Come e perché la “Rossa del Grande Fratello” lavora a l’Occidentale

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Come e perché la “Rossa del Grande Fratello” lavora a l’Occidentale

28 Aprile 2009

Mi fa una strana impressione in questi giorni vedere le foto di una nostra collaboratrice sbattute sulle pagine dei giornali e dei siti web, magari in bikini e perfino senza. Specie quando i giornali o siti che le pubblicano ci fanno sopra la morale e s’indignano per il fatto che di quella ragazza si sia parlato come di una possibile candidata alle elezioni europee. Le sue foto sono associate a panegirici sul degrado della politica, a predicozzi sul rispetto per le donne (tutte meno lei e quelle come lei) e volgarità di varia natura.

Sto parlando di Angela Sozio, meglio conosciuta come la “rossa del Grande Fratello”: una di quelle ragazze messe in croce genericamente sui giornali come “veline”.  Angela partecipò alla terza edizione di quel reality show (si era nel 2003), e al contrario di molte sue colleghe e colleghi prese un’aspettativa dal lavoro che allora svolgeva nell’ambito della sanità privata pugliese. E poi, terminata quell’esperienza, invece di dedicarsi a comparsate televisive o serate in discoteca è tornata al suo lavoro e alle sue passioni: la politica e il giornalismo.

Sono passioni di famiglia, suo zio, Franco Sorrentino, era un giornalista e un politico liberale, ed è stato il primo presidente della provincia di Bari per il Polo della Libertà. E lei, Angela, non si è mai sottratta dall’impegno politico. Basta leggere il curriculum che ci ha inviato: ha fatto la militante di Forza Italia sin dai 18 anni, ha organizzato campagne elettorali, congressi, fatto vita di partito nella sua città.

Ne scrivo perché Angela Sozio la conosco bene e perché qui all’Occidentale è di casa da tempo. Alla fine dell’anno scorso, infatti,  su “raccomandazione” del segretario generale della Fondazione Magna Carta, barese quanto lei, ci scrisse una mail chiedendo di poter collaborare, esattamente come in questi due anni di vita de l’Occidentale hanno fatto centinaia di altri nostri collaboratori. Cominciò mandando notizie e segnalazioni di politica locale, poi qualche articolo, alcuni vennero pubblicati, altri no come sempre accade. Poi, più recentemente, ci ha chiesto di poter fare uno stage gratuito in redazione: voleva capire come funzionava un giornale on-line, partecipare alla sua produzione. Lì per lì non avevamo un posto da stagista libero – un fatto materiale, la redazione è piccola e le postazioni di lavoro limitate – ma quando se ne è presentata la possibilità l’abbiamo chiamata a Roma.

Da circa tre mesi Angela Sozio lavora con noi in redazione gratuitamente, passa i pezzi, sceglie le foto, fa titoli e didascalie, scrive le “brevi” e qualche volta firma un articolo. Insomma il tipico lavoro dello stagista.

Amici e colleghi hanno alzato il sopracciglio quando hanno saputo che avevo accolto la “rossa del GF”, la “preferita di Berlusconi”, la “maggiorata” in redazione. Ma mi sono guardato bene dal considerare tutto questo come un indelebile marchio di infamia. Non volevo che contro di lei funzionasse una sorta di razzismo al contrario, per cui se sei bella, hai fatto tivvù e sei pure amica di Berlusconi, devi essere condannata al bando dalla vita civile e restare nel limbo dell’eterno “velinismo”.

Avesse chiesto uno stage a FareFuturo probabilmente glielo avrebbero negato: nel tempio del politically correct della nuova destra, le avrebbero forse sbattuto la porta in faccia, spiegandole che lo facevano per il bene suo e di quello di tutte le donne. E magari dicendole, come scrive Sofia Ventura sul loro web magazine, che non si sarebbero sentiti “a loro agio” con la sua “ falsa immagine di freschezza e rinnovamento”. Una volta entrate nel ghetto del veline non se ne esce più, insomma.

Angela – noi lo abbiamo saputo qualche giorno fa – ha partecipato al famoso corso di formazione politica del Pdl che avrebbe dovuto scegliere alcune candidate per le elezioni europee. Alla fine non è stata candidata. Se lo sarebbe meritato? Non lo so, ma probabilmente risponderei allo stesso modo per il 90 per cento delle candidature di cui si sente parlare.

Così dopo qualche giorno di “scuola politica”, è tornata in redazione, dove ha ancora qualche mese di stage da portare a termine. Ha subìto sportivamente gli scherzi e i lazzi degli altri colleghi, ci ha intrattenuto con qualche retroscena e poi si è rimessa a lavoro. Non so se lo stage all’Occidentale le abbia insegnato qualcosa in fatto di giornalismo, di certo noi – per citare ancora FareFuturo – non l’abbiamo mai considerata “uno stereotipo femminile mortificante”.