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‘Ci vuole l’intelligence!’

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La guerra al terrorismo non si può fare. Non in Iraq da dove bisogna sbrigarsi a togliere le tende e neppure in Afghanistan visto che già si è in cerca di una rapida exit strategy.

La guerra non si può fare neppure con la Nato e con l'Onu perché è comunque sporca e cattiva, anche se ogni tanto ci lascia le penne uno sterminatore come Al Zarkawi, e un tiranno come Saddam Hussein finisce alla sbarra.

Neppure una dura azione giudiziaria contro i terroristi è possibile. In Italia vengono assolti perché si tratta piuttosto di guerriglieri che reagiscono ad una invasione. Anche quando progettano attentati contro i civili. Per non parlare di Guantanamo che va chiusa al più presto perché c'è la convenzione di Ginevra e ci sono i diritti civili e i prigionieri si suicidano (3 in un anno contro i 57 suicidi nelle carceri italiane).

Niente guerra dicono dunque le anime belle del pacifismo, e cosa propongono in cambio? Semplice, ci vuole l'intelligence, chè chiamarla così è certamente più elegante di dire servizi segreti. Niente bombe, niente eserciti dunque, “ci vuole l'intelligence”.

Poi, quando l'intelligence entra in azione, magari in segreto, forse in modo spiccio e senza presentare moduli alle autorità preposte, forse uccidendo o torturando, facendo il suo mestiere, ecco che i magistrati italiani spediscono in carcere gli agenti segreti del Sismi. La loro colpa, aver dato una mano a quella pericolosa potenza nemica che si chiama Stati Uniti.

Giusto si sente dire, queste sono cose che non si fanno. Ma allora che si fa?

Domani è il 7 luglio, anniversario della morte di 52 persone, vittime di un attentato terroristico nella metropolitana londinese. Quei morti, le loro famiglie, almeno domani vorrebbero una risposta.

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