Mercoledì prossimo il voto

Col federalismo si abbassano le tasse e il Terzo Polo rema contro

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Il Terzo Polo ha annunciato che voterà no al decreto sul federalismo municipale. Lo hanno ribadito sia il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, sia il senatore di Fli Mario Baldassarri, il cui voto è fra l'altro determinante per gli equilibri interni alla commissione sul federalismo. Non sembrano dunque essere servite le parole del ministro Tremonti, che aveva tentato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che il disegno del federalismo non avrebbe comportato nuove tasse per i cittadini. Tale posizione contraria rischia così di affossare tutta la riforma federalista che da decenni l'Italia si aspetta.

Il motivo per il quale gli esponenti del Terzo Polo non vogliono votare l'attuale testo del decreto risiede nella convinzione che le norme attuative possano dare un colpo finale all'autonomia dei Comuni. Particolarmente duro il commento di Baldassarri sulle disposizioni riguardanti l'introduzione della famosa cedolare secca sugli affitti. Il senatore finiano ha accusato il governo di fare il gioco delle tre carte, poiché "a luglio la cedolare doveva costare 2,8 miliardi, a dicembre 1 miliardo e ora 3 miliardi", secondo le ultime stime fornite. La questione della cedolare secca è da tempo un cavallo di battaglia di Baldassarri. Fu lui a suggerirla, giustificandone l'introduzione con l'idea che la perdita di gettito (certa) dovuta alla riduzione dell'aliquota marginale media sarebbe stata compensata dall'emersione (incerta) di nuova base imponibile, dovuta alla regolarizzazione dei contratti in nero sugli affitti. Sull'operazione gli esperti sollevarono sin da subito numerosi dubbi, poiché l'incertezza sull'emersione di base imponibile è di fatto impossibile da risolvere, per un semplice motivo: com'è possibile quantificare con precisione quanti proprietari decideranno di regolarizzarsi?

Baldassarri è sempre stato convinto di questa scelta e l'ha sempre sostenuta, scontrandosi anche con coloro che gli prospettavano il rischio che il costo della sua introduzione sarebbe stato eccessivo. Fino ad oggi. Cosa lo abbia convinto adesso a cambiare idea e a votare no a una soluzione che egli stesso aveva proposto non lo sappiamo, ma certamente la motivazione non può essere il costo della manovra, poiché dei rischi dell'operazione Baldassarri ne è sempre stato a conoscenza.

Neppure la posizione di Casini è difendibile, secondo la quale questo federalismo andrebbe contro i Comuni. Certamente, il testo attuale è ancora migliorabile, soprattutto per le norme riguardanti il meccanismo di funzionamento del fondo perequativo - ad oggi ancora assenti - oppure per quelle relative alla manovrabilità dei tributi locali, che conferirebbero una forte autonomia finanziaria ai Comuni.

Ma sicuramente non è sposabile la posizione, molto spesso politica, dell'Anci, che vede i Comuni come le povere vittime dei tagli di un rapace governo centrale. Una vera autonomia fiscale a livello locale non può avvenire a spese del bilancio statale, a maggior ragione in questa fase storica caratterizzata da elevato debito pubblico e regole europee sulla finanza pubblica sempre più restrittive.

La spesa pubblica complessiva deve essere ridotta sia a livello centrale che a livello locale. I Comuni si devono convincere che la strada da seguire non è quella di avere libertà di alzare le tasse in maniera di avere più entrate per finanziare l'aumento di spesa pubblica, ma è semmai quella di poterle tagliare a seguito di una riduzione delle componenti di spesa inefficienti e superflue. Un federalismo fiscale efficace è uno che costringe gli amministratori locali a gestire la finanza pubblica con oculatezza e parsimonia, ovvero l'esatto contrario di ciò che è stato fatto finora. Quei sindaci che portano al dissesto le finanze comunali (è accaduto in molti Comuni) dovrebbero essere puniti dai loro stessi cittadini e a loro dovrebbe essere preclusa la possibilità di ricandidarsi. Ma per far questo bisogna togliergli ogni scusante di poter ribaltare la responsabilità allo Stato, secondo il vecchio sistema di attribuire sempre la responsabilità a qualcun altro, con il risultato che, alla fine, nessuno è mai responsabile della malagestione del denaro pubblico.

I Comuni che richiedono più autonomia e più flessibilità nell'uso degli strumenti fiscali devono anche accettare l'idea che il rischio della riduzione del gettito debba ricadere su di loro. Questo è il vero volano per poter attuare il principio di responsabilizzazione degli amministratori. Altrimenti saremmo nuovamente di fronte ad una finanza locale fortemente dipendente da quella centrale, il che non andrebbe certo a vantaggio della collettività, come la storia della finanza pubblica italiana ha sempre dimostrato.

Sarebbe quindi opportuno che gli esponenti del Terzo Polo ragionassero seriamente sull'opportunità di votare una legge rivoluzionaria che andrebbe finalmente a vantaggio di tutti i cittadini, tralasciando di cavalcare il dissenso di qualche sindaco che non vuole rassegnarsi all'idea che con il governo Berlusconi l'epoca dei trasferimenti pubblici dati a pioggia e senza merito è definitivamente tramontata.

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3 COMMENTS

  1. La palude romana colpisce ancora
    E dopo che bocciano le leggi rivoluzionarie della Lega i sinistroidi sono capaci di dire è ma siete da anni a Roma e pensate solo alle poltrone. Ma se continuano a fare ostruzionismo attraverso cavilli e giochi di palazzo al cambiamente federale di questo paese? Chissà perchè il referendum leghista di qualche anno fa ha vinto solo nel Lombardo-Veneto.

  2. Il titolo dell’articolo
    Il titolo dell’articolo parla di riduzione delle tasse, ma ho appena letto di una tassa sul possesso (IMU?). Chi la paga? Per favore siate chiari e non prendetici in giro (mi rivolgo a TUTTI).

  3. Risposta per Isabella
    Molto semplicemente, cara Isabella, dipende da dove abiti. Se sei in un Comune dove il gettito del fisco non è sufficiente, quindi con dei buchi nel bilancio comunale, l’autonomia di imposizione fiscale sui cittadini permetterà (o meglio, costringerà) la Giunta ad istituire nuove tasse o ad intervenire sulle addizionali Irpef. In sintesi, se non abiti nelle regioni industrializzate del Nord, pagherai più tasse.

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