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Cindy vs Michelle. E’ scontro tra aspiranti First Lady

Si sa, la politica americana è meno noiosa di quella italiana. Le vicende familiari dei candidati alla presidenza suscitano grande interesse, forse più dei loro programmi politici, o per meglio dire sono lo specchio di questi programmi. Ecco perché lo scontro tra la giudiziosa Cindy McCain e la spregiudicata Michelle Obama rappresenta un pezzo della campagna elettorale che non va trascurato. Nelle ultime settimane le due aspiranti First Lady hanno incrociato le lame, mostrando che non si accontentano di stare al fianco dei rispettivi mariti, timorate, rispettose e silenziose, ma rivendicano orgogliosamente la propria autonomia.  

All’inizio delle primarie democratiche Michelle Robinson in Obama non sembrava particolarmente interessata alle luci della ribalta, ma per una donna che considera la politica un sinonimo di concretezza era impossibile restare a lungo nell’ombra. Serviva il suo realismo, di moglie e di madre, per bilanciare le impennate ideali di Obama. Così Michelle si è guadagnata le prime pagine dei giornali, è stata intervistata dalla Cnn ed è passata per il Larry King Live Show. I supporter di New York l’hanno acclamata come una Jacqueline Kennedy reincarnata, ancora più testarda e determinata.  

Michelle è cresciuta in un piccolo appartamento in affitto. Il padre Frasier è morto nel 1991, un anno prima che la figlia si sposasse, mentre la madre Marian oggi è una anziana signora che vive nella stessa casa dove Michelle ha trascorso la sua infanzia. Prima di convolare a nozze, la ragazza aveva seguito le orme del fratello Craig, studiando a Princeton e laureandosi in legge ad Harvard. Quand’era all’università si batteva per i diritti degli afroamericani senza l’altisonante retorica del marito. Il Professor Randall Kennedy ricorda che “Michelle aveva un profilo più modesto e tranquillo” di Obama. Conclusi gli studi, Michelle torna a Chicago dove viene assunta dall’autorevole studio legale Sidley Austin. Nel 1991, i suoi capi le chiedono di prendersi cura del giovane Barack Obama, appena arrivato in città per uno stage estivo. La comunità afro di Chicago in principio era un po’ diffidente verso questo politico ‘esotico’, mezzo africano e mezzo americano, cresciuto tra l’Indonesia e le Hawaii. Grazie all’aiuto di Michelle la popolarità di Obama cresce rapidamente.

Com’era prevedibile la carriera di Michelle è finita sotto la lente d’ingrandimento generando non poche critiche e insinuazioni. Nel 2005, subito dopo l’elezione del marito al Senato, la signora Obama è stata promossa vice presidente di un ospedale: 273.000 dollari all’anno sono una bella cifra e l’ospedale in questione ha dovuto precisare che le competenze di Michelle erano fuori discussione. La signora aveva fatto un ottimo lavoro. Non è bastato. L’anno scorso Michelle ha dovuto lasciare anche la direzione di una compagnia alimentare che faceva affari con Wal-mart, il gigante della distribuzione condannato a più riprese da Obama. Nonostante questi intoppi, gli strateghi democrats considerano Michelle un plus nella campagna elettorale del marito. L’hanno soprannominata the closer per la sua straordinaria capacità di concludere accordi. Lei ha giocato un ruolo chiave nel drenare i voti della comunità afro verso Obama e poi è passata a contrastare la popolarità di Hillary Clinton nell’elettorato femminile.

Archiviata la sua riluttanza a scendere in campo, Michelle è diventata un personaggio di primo piano della politica americana: fisico statuario, tailleur aderenti, un filo di perle al collo. Newsweek la definisce “una vera roccia, un’oasi di tranquillità e serenità per le figlie di Barack”. Quando il marito decise di correre per le presidenziali del 2000, sembra che lei gli abbia confessato con qualche amarezza che non avrebbe mai pensato di dover crescere la famiglia da sola. Dan Shoman, un consulente politico che ha lavorato nello staff di Obama, ricorda che il senatore le provava tutte pur di convincere la moglie a partecipare ai talk e ai dibattiti politici, ma lei trovava sempre una scusa, un impegno familiare o di lavoro inderogabile. Le cose sono cambiate e negli ultimi tempi Obama ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dal vedere la moglie così coinvolta nella sua campagna.

Michelle parla e certe volte straparla. Come quando disse a Maureen Dowd, la columnist del New York Times, che Barack non sa farsi il letto e dimentica sempre di rimettere il burro in frigo. Intervistata da Usa Today se n’è uscita con un’altra dichiarazione non proprio incoraggiante: “Obama non sarà un messia capace di risolvere con un colpo di bacchetta magica i problemi dell’America. Farà degli errori e dirà delle cose su cui io, personalmente, non sono d’accordo”. Fino alla gaffe di qualche settimana fa, al grande raduno democratico di Milwaukee. Michelle ha affermato di essere davvero orgogliosa del suo paese, per la prima volta nella sua vita adulta. Ma questo non dipende dalla campagna elettorale del marito, quanto piuttosto dal fatto che gli americani stanno mostrando un reale desiderio di cambiamento. Una chiarezza fin troppo deleteria che ha creato qualche disappunto nello staff democratico e ha favorito le repliche dei conservatori.

È in questo frangente che Cindy McCain è passata al contrattacco, bollando la sua avversaria di antipatriottismo. Con le sue dichiarazioni avventate Michelle ha dimostrato di non provare la giusta riconoscenza verso il Paese che le ha offerto tante possibilità. In occasione del raduno repubblicano in Wisconsin, Cindy ha infiammato la platea: “Io sono fiera del mio paese. Non so se per voi è lo stesso, ma io sono molto fiera del mio paese”. Nessun riferimento esplicito alla concorrente, ma a buon intenditore poche parole.

Cindy Hensley in McCain si presenta e si comporta come una first lady più tradizionale: i sorrisi e il filo di perle sono gli stessi, ma lei sembra più elegante, quasi impeccabile e perfetta. Si vanta di aver ereditato da sua madre queste qualità, la donna che le ha insegnato a essere “una persona perbene”. Tra lei e John è stato amore a prima vista. Quando si incontrarono Cindy aveva appena ventiquattro anni, diciotto in meno del senatore. È cresciuta a Phoenix, ha studiato alla Central High School, si è laureata in Scienze della formazione all’Università della California. Figlia unica, viene da una famiglia ricca. I suoi genitori, James e Marguerite Hensley, nel 1955 hanno fondato la Hensley & Company, uno dei maggiori distributori americani della birra Anheuser-Busch in Arizona. La famiglia Hensley ha accolto il senatore McCain con un misto di orgoglio e ammirazione. Non è cosa di tutti i giorni avere per casa un reduce pluridecorato del Vietnam. I contatti politici di mister Hansley sono stati utilissimi al genero per guadagnare consenso. McCain ha iniziato la sua carriera da qui, porta a porta, accompagnato da Cindy e dalle generose risorse degli Hensley.

Cindy ha seguito una strada tutta sua. Nel 1998 ha fondato l’American Voluntary Medical Team (AVMT), un’organizzazione no-profit che mette in piedi ospedali da campo e offre supporto medico nei Paesi del Terzo mondo devastati dalla guerra e dalla povertà. Un’attività di grande rilievo che aggiunge un tocco di forza e serietà alla personalità della signora McCain. Ci sono anche delle zone d’ombra. Alla fine degli anni Ottanta Cindy assumeva dosi massicce di Percocet e Vicodin per curarsi una brutta depressione. La donna ha ammesso di aver vissuto un periodo difficile quando il marito rimase impigliato nello scandalo Keating Five, una vicenda di corruzione che coinvolse anche Cindy per il suo presunto ruolo di ‘contabile’. Ha confessato di essere arrivata al punto di rubare i medicinali dagli armadietti della AVMT, perché ormai era in piena dipendenza. Altre fonti hanno accusato i coniugi McCain di aver orchestrato sapientemente la confessione di Cindy per distogliere l’attenzione dei media da una vicenda collegata a questa complicata storia di farmaci e sofferenza interiore: Tom Gosinski, ex direttore dell’AVMT, dopo essere stato licenziato aveva iniziato a ricattare il senatore McCain, minacciando di rendere pubblici i furtarelli della sua consorte. La querelle legale è ancora aperta.

Cindy ha reagito con prontezza, fondando la Hensley Family Foundation, una nuova organizzazione no profit che l’ha spinta ad allontanarsi dalle trappole dei politicanti per affrontare a tempo pieno i problemi delle famiglie americane. Dopo la morte del padre è diventata il boss della Hensley, un’azienda che vanta profitti per trecento milioni di dollari. Insomma, ha dimostrato di essere una donna che sa fare affari senza dimenticare la solidarietà (si batte in prima linea nelle campagne per la rimozione delle mine anti-uomo in Africa). Cindy è convinta che l’America desideri una First Lady che viva il suo ruolo in maniera tradizionale, senza sudditanze ma evitando anche le picconate di Michelle. Da qui la sicurezza mostrata in pubblico dopo lo scoop sulla presunta scappatella di John con la lobbista Vicki Iseman. Cindy non ha perso il suo sorriso a ventiquattro carati. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha infilzato il Times dicendo che un grande e rispettato giornale americano non dovrebbe abbandonarsi così spudoratamente al gossip. La sobrietà appare la vera risorsa della first lady repubblicana alla Casa Bianca.

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