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Il caso Laudati

Colpirne uno per educarne 100

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Le avvisaglie andavano accumulandosi da giorni e oggi i giornali danno conferma di quello che tutti si aspettavano, con qualcosa di più: il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati è indagato dalla procura di Lecce per abuso d’ufficio, favoreggiamento e – per non farsi mancare nulla – tentata violenza privata.

L’operazione che ha condotto a tutto ciò ha avuto il suo degno avvio con la necessaria  dose di lettere anonime e delazioni – di quelle che di solito finiscono nell’immondizia e invece stavolta sono state giudiziosamente raccolte in una cartelletta del Csm. La miccia però è stata lunga affinchè l’esplosione dell’indagine fosse massimamente letale.

Al misterioso corvo si è aggiunto l’esposto del Csm dell’ex pm Pino Scelsi, primo titolare dell’inchiesta Tarantini&C., poi è arrivata la decisione della procura di Napoli – Woodcock&C. - di trasmettere le intercettazioni in cui Tarantini e Lavitola parlano tra loro di Laudati (Tarantini ha poi ammesso di aver millantato credito per impressionare l’amico), il crescendo si è fatto drammatico con l’audizione di Scelsi al Csm il 19 settembre, poi le indiscrezioni sulla sua iscrizione al registro degli indagati, oggi la conferma con il contorno di veleni e intercettazioni, per arrivare al 22 settembre, giorno in cui il procuratore dovrà essere ascoltato a palazzo dei Marescialli, ormai  cotto a puntino.

L’apparato ideologico a sostegno dell’operazione lo ha fornito con rara lucidità Giovanna Milella sulla Repubblica del 16 settembre. Se si legge il suo articolo si comprende perfettamente il ribaltamento dei canoni classici della giustizia e della sua missione riparatrice. L'emergenza berlusconiana richiede la formazione di un “giudice” nuovo, uomini e donne che sorvolino regole a garanzie e scendano come saette su colpevoli veri e presunti e infliggano la meritata retribuzione, meglio se pubblica e sommaria.

Nella formazione di questa nuova generazione di operatori del diritto, chi resiste, chi ancora si aggrappa alle vecchie regole e ai vecchi costumi va eliminato perché nemico del popolo e della sua giusta fame di vendetta. Laudati è uno di questi: le sue colpe? Evidenti e senza attenuanti. I brogliacci con le centomila intercettazioni sono “rimasti nel cassetto dal 23  giugno quando la Gdf li ha consegnati”. Nel cassetto, capito, e non invece sulle pagine dei giornali, prima che fossero depositate agli atti, per la gioia dei direttori e dei lettori ormai addicted , come accadeva regolarmente ai tempi di Scelsi. Nel cassetto! Potete immaginare infamia più grave?

Non basta: Laudati ha incaricato dei sostituiti di “riassumere” i passaggi non rilevanti delle 100.000 intercettazioni. Riassunti e non trascrizioni, eppoi “niente file o chiavette” lamenta la Milella (orfana del copia-incolla) ma “solo copie cartacee”. Può Repubblica fare a meno della sua dose quotidiana di sbobinature? (Sembra che Ezio Mauro sia andato ai matti al pensiero di avere in mano solo riassunti). Può Repubblica fare a meno di pubblicare a titoli di scatola e magari in versione audio sul sito gli eventuali sfoghi di Berlusconi sulla Merkel, ovviamente per il bene le paese e della libertà di stampa? Può un magistrato che abbia simili dubbi essere al passo con in tempi e con le supreme decisioni che essi richiedono? Può un procuratore chiedersi, magari per un fuggevole istante, se quella valanga di intercettazioni contro un presidente del Consiglio e un parlamentare, rivestano qualche profilo di illegalità? Ovviamente no, perché in questo modo (senza gossip e senza “chiavette”) “gli atti opacizzano le responsabilità del premier”. Non sia mai che – anche solo per un attimo – si perdano le tracce della patonza e delle sue giravolte.

Questa è la colpa che si evoca contro Laudati: orchestrare una strategia per “dare tempo al premier”. La prova: la sua inchiesta ci ha messo ben due anni e mezzo per arrivare a compimento (e per arrivare all’arresto di Tarantini). Un tempo infinito secondo i nuovi shogun del diritto e le esigenze dei tempi che corrono. Nessuno però si lamenta o indaga i pm che hanno tenuto a bagnomaria le inchieste contro Tarantini quando queste riguardavano i suoi affari con il mondo impreditorial-dalemiano pugliese. Per quelle inchieste nove o dieci anni erano un tempo lecito e anzi opportuno, tanto che uno di quegli inquirenti oggi siede giustamente in quel Csm che dovrà processare Laudati.

Laudati dunque rema contro, è rimasto indietro, non si è adeguato al nuovo modello di giudice popolare e militante, vuole tenere le mani pulite, inforcare gli occhiali, leggere le carte e dunque va polpottianamente rieducato.  

Si colpisce lui per educarne cento.

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4 COMMENTS

  1. Spero che il Procuratore
    Spero che il Procuratore Motta continui a comportarsi con serietà, come mi pare abbia sempre fatto. Mi auguro che sappia resistere alle sollecitazioni di comportamenti virati dalla politica, che hanno molto danneggiato l’aura che faceva della giustizia un riferimento di autorevole verità e certezza incontaminata.

  2. La favola del giudice per bene.
    Si sente spesso parlare di magistrati non politicizzati. Si sente pure dire che le toghe rosse rappresentano un sottoinsieme numericamente ridotto rispetto al ben più esteso insieme dei giudici nazionali capaci ed onesti. Bene. Ma dove si trovano, esattamente, questi ammirabili professionisti? Giudicare il prossimo in modo il più possibile equo richiede necessariamente dosi di forza d’animo e di coraggio fuori del comune. Non basta, per svolgere con competenza quella professione, mandare a memoria pagine e pagine di codici: anche un computer potrebbe giudicare, se per farlo bastasse la conoscenza letterale delle leggi. Forza d’animo e coraggio, appunto. Gli stessi che servirebbero per opporsi allo schifo montante che fuoriesce ormai copioso dalle solite, ben note procure. Doti che che però, a ben guardare, quella maggioranza silenziosa di probissimi giudici tiene ben nascoste nel cassetto. Sempre naturalmente che ne sia effettivamente dotata. Ecco, questo è il punto. Può un sistema di reclutamento per concorso garantire, oltre alla conoscenza della legge ed alle capacità logiche, le effettive qualità umane e morali in capo ai singoli? A quel che si deduce da certi avvenimenti di cronaca che hanno riguardato e riguardano alcuni magistrati si direbbe proprio di no (l’ultimo caso è quello della velista in malattia). Come pure una risposta negativa sembrerebbe potersi dedurre dal silenzio della maggioranza togata di fronte alla ripugnante persecuzione subita da Berlusconi negli ultimi diciassette anni. Ma … e allora? Con che razza di pastefrolle abbiamo a che fare? Proprio nessuno di costoro ha niente da dire? Si risponderà: fare il proprio dovere è l’unica risposta a questo indecente stato di cose. Nossignori. Lasciare che per quasi un ventennio un mucchio di cani sciolti potesse fare il bello ed il cattivo tempo ha avuto conseguenze disastrose sulla deriva gustizialista in questo disgraziato Paese, al punto che una dei tanti scribacchini oggi in circolazione può tranquillamente arrivare a fare affermazioni demenziali del tipo di quelle riportate dal Direttore. Onore, dunque, al magistrato Laudati il cui caso seguiremo con grande partecipazione e rumore. Però pretendiamo che i giudici contrari all’introduzione della ghigliottina nel discorso politico nostrano (naturalmente, se ve ne sono) abbiano il coraggio di farsi sentire. Se no significa che non sono titolati per svolgere il mestiere per cui sono pagati.

  3. Da avvocato non esito a
    Da avvocato non esito a dichiarare che la laurea in giurisprudenza è alla portata di qualsiasi imbecille che impari a pappagallo codici, commi, articoli e le tesi gradite al professore di turno; altrettanto vale per la toga (sia di avvocato che di magistrato) cui approdano ormai cani e porci (mi sono ritrovato come colleghi ex compagni di liceo pluripetenti e patentemente sforniti di un appena accettabile armamentario intellettuale). Il risultato è l’emergere di personalità schizoidi, affette da manìe di protagonismo ed egotismo psicotico che, coniugato all’isterismo ideologico, partorisce gli orrori giudiziari di cui siamo quotidianamente testimoni sbigottiti.

  4. L’intervista
    Ieri sera ad una tavola rotonda organizzata a Lecce per la Festa del Sud, sul tema “Sviluppo del Territorio fra Legalità e Sicurezza”, tra i relatori il sen. R. Centaro, il sen. E. Curto, l’avvocato sen. Giovanni Pellegrino ha fatto cenno ad un libro di L. Violante dove a suo dire affrontava il tema magistratura come nuovo potere supremo che si andava sovrapponendo a quello della politica e non era oltretutto circoscritto all’Italia…. molto interessante.

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