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Cinque Stelle allo sbaraglio: dal pasticcio delle restituzioni alla caccia agli ultimi idealisti

I primi giorni del 2020 hanno coinciso con l’ennesima tempesta all’interno del Movimento 5 Stelle. Una nuova frattura che si somma a tante altre, ma che va registrata per la paradossale reazione dei vertici del Movimento. Parliamo del caso-Paragone, il giornalista eletto in Parlamento nelle fila grilline che da tempo contesta la deriva della gestione Di Maio. I vertici pentastellati avevano tollerato sinora tutte le intemperanze di Paragone: dalle critiche durissime alla alleanza col Pd passando al no alla legge di Bilancio, Di Maio aveva sopportato tutto, ma il giornalista di Varese ha commesso l’imperdonabile e alla fine è stato espulso.

Ebbene, qual è questa colpa su cui è stato impossibile passare sopra? Paragone ha semplicemente ricordato ai pentastellati uno dei punti fermi dell’identità stessa del partito fondato dal comico genovese: la restituzione da parte degli eletti di buona parte dello stipendio.

In base al regolamento aggiornato del Movimento infatti ciascun parlamentare italiano, europeo, consigliere regionale eletto col M5S deve percepire una indennità “pari ad un massimo di 3.250 euro netti mensili”. Sono previste diverse clausole, ma è ovvio che i margini di manovra rispetto a compensi che superano i 10mila euro in Parlamento e i 7500 euro in Regione sono davvero ampi.

Ecco, aver fatto un video con i nomi di chi non restituisce nulla, aver messo in luce il bluff estremo che incrina le fondamenta stesse 5 Stelle, in una parola aver messo le mani nel portafoglio dei colleghi parlamentari, ha significato per Paragone l’automatica radiazione dal Movimento. Insomma, va bene tutto ma sui soldi non si scherza. Quella è roba seria. Ovvia la reazione del giornalista che ha accusato Di Maio di essere il Nulla, quello che divorava i sogni della Storia Infinita, ma per la poesia nell’era 5 Stelle due punto zero non c’è più alcun spazio.

Del resto il tema delle restituzioni tocca da vicino tutti i livelli del Movimento 5 Stelle. Anche quelli regionali. In Emilia Romagna, ad esempio, dove tra tre settimane si vota, la situazione appare a dir poco confusa. In base ai dati pubblicati sul sito pubblico TiRendiconto il consigliere Andrea Bertani (non ricandidato) ha restituito ad oggi 168.839 euro, Giulia Gibertoni (ricandidata) 37.359 euro, Silvia Piccinini (ricandidata) 89.653 euro, Raffaella Sensoli (non ricandidata) 74.744 euro. Differenze che sono difficili da spiegare con le clausole previste dal Regolamento.

Eppure questo è. L’identità su cui era nato il Movimento, la diversità ontologica grillina viene spazzata via sull’altare del dio più semplice e facile. Il Denaro. E in sacrificio a questo Dio tanto luccicante quanto esigente, i guardiani del Movimento hanno aperto la caccia agli ultimi idealisti, a coloro che – come Paragone – hanno mantenuto fede a quella promessa iniziale e che hanno ancora il coraggio (o la follia) di rivendicare la propria ‘diversità positiva’.

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