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Sì, stupendo...

Cinque stelle aggrappati all’ultimo giro di giostra

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“E mi ricordo chi voleva, al potere la fantasia…” I giorni dei grandi sogni, per citare Vasco Rossi (ammesso vi siano mai state utopie grilline), sono scomparsi in casa M5S e adesso restano solamente le facce. Le stesse facce dei vaffaday, del grido onestà, degli attacchi all’ebetino di Firenze, al Pd e al Pdl, sono oggi quelle che con fare compassato parlano della responsabilità di Governo e della maturazione, quelle che invocano un Movimento che si evolve… Magari quelle ora apprezzate proprio dal cosiddetto establishment che, dopo averle temute e magari un po’ invidiate per la loro ingenuità, non aspettava altro che poterle inglobare. Insomma le facce che restano aggrappate alla poltrona del governo ad ogni costo, ben sapendo che questo è l’ultimo giro di giostra e bisogna sfruttarlo fino all’ultimo. Fino alla campanella finale non si smonta dal cavallino rosa o dall’areoplanino variopinto e chi, per opportunismo, è già smontato dal partito per approdare in qualche gruppo “mistolana”, si è comunque guardato bene dal lasciare il compenso per l’incarico. Che qui nessuno è scemo. E questa triste analisi non è firmata da commentatori pidimenoelle, rancorosi e romantici, o da odiati cronisti (ricordiamo la lista del 2017 dei giornalisti sgraditi di Di Maio), ma sono gli stessi fondatori del Movimento a tratteggiarla.
Ovviamente parliamo solamente dei fondatori che, per una ragione o per un’altra, sono rimasti esclusi dal ‘Palazzo dorato’. “Continuando così il M5s diventa come l’Udeur, partito buono a gestire poltrone e carriere” – ha detto Alessandro Di Battista. “Affondiamo come la Costa Concordia e i capi pensano a salvarsi” gli ha fatto eco da Bologna Max Bugani, anima storica di Rousseau. Già Rousseau, il portale che doveva rappresentare la democrazia del futuro sta naufragando insieme al Movimento, tanto che – con il comico ligure ormai defilato – Casaleggio junior ha tagliato i servizi finora garantiti per la indisponibilità degli eletti in Parlamento e in Regione di versare il dovuto (parliamo di 300 euro, circa un quarantesimo della retribuzione, ha sottolineato Davide Casaleggio).
Di fronte a tale palese disfatta anche gli occhi dei commentatori più tenaci, degli avversari più feroci non possono che velarsi di un manto di tristezza per una così triste fine. “Stupendo” – ironizzava Vasco. Ed effettivamente in chi nell’utopia ‘rivoluzionaria’ a 5 Stelle aveva creduto, è difficile ora cancellare il senso di nausea e di tradimento.
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