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Ciao Hugo

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Massimo D'Alema ha una sola cosa da fare e deve farla subito: votare in favore del Guatemala nell'assegnazione dell'ultimo seggio vacante al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. E' in gran parte dovuto alla scelta dell'Italia di astenersi nel ballottaggio tra Guatemala e Venezuela se quel seggio non è stato ancora assegnato dopo ben 30 round di votazioni. Ed è sempre per quell'astensione che il presidente Venezuelano, Hugo Chavez può vantarsi di tenere sotto scacco le Nazioni Unite e gli Usa, che premono giustamente per non averlo seduto nel massimo foro planetario.

L'astensione italiana sta mettendo a dura prova i rapporti tra Roma e Washington, già indeboliti dal ritiro delle truppe italiane in Iraq. Non sappiamo quanto Condoleeza Rice abbia fatto squillare il cellulare del ministro degli Esteri in questi giorni, ma di certo le sue chiamate non devono essere state così cordiali come quelle vantate in passato. Finiti insomma i tempi dei “Ciao Condi!” e dei pescatori stupefatti.

La Casa Bianca non vuole per nessun motivo che il Consiglio di Sicurezza diventi il palcoscenico per le acrobazie diplomatiche di Chavez. Specie in una fase in cui verranno in primo piano questioni vitali come le sanzioni al Nord Corea e le decisioni da prendere sul nucleare dell'Iran. Un club di nazioni, che insieme alla Siria e alla Cina, Chavez si coltiva in nome del comune odio antiamericano e degli interessi petroliferi. Nell'ultimo discorso alle Nazioni Unite il leader venezuelano paragonò Bush al “diablo” e disse che aveva lasciato nella sala “puzza di zolfo”. Si può capire quindi l'irritazione degli americani nel vedere un alleato come l'Italia

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