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Cinque Stelle, da Di Battista l’ultimo bluff per mantenere il potere

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Nella frattura (apparente) tra la corrente ribelle del Movimento 5 Stelle guidata da Alessandro Di Battista e l’asse istituzionale Giuseppe Conte-Luigi Di Maio, si scorgono i segni sempre più evidenti del gigantesco tradimento inflitto a quei milioni di italiani che nella creatura di Grillo hanno creduto. Spazzata via la sabbia degli slogan e della retorica anti-sistema, il profilo del Movimento ha ora gli stessi identici contorni del Sistema che voleva abbattere, aprire, svelare. Prima il trasformismo funzionale al mantenimento del potere col passaggio dalla alleanza con la Lega a quella col Pd, poi l’affidarsi a un leader che da guru carismatico si è trasformato in grigio avvocato e infine l’ultimo stadio della deriva: il tentare di rinnovarsi dall’interno creando (meglio, fingendo di creare) una ala rottamatrice, un po’ come fece Renzi nel Pd. E’ questa la parabola del Movimento che doveva cambiare l’Italia e che si ritrova, per una triste legge del contrappasso, impantanato nelle stesse sabbie mobili per anni denunciate, compresa quella dei fondi segreti ricevuti dal Paese estero.

Il grido onestà che rimbombava nelle piazze italiane, i vaffaday, i tagli degli stipendi, le promesse pronunciate sull’altare costruito dalla rabbia popolare, restano oggi imbarazzanti simulacri da nascondere e mettere nel dimenticatoio. Gli incendiari in eskimo grillini, gli adoratori della V di Vendetta, si sono trasformati ora non solo in pompieri in giacca e cravatta, ma in novelli censori che, al rogo politico, vorrebbero mettere chi ancora si ostina ad aggrapparsi alle origini.
Sia chiaro, nessuna illusione. Non sarà certo il viaggiatore solitario Dibba a rinnovare il movimento, non sarà certo lui a sanare il vil tradimento. La frattura, come detto, è apparente. Non esiste un’ala pura del Movimento e un’ala contaminata dal potere. Esiste solo un partito che si è svenduto e ora sta facendo di tutto per cercare di sopravvivere. Di Battista in fondo è solo l’ultimo tassello della parabola decadente. L’estremo paravento per trattenere gli ultimi illusi, per regalare loro un altro bluff creando una sterile narrazione che vorrebbe contrapposti Giuseppe Conte e il prode Alessandro, ovviamente con la supervisione del grande vecchio Beppe Grillo che a volte striglia e a volte loda.

Del resto, che quello di Dibba sia un bluff (certo condito e animato dalla ambizione personale) lo dimostrano gli attestati di stima ricevuti, ad esempio, dal bolognese Massimo Bugani, ex socio Rousseau, oggi braccio destro della Raggi, uomo da sempre sistemico al Movimento. Bugani in una intervista a Repubblica ieri è riuscito nel miracolo dialettico di appoggiare contemporaneamente la linea di Di Battista e di complimentarsi con Conte. Sintesi perfetta di ciò che sta avvenendo dietro le quinte dei 5 Stelle, nei caminetti segreti tra Crimi, Di Maio e Taverna con l’offerta a Di Battista di un posto nel fantomatico Direttorio. Perchè, come detto, la frattura è solo funzionale a preservare lo status quo il più possibile. L’obiettivo è mantenere il potere per un altro po’, in modo forse miope, ma nella ‘magnifica’ consapevolezza che è meglio essere lieti (e ricchi) oggi, perchè del domani – comunque – non vi è certezza.

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