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Cialente ha trasformato la politica de L’Aquila in una scenetta alla Totò

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In un mirabile pezzo della commedia napoletana interpretato da Totò, egli si rivolge alla sciantosa di turno invitandola a togliersi ‘a cammessella (la camicetta). Lei, con fare seduttivo dice “no,no,no,no, la cammessella non me la tolgo”;  ma in realtà, lentamente, se la lascia scivolare di dosso fino a toglierla completamente. E’ un po’ quello che ha fatto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, passando però dalla commedia napoletana alla farsa, in una città che invece meriterebbe ben altro.

Il sindaco infatti, venti giorni fa ha presentato le proprie dimissioni e in queste ore, allo scadere dei termini di legge per il “ripensamento”, le ha puntualmente ritirate. Come una sciantosa, il sindaco in questi venti giorni ha ricevuto inviti, per la verità non molti e nemmeno tanto convinti, a ripensarci. Ha sempre detto “no,no,no,no” le dimissioni non le ritiro ma in realtà si preparava a farlo. A dire il vero nessuno, nemmeno lui stesso, aveva mai creduto che le stesse sarebbero state confermate, e oltretutto, nell’impossibilità di votare in questa primavera, è difficile dire se per L’Aquila sarebbe stato peggio restare per un anno ancora (tanto manca alla scadenza naturale del mandato) sotto la guida stanca di PD e compagni o sotto quella necessariamente asettica di un commissario prefettizio.

Ma quelle dimissioni in realtà non avevano fondamento se non per il fatto che Cialente si è trovato – e si trova – a governare senza una vera maggioranza politico-amministrativa poiché il suo schieramento è davvero la rappresentazione di una sinistra eterogena, senza idee e programmi, litigiosa, inconcludente. Ma il sindaco aquilano non ha mai preso atto di ciò, preferendo nascondersi dietro un presunto abbandono della città da parte del governo nazionale e regionale, lamentando mancanza di fondi per la ricostruzione e dolendosi della impossibilità di intervenire nel processo di governance del post-sisma. Ma che tutto questo non fosse vero lo dimostrano i fondi per la ricostruzione a disposizione del Comune che giacciono inutilizzati, le pratiche edilizie ferme, i progetti di ricostruzione bloccati.

Tutte competenze del comune e sulle quali governo nazionale e regionale non solo hanno ampiamente fatto la propria parte (stanziando cifre molto significative, risolvendo il problema della tassazione a carico di persone e imprese, elaborando direttive concrete per la ricostruzione) ma anche invitando contestualmente e ripetutamente Cialente ad agire altrettanto fattivamente per le sue fondamentali competenze. E invece, come si dice in questi casi, il sindaco ha preferito buttarla in politica, evocando boicottaggi, speculazioni e complotti, cercando attenzioni mediatiche anche con gesti eclatanti come l’occupazione (solitaria) dell’ancora inagibile vecchia sede di Palazzo di Città o rifiutandosi (unico caso in Italia) di partecipare alle celebrazioni dell’Unità d’Italia al Quirinale il 17 marzo scorso alla presenza del Presidente Napolitano.

Nel frattempo, mentre l’amministrazione cittadina è più inerte del solito, il sindaco continua ad invocare generiche rassicurazioni, che responsabilmente arrivano, a scanso di equivoci. Infatti il Sottosegretario Letta, con apprezzabile cortesia ed attenzione istituzionale, incontra il sindaco e ribadisce (ma serviva ripeterlo?) la centralità nazionale della rinascita dell’Aquila. Tanto basta però allo sciantoso Cialente per togliersi ‘a cammessella, insomma non aspettava altro, il sindaco in procinto di lasciare, che avere una scusa plausibile per poter ritirare le dimissioni. Ora che tutto sembra tornato a posto, e che non dovrebbero esserci più alibi all’inerzia, ci si augura – per il bene dell’Aquila e di tutti gli aquilani - che finalmente anche il Comune faccia la propria parte e recuperi, almeno in parte, i ritardi accumulati. Perché, parafrasando ancora il Principe De Curtis, signori si nasce ma sindaci si diventa.

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