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Mantovano: "regolare il mercato degli affitti"

Clandestini, è tempo di verificare gli effetti del “decreto sicurezza”

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“Servono controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano”, ha detto l’eurodeputato leghista Matteo Salvini dopo la guerriglia fra bande di immigrati scoppiata nella “Notte di San Valentino” a Milano. Un morto, teppismo e rappresaglie, violenza cieca sulle cose. Salvini non ha certo il pregio della moderatezza ed è fin troppo facile strumentalizzare le sue dichiarazioni evocando scenari da ‘rastrellamento’ in stile White Christmas, ma la vera questione è quella del mercato immobiliare per i clandestini. Un problema che la destra ha iniziato ad affrontare e la sinistra non dovrebbe sottovalutare.

Appartamenti subaffittati a giovani schiave del sesso a pagamento provenienti dalla Romania o dalla Nigeria, scantinati a peso d’oro per chi non ha documenti, esseri umani ammassati in una sola stanza che pagano affitti da centinaia di euro senza avere in cambio né luce né acqua. Una realtà che unisce le grandi metropoli del Nord come Milano e Torino, la Capitale, ma anche le campagne del Mezzogiorno – le masserie pugliesi dove si nasconde la manodopera irregolare durante la raccolta dei pomodori. Un dispositivo per contrastare questo genere di attività illecite esiste ed è stato votato lo scorso luglio dal parlamento all’interno del “Decreto Sicurezza”. “Chiunque – si legge nel testo di legge – a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero, privo di titolo di soggiorno, in un immobile di cui abbia la disponibilità, o lo cede allo stesso, anche in locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.

“Le nuove norme sono state introdotte da poco tempo – spiega a l'Occidentale il sottosegretario agli interni, Alfredo Mantovano – e sarebbe opportuno procedere a una prima indagine statistica per valutare in che modo sono state applicate”. Scopriamo che il 17 novembre scorso i Carabinieri di Milano e il Gico di Trieste hanno arrestato un gruppo di 14 mercanti di uomini, sequestrando un ingente patrimonio immobiliare generato dai profitti dell’organizzazione criminale. Le sanzioni penali e patrimoniali, le multe e il sequestro degli immobili, dunque, appaiono dei congegni efficaci per colpire i grandi interessi che proliferano all’ombra del disinteresse collettivo e sulla pelle di fin troppi disgraziati. Il business degli affitti ai clandestini somiglia infatti a una scatola cinese per società che fatturano milioni di euro.

Una recente storia di cronaca è sufficiente a dare la dimensione del fenomeno. Tre anni fa, a Torino, viene arrestato il signor Giorgio Maria Molino, 66 anni, soprannominato “il re delle soffitte” perché controllava un piccolo impero immobiliare all’ombra della Mole. Circa un migliaio fra appartamenti, locali, magazzini, che secondo l’accusa fruttavano una rendita di 600.000 euro al mese. L'uomo viene giudicato per aver affittato un intero stabile a delle ‘lucciole’ e per favoreggiamento della immigrazione clandestina ma il 13 novembre scorso è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Come ha spiegato il suo difensore: “E’ emerso che i canoni applicati rispondevano a quelli di mercato, tanto è vero che anche gli inquilini clandestini pagavano gli affitti. Non c’è favoreggiamento, invece, perché alla conclusione dei contratti non vi era la consapevolezza e quindi la volontà di favorire la prostituzione, visto che per altro gli appartamenti erano in subaffitto”. L’accusa, insomma, non è riuscita a dimostrare che Molino sapesse cosa facevano i suoi affittuari e d’altra parte, se anche fosse stato provato che profittava dei clandestini, il decreto sicurezza non ha valore retroattivo.

Secondo Mantovano riusciremo a fare una mappatura più completa del fenomeno "solo se ci sarà un accordo tra il governo centrale, le istituzioni locali e territoriali, e con il consenso delle categorie sociali". I comuni hanno già gli strumenti per agire ma va creato un tavolo inter-istituzionale che permetta di controllare e regolare il mercato immobiliare senza alterarlo nel suo libero funzionamento. “Il modello potrebbe essere quello avanzato dal ministro dell’istruzione Gelmini: mettere un ‘tetto’ al numero degli studenti stranieri presenti nelle aule delle scuole italiane. Non dovrebbe suscitare scandalo il fatto che ci sia anche un tetto per regolare le presenze degli stranieri nei quartieri delle città italiane”. Un intervento che sgombri il campo dalla retorica dei rastrellamenti e che sostenga l’azione investigativa quando colpisce i grandi sfruttatori del disagio sociale. In caso contrario, a pagarla saranno sempre e soltanto i clandestini e mai chi ne approfitta, cioé i loro aguzzini.

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