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Ma il problema è un Occidente debole

Colpire l’Iran per educare gli (ex) “stati-canaglia”

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La pittoresca città di Chabahar si trova proprio sul Golfo di Oman, e si supponeva dovesse diventare la più grande e importante base navale dell’Iran. Come già accaduto ad altri grandiosi progetti partoriti dalle menti di quei fanatici buffoni che governano la Repubblica islamica, anche questo non ha funzionato; però, ovviamente, la posizione del sito resta di fondamentale importanza strategica, tanto per le rotte di terra che quelle di mare. La sua rilevante posizione geografica non si limita al controllo delle più importanti rotte marittime per il Medio Oriente; Chabahar si trova infatti nel Sistan-Baluchistan, regione confinante tanto con il Pakistan che con l’Afghanistan.

Non sorprende quindi che il regime faccia tutto il possibile per mantenere il controllo di quell’area, cosa che ha tentato di fare con una politica etnica di stampo stalinista. La gente che vive in quei luoghi è prevalentemente sunnita, e largamente scontenta del trattamento riservatole dai teocrati di Teheran (i sunniti, che costituiscono all’incirca il 15 per cento della popolazione iraniana, sono esclusi dai posti di vertice, e nelle grandi città non ci sono moschee dedicate al loro culto). Il regime ha cominciato a insediare sciiti nella regione, forzando i sunniti ad andare altrove. Com’era prevedibile, tale strategia non è stata accolta con favore dai residenti, e gli ultimi dodici anni hanno visto una costante crescita della violenza, con le forze di sicurezza inquadrate nelle Guardie della Rivoluzione, o Basiji, che hanno ucciso, arrestato e torturato gli attivisti locali e la popolazione tutta – il caso più noto è quello dei membri del movimento Jundullah, attivo in Pakistan e in Iran.

La scorsa settimana c’è stato un grave attentato suicida a Chabahar. Quel giorno si celebrava la Ashurah, ricorrenza durante la quale gli uomini sciiti si flagellano in pubblico con catene e coltelli in ricordo del nipote di Maometto, ucciso brutalmente da nemici politici. Contrariamente alle affermazioni del regime – che sono state accolte acriticamente dai media e dai leader politici occidentali, inclusi il presidente Obama (che ha lamentato l’uccisione di “civili innocenti”) e il segretario di Stato Clinton (“Terroristi che hanno vigliaccamente inflitto sofferenze e paura a civili innocenti”, ha detto) – l’attacco terroristico non ha preso di mira “donne e bambini”, ma i simboli ed esecutori del regime sciita: le Guardie Basiji, e i combattenti Quds. Ne sono stati uccisi più di sessanta, ancora di più sono rimasti feriti.

Il regime ha dato la colpa ai soliti sospetti – noi, i britannici e gli israeliani, – ai pachistani (è stata la seconda volta nell’anno che gli iraniani li hanno incolpati di un attentato), e perfino i sauditi. Le accuse sono arrivate dai media iraniani ufficiali; magari qualcuno alla Sy Hersh (giornalista noto per le sue denunce di alcune azioni Usa all’estero, la più notoria: quella sul massacro di My Lai in Vietnam – ndt) si starà chiedendo se la Cia non stia organizzando una ripetizione della campagna dei mujaheddin contro l’Urss come all’epoca di Charlie Wilson, ossia mobilitando le nazioni sunnite perché sostengano una campagna islamica contro un comune nemico (non credo però che l’amministrazione Obama stia architettando qualcosa del genere contro il regime iraniano, solo le sanzioni...), giusto per dare un po’ d’aiuto per chi fa veramente qualcosa...

La sola nota incoraggiante proveniente da Obama e Hillary è stata che le condoglianze non le hanno presentate al governo, bensì al popolo iraniano. Ma siamo ancora lontani da quel che dovrebbero fare, perché l’attentato nel Sistan-Baluchistan è stato assai meno terribile del sistematico assassinio perpetrato dal regime contro i suoi stessi cittadini. Soltanto lunedì 20 dicembre, era prevista l’esecuzione capitale di una dozzina di prigionieri, a Kermanshah. Sono tutti accusati di terrorismo; ma i movimenti umanitari iraniani segnalano numerose esecuzioni di persone senza alcuna plausibile connessione al terrorismo.

Altrove, il massacro degli innocenti continua senza rallentamenti, e i mullah hanno allargato la repressione ai familiari che vegliano davanti ai cancelli delle prigioni dove i loro cari hanno intrapreso lo sciopero della fame o della sete. Il “Centro per la difesa delle famiglie di coloro che sono incarcerati e uccisi in Iran” – la cui mera esistenza illustra eloquentemente la situazione iraniana – riferisce che persino coloro che si recano a pregare sulle tombe dei parenti uccisi vengono molestati dalle forze di sicurezza. Sarebbe appropriato e anche d’aiuto che i nostri rappresentanti dicessero le cose come stanno, in nome degli iraniani uccisi e torturati per il “crimine” di aver chiesto giustizia e libertà; e non si limitassero a parlare di quegli aguzzini fatti saltare in aria dai terroristi.

Il “capo supremo” Ali Khamenei e il presidente Mahmoud Ahmadinejad sono a tal punto spaventati dal popolo iraniano da aver dispiegato migliaia di seguaci armati per prevenire una preghiera pubblica o qualsiasi altra celebrazione dell’Ashura, il che io credo sia un fatto senza precedenti nella storia dell’Iran. Hanno timore di qualunque assembramento di massa, perché sanno che il paese è una gigantesca bomba che aspetta solo una scintilla per esplodere. Alcune settimane fa, per esempio, hanno vietato la tradizionale veglia funebre per l’ayatollah Montazeri, un gesto che il figlio ha commentato così: “Hanno paura di mio padre anche da morto”.

Un regime del genere tenta di controllare la gente intimidendola con la violenza; ma sa che la violenza non sta funzionando. Ahmad Janati, segretario del Consiglio dei Guardiani – una tra le più alte cariche del paese – ha confessato esplicitamente che il regime non è riuscito a schiacciare chi gli si oppone: “La distruzione della Velayat Faghih (le regole del clero), quella della rivoluzione islamica, delle basi dell’Islam e del Corano sono gli obiettivi principali del nemico, che continua a perseguirli senza tregua”. Riferendosi agli avvenimenti dell’ultimo anno, ha aggiunto: “Tutto ciò si manifesta in molti modi: provocano o ingannano innumerevoli persone alla prima occasione, falsificano i fatti, hanno l’appoggio dei media stranieri”.

E’ stata la prima volta che un esponente di grado così alto della Repubblica islamica ha ammesso l’uso di misure di repressione contro i contestatori, la prima volta che ha affermato esplicitamente che il movimento di protesta in Iran, noto come il Movimento Verde, non è stato distrutto. All’inizio del mese, l’ex “numero due” del Parlamento iraniano, Ali Shakouri-rad, è stato arrestato per aver detto nel corso di un dibattito pubblico che l’attuale dirigente del settore giudiziario, l’ayatollah Larijani, ha ammesso che i risultati delle elezioni nel giugno 2009 sono stati falsificati, e che il vero vincitore era il Movimento Verde di Mir Hossein Mousavi. Shakouri-rad ha detto di avere le prove, e che le avrebbe esibite al momento giusto. Non è il solo ad aver detto una cosa del genere.

Ali Akbar Mohtashamipour, l’uomo universalmente definito come il fondatore del partito libanese Hezbollah, ha recentemente diffuso una serie di cinque sconvolgenti video che lo riprendono mentre ripercorre le fasi di quella frode elettorale. I video sono in lingua farsi; sono entrato in possesso della traduzione integrale. I dettagli sono devastanti. Quei video hanno avuto una larga diffusione in Iran, e se il regime fosse forte quanto dicono i suoi capi, avrebbe già fatto qualcosa contro Mohtashamipour. Ma non fa nulla, come non fa nulla contro Mousavi, né contro sua moglie – anche lei ardente attivista – o il loro collega Mehdi Karroubi.

Invece, hanno deciso di strangolare il popolo iraniano sostituendo gli antichi sussidi su benzina, acqua, elettricità e alimenti con trasferimenti bancari al singolo cittadino. Come ha annunciato Ahmadinejad domenica 12 dicembre, il prezzo della benzina quadruplicherà, e la farina aumenterà di quaranta volte. Come al solito, in giro per il paese ci sarà una quantità di uomini armati per prevenire disordini (ma è difficile che ce ne saranno. L’opposizione sta lavorando a un’implosione del regime, non a una battaglia per le strade). Tutti sanno quel che ciò significa: le persone sulla lista “OK” avranno i soldi (finché ci saranno), quelli sulla lista “nemici” prima saranno spremuti, poi deperiranno. Non funzionerà; questo regime non può gestire un tale programma. Non ci vorrebbe molto per abituarsi a storie che raccontano di gente affamata, infreddolita e inferocita.

Le sanzioni stanno colpendo LORO. Alcuni recenti rapporti riferiscono che l’Iran abbia ridotto di oltre il 40% i finanziamenti a Hezbollah. Se solo ci fosse un leader occidentale con la lungimiranza e il coraggio bastanti per sostenere i Verdi, ci ritroveremmo con tanti problemi di ardua soluzione che di colpo diventerebbero assai più facili da affrontare: l’Iraq e l’Afghanistan andrebbero meglio, il tiranno Chavez e l’asse “bolivariana” del male in America latina verrebbero indeboliti, e il cosiddetto “processo di pace” potrebbe avere una possibilità di riuscita. Invece no. Ci troviamo in un’epoca dalla ledership occidentale debole. Forse arriveremo a una soluzione dei problemi internazionali, ma sarà un processo assai lento e molto più difficile di quanto potrebbe essere.

 

Traduzione di Enrico De Simone             

Tratto da Pajamas Media


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1 COMMENT

  1. Se gli Iraniani fossero Friulani?
    1976 terremoto in Friuli. Volontari da ogni parte d’Italia e del mondo. Adesivi e qualche t-shirt con l’aquila oro in campo blu e la scritta in Friulano che tradotta suona: Il Friuli ringrazia e non dimentica.
    Ora, vista l’ignavia dei nostri politici e la lro complicità con chi soggiaga il popolo, chiedo: e se gli Iraniani, il popolo iraniano, fossero come i friulani, per noi sarebbe dura!
    Quando? Se un cambio di regime non è prossimo, sia per gli islamici sia per gli ebrei sia per i cristiani esite “il giorno del giudizio” e la descrizione è molto simile.

    (per i pochi iraniani e i molti friulani che conosco di analogie ce ne sono molte, a partire dall’amore per l’architettura!)

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