccia socialista. Oggi come oggi neanche vale la pena di andare più a votare.
    Al limite si potrebbe pensare a un tea party che si coalizzi al PdL; ma poi deve avere la forza e volontà di far cadere il governo se le politche fossero di tipo socialista.
    Un tea party finto e sfoderato solo per le elezioni sarebbe una pagliacciata.
    Come d’altra si rivelano pagliacciate le vecchie campagne elettorali di Berlusconi alla luce delle politiche socialiste attuali.

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