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Cina, la spinta al cambiamento viene dalla terza età

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Comunemente si suole associare il “dissenso” all’irruenza giovanile. Ma la protesta non è solo un fatto per giovani. Da nessuna parte ciò è vero più che in Cina, dove gli attivisti politici più agguerriti appartengono a una generazione di settantenni e ottantenni. Come affermava Confucio: “A settant’anni posso seguire ciò che il mio cuore desidera, senza infrangere nessuna regola”.

Un simile uomo è Ye Tingfang, uno studioso settantunenne di Letteratura tedesca all’Accademia Cinese di Scienze Sociali (Chinese Accademy of Social Sciences). Il signor Ye è diventato famoso l’anno scorso per aver presentato all’Assemblea Legislativa una proposta di legge che mirava a porre fine alla politica del figlio unico. La sua proposta non fu votata e tanto meno dibattuta, ma venne sottoscritta on-line da tre milioni di cinesi.

Ci sono altri uomini come Ye – cittadini anziani che si sentono autorizzati ad agire dall’età e dalla posizione che hanno ottenuto alla fine delle loro lunghe carriere. Quando nel 2003 si diffuse in Asia un’epidemia di SARS, Jiang Yanyong, un medico militare e membro del Partito Comunista, al tempo di 71 anni denunciò le infezioni e contò il numero dei contagi. Nella provincia di Henan, i dottori Gui Xien e Gao Yaojie (nati rispettivamente nel 1937 e 1927) furono i primi a condurre test che identificarono nell’AIDS la causa di migliaia di morti misteriose. Essi pubblicarono i risultati e spronarono il governo ad adottare misure atte a prevenire le infezioni di HIV/AIDS.

La storia del signor Ye è per molti versi rappresentativa di questa generazione. Essi hanno vissuto i terrori simili dell’invasione giapponese e della Rivoluzione Culturale, sono stati “rieducati” col lavoro nei campi e videro morire i loro cari di fame. Crebbero in famiglie numerose, divise dalla guerra e da agitazioni popolari. Essi sono privati cittadini che parlano quando vedono qualcosa di sbagliato – qualcosa che può essere dannoso per la vasta maggioranza della popolazione cinese, persone che hanno a cuore il proprio sostentamento e la protezione delle proprie famiglie.

Nato in una povera famiglia nella campagna della provincia di Zhejiang, all’età di otto anni gli venne amputato il braccio sinistro dal gomito in giù quando, in seguito ad una caduta, questo gli si incancrenì. Inadatto al lavoro dei campi, frequentò la scuola e fu il solo tra i suoi fratelli a diplomarsi. Egli dice che la tragedia giovanile lo avvicinò agli scritti di Franz Kafka, che lesse per la prima volta di nascosto durante la Rivoluzione Culturale. Ye accosta se stesso a Gregor Samsa, il protagonista delle “Metamorfosi” di Kafka che, una mattina, al risveglio, scoprì di essersi trasformato in uno scarafaggio.

Inizialmente Ye, in una società in cui le persone con handicap fisici sono messi ai margini, fu escluso dall’università e dalla possibilità di studiare all’estero – ostacoli che alla fine riuscì a superare. Nel 1950 fu ammesso alla Facoltà di Lingue Straniere presso l’Università di Pechino e nel 1964 divenne membro dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali. Due anni dopo scoppiò la Rivoluzione Culturale e nel 1968 l’intera Facoltà fu mandata a lavorare nei campi nella provincia di Henan.

Al termine della Rivoluzione Culturale poté scrivere sugli argomenti letterari che egli amava particolarmente – Kafka e Friedrich Durrenmatt. Perché intellettuale pubblico, nel 1998 Ye entrò nella Chinese People's Political Consultative Committee (CPPCC). Una delle sue prime iniziative alla CPPCC, che si riunisce annualmente e funzione come un organo consultivo per l’Assemblea Legislativa de iure, fu l’opposizione al piano governativo di restaurare il fatiscente Vecchio Palazzo d’Estate. “La storia del Vecchio Palazzo d’Estate porta le ferite delle invasioni straniere della Cina”, egli dice, riferendosi all’incendio e al saccheggio perpetrato dai soldati britannici durante l’invasione del 1860.

Fu membro della CPPCC per 10 anni e durante tutto questo periodo fu autore di numerose proposte, che andavano dalle riforme del sistema universitario alle semplici riparazioni stradali. Durante il suo ultimo anno di servizio presso il CPPCC si è occupato di un tentativo di abolizione della politica del figlio unico. Anche se la sua proposta fu relativamente moderata – essa prevedeva, infatti, la sostituzione della politica del figlio unico con una dei due figli, e non eliminava completamente la restrizione – essa rappresentò, comunque, la notizia più importante nei media cinesi, e ottenne la sottoscrizione di altri 28 membri del CPPCC.

“Sapevo che la mia proposta non poteva essere accettata dal momento che è materia di politica nazionale”, dice. “Sapevo che non sarebbero stati contenti. Ma questo è il mio compito come delegato”. Ye si oppone alla politica del figlio unico innanzitutto perché vede un impatto sociale negativo nell’avere bambini che crescono come “piccoli imperatori” senza fratelli o cugini della stessa età. “Davvero ciò è un danno ed è innaturale”, egli dice. “Ciò muta la personalità della gente in peggio”.

La Commissione sulla Pianificazione Familiare e della Popolazione (Population and Family Planning Commission) non fu contenta. Appena chiusa la sessione della CPPCC, il sig. Ye fu invitato a visitare la sede della Commissione, dove i responsabili gli illustrarono la propria posizione sulla politica del figlio unico. Egli non fornisce molti particolari sulla visita. “Essi furono molto amichevoli, cortesi, ma non cambieranno politica” dice, al che abbandonò l’iniziativa.

Da allora le autorità di Pechino perseguirono con maggiore determinazione la politica del figlio unico, nonostante gli allarmi dei demografi mondiali. È possibile che, lentamente, iniziative come quella di Ye si intensifichino.

Per molti aspetti la storia del sig. Ye ricorda che l’attività politica e l’impegno civico può prendere molte, differenti forme. Il solo parlare direttamente a ciascuna mente può diventate negli stati autoritari un contributo civico. A conclusione della nostra intervista iniziamo a parlare delle Olimpiadi. Ye non è impressionato dalla profonda pulizia pre-olimpica del suo quartiere, e paragona il suo nuovo aspetto a “una giovane ragazza che non sa come truccarsi”. Una simile onestà può essere usata di più dal suo Paese.

© The Wall Street Journal Asia

Traduzione Graziano G. Curri

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