Fede e scuola

Come integrare i bambini stranieri? Sopprimendo la recita di Natale!

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Manca poco più di un mese al Natale ed è tempo per le scuole di organizzare le tradizionali recite di Natale, a meno che non ci siano troppi bambini stranieri nelle classi e le maestre non abbiano la brillante idea di saltare la recita, tanto per farli sentire più vicini, privandoli di pezzi della propria identità. Così, in provincia di Ancona per rispettare la sensibilità di tutti i bambini, e soprattutto di tutte le loro famiglie, alcune maestre hanno deciso di privilegiare la non-discriminazione di altre culture a discapito delle famiglie cristiane.

Parte da qui una guerra nella Gianni Rodari di via Torino a Moie. Infatti il 12% circa dei bambini dell’istituto sarebbe di origine straniera, perciò si era pensato di saltare le solite feste con canti, recite e giochi. L’iniziativa era di alcune maestre, ma con parere contrario della direttrice dell’istituto Patrizia Leoni che ha dichiarato alla stampa: «La recita si farà. E sarà una festa davvero inclusiva, in cui anche le famiglie di bambini di altre confessioni religiose potranno portare il loro contributo, con fiabe recite e tradizioni proprie – e aggiunge – la vera integrazione è […] incontrarsi».

Scontro al quale si è aggiunto il sindaco del Comune, Tiziano Consoli, che sostiene la profonda storia cattolica del comune – che ospita una antica abbazia benedettina: «È una presa di posizione decisamente troppo forte ed estrema quella degli insegnanti del Rodari; in un sistema pluralistico come il nostro, togliere la recita di Natale per tutelare alcune persone rischia di scontentarne altre. Per i bambini di quell’età è più un gioco, un momento per stare insieme e divertirsi. Ma annullarlo significa ampliare il divario religioso, culturale e dei costumi di ciascun alunno, anziché favorire l’integrazione».

Un approccio che sembra insomma risentire di forti risentimenti ideologici antireligiosi ma che non incontra consenso unanime nelle istituzioni locali e suscita invece forti reazioni, soprattutto i genitori che rimangono attoniti di fronte a questi modelli integrativi che colpiscono solo loro: «I nostri bambini non potranno fare la recita di Natale perché discriminatorio nei confronti dei bimbi non cattolici, ma vi sembra normale?». Forti dubbi anche dal Garante dei diritti delle Marche Andrea Nobili secondo cui questo approccio integrativo «in nome di una presunta discriminazione di cui non si vedono i contorni è poco rispettoso della sensibilità di una comunità»

I preparativi saranno segnati da questo aspro scontro, probabilmente finiranno per colpire proprio il senso del Natale e i bambini, e portano noi a domandarci sempre più spesso che cosa rimanga a unirci se nemmeno queste feste, che valgono per tutti – cattolici e non – riescano ad unire i genitori senza traslarsi in strategie ideologiche belligeranti. Si ripete il leitmotiv del progressismo moderno che attacca surrettiziamente le feste religiose per approdare ad un modello sociale aperto, liquido e indistinto in cui tutto è relativo. Infatti sia che l’approccio sia radicalmente esclusivo, sia che sia moderatamente inclusivo, viene da chiedersi chi siamo noi italiani se la festa del Natale non è una delle principali celebrazioni cristiana, ma solo una indistinta festa tra tante.

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