La sfida del Don

Parlare a Londra perchè Bruxelles intenda: la sfida di Trump all’UE

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Sin dal giorno del suo insediamento, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra aver messo nel mirino due entità che, a suo dire, hanno danneggiato gli interessi americani: la Cina e l’Unione Europea. Se con la superpotenza del Dragone la questione sembra essere prettamente commerciale, con l’Europa invece i motivi di frizione o di semplice incomprensione tra le parti invadono anche la sfera politica. The Donald non ha mai nascosto tutto il suo scetticismo verso l’architettura delle istituzioni UE, non comprendendo ad esempio quale sia la reale distinzione tra Commissione Europea e Consiglio Europeo (negli ultimi anni rappresentati rispettivamente da Juncker e Tusk). Inoltre è da sempre convinto che l’Euro sia una valuta cucita su misura della Germania, la quale avrebbe tratto enormi benefici dalla sua introduzione che le avrebbero permesso, a discapito di altri Stati Europei, di aumentare la propria competitività nel settore dell’export. Proprio per questo, la visita di Trump avvenuta qualche giorno fa a Londra è stata particolarmente seguita dai media internazionali dato che prossimamente il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione.

A dire il vero, questo viaggio londinese era in agenda da molto tempo, ma le ripetute manifestazioni di protesta nei suoi confronti e il pessimo rapporto che intercorre con il sindaco di Londra, avevano spinto il Presidente a rimandarlo. Paradossalmente, questo rinvio per Trump ha rappresentato una sorta di manna dal cielo: le elezioni europee hanno di nuovo premiato Nigel Farage – da sempre uno dei personaggi politici più vicini ed affini al Capo della Casa Bianca – e la Premier Theresa May si avvia a lasciare il testimone ad un altro membro del suo partito che, presumibilmente, sarà il più fervente dei “Brexiters” tra i Conservatori: Boris Johnson. Non a caso, Trump non si è limitato ad avere colloqui con la dimissionaria May ma ha dialogato, tra gli altri, con gli stessi Farage e Johnson per cominciare a delineare quelle che saranno le strategie da mettere in atto una volta che la tanto agognata Brexit sarà realtà. La linea concordata sull’asse Londra – Washington, secondo i rumors, sarebbe quella di non prolungare la data di uscita dall’UE che dovrebbe dunque avvenire il prossimo 31 ottobre ma, soprattutto, sarà preso in considerazione il cosiddetto NO DEAL, cioè lo scenario per il quale tutto ciò potrà verificarsi anche senza un accordo con Bruxelles.

Ed è qui che Trump vuole sfidare l’Unione Europea: infatti ritiene che l’UE rappresenti un grosso ostacolo per le relazioni bilaterali statunitensi con i vari Stati del Vecchio Continente e vorrebbe usare una hard Brexit per proporre un enorme accordo commerciale (decisamente favorevole, secondo lui) al Regno Unito. Dunque, questo sarebbe solo il primo passo di un vero e proprio piano di logoramento nei confronti dell’ Unione, portato avanti attraverso proposte di accordi bilaterali da avanzare ai singoli Paesi i quali, pur di evitare pesanti dazi che potrebbero scattare nel prossimo mese di novembre, sarebbero molto tentati dall’accettarli. A questo si aggiunge l’impasse che nei prossimi mesi l’Europa dovrà fronteggiare per via della battaglia per il rinnovo delle sue più alte cariche istituzionali e un lento ma progressivo sfilacciamento della alleanza tra Francia e Germania, tutti fattori che autorizzano Trump ad agire con ancor più determinazione.

Una cosa sembra certa: la sfida – lanciata dal suo più grande alleato – che l’Unione Europea dovrà fronteggiare nei prossimi mesi sarà una delle più grandi dalla sua fondazione ad oggi.

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