Cina, la manifattura è al top da due anni. Bank of Japan rinvia il target di inflazione

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Cina, la manifattura è al top da due anni. Bank of Japan rinvia il target di inflazione

Cina, la manifattura è al top da due anni. Bank of Japan rinvia il target di inflazione

01 Novembre 2016

La manifattura cinese offre chiari segni di rafforzamento all’inizio del quarto trimestre del 2016, con la produzione che si espande al tasso di crescita più alto degli ultimi cinque anni e mezzo, grazie al forte recupero degli ordinativi. Lo rileva l’ultimo sondaggio condotto da Markit Caixin fra i direttori acquisto delle aziende manifatturiere. L’indice PMI manifatturiero,  che sintetizza le aspettative degli addetti all’approvvigionamento delle imprese, è salito a 51,2 punti dai 50,1 precedenti, risultando al top da luglio 2014.  Il miglioramento è stato indotto da un forte aumento della produzione, connesso alla ripresa degli ordinativi; questi hanno beneficiato soprattutto dell’aumento della domanda interna, laddove gli ordini all’export sono calati abbastanza lievemente.

C’è però anche un dato negativo, relativo all’occupazione, ha toccato i tassi di crescita più bassi degli ultimi 17 mesi, ed all’inflazione, che si è portata ai massimi da settembre 2011, segnalando la possibilità di un raffreddamento delle misure espansive lanciate dalla banca centrale.

Intanto la borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,1% a 17.442 punti con uno yen a 104,83 sul dollaro (sceso dello 0,1%). Alle 8 ora italiana Honk Kong saliva dell’1,2% e Shanghai dello 0,6%. Oro in recupero a 1.280 dollari per oncia, petrolio americano in risalita dopo aver perso il 4% ieri durante la sessione di Wall Street (47,17 dollari il barile, +0,7%). In previsione del meeting di novembre dell’Opec, sono sempre più numerosi i Paesi che si stanno chiamando fuori da un accordo del cartello per limitare l’estrazione. Ricordiamo Iraq, Iran e Nigeria.

La banca centrale del Giappone ha detto che manterrà fermo il suo tasso di deposito al -0,1%, e che continuerà ad avere come target un rendimento pari a zero per i titoli di Stato a 10 anni in Giappone. La sua unica mossa concreta è stata di anticipare il raggiungimento del 2% di inflazione di un anno, per l’esercizio 2018. Dopo l’intervento della Boj, lo yen è scivolato dello 0,1% contro il dollaro.

Le esportazioni della Corea del Sud si sono ridotte, però, ad ottobre, pressate dal richiamo globale del Galaxy Note 7 di Samsung Electronics. Le esportazioni sono quindi diminuite del 3,2% ad ottobre rispetto all’anno precedente, sostanzialmente in linea con il mercato di un calo del 3%. Che ha seguito una flessione del 5,9% di settembre.