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Come recessione e inflazione mettono in ginocchio Usa e Ue

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Il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato un pacchetto di emergenza da 168 miliardi di dollari basato su rimborsi fiscali a favore dei contribuenti e tagli alle imposte per le imprese.

Il pacchetto è stato lievemente ampliato nella discussione al Senato, rispetto alla proposta originaria dell’Amministrazione, per includere i circa 20 milioni di beneficiari dell’assistenza pubblica e i 250 mila veterani di guerra disabili che non avrebbero altrimenti avuto accesso ai benefici previsti dal pacchetto perché non percepiscono redditi. L’attesa è che gli effetti benefici delle misure si manifestino nel corso della primavera, con un impulso alla spesa privata che possa stimolare un’economia in marcato rallentamento.

Il programma fornirà rimborsi fino a 600 dollari ai singoli contribuenti e fino a 1200 alle coppie che inoltrino richiesta congiuntamente, con pagamenti supplementari pari a 300 dollari per ogni figlio minore. Saranno esclusi i percettori di redditi annui superiori a 75 mila dollari (150 mila per le coppie), mentre per i redditi inferiori ai 3000 dollari annui, che non pagano tasse, vi sarà comunque un trasferimento di 300 dollari.  I trasferimenti inizieranno, secondo il Dipartimento del Tesoro, a partire da maggio, per un totale di 152 miliardi nell’anno, e saranno inviati ai beneficiari separatamente dagli ordinari rimborsi fiscali.

Il presidente Bush ha commentato favorevolmente il programma approvato dal Congresso, dicendo che “è solido, ampio, tempestivo e sarà efficace. Il programma aiuterà a stimolare la spesa per consumi e ad accelerare i necessari investimenti privati”. Anche se secondo una minoranza di esponenti del Congresso il programma non basterà ad aiutare le famiglie in difficoltà nel pagare i mutui, e appesantirà il disavanzo di bilancio, l’accoglienza del pacchetto è stata generalmente favorevole, e si ritiene da più parti che l’azione congiunta delle nuove misure, unitamente alla decisa politica di riduzione dei tassi perseguita dalla Fed miglioreranno la probabilità di evitare una recessione negli Stati Uniti, almeno per quest’anno.

Il giudizio generale che si ricava dall’impostazione di policy dei responsabili della politica economica americana è quello di una forte senso di responsabilità che vede impegnati sullo stesso fronte l’Amministrazione che ha proposto le misure, il Congresso che le ha approvate in tempi insolitamente rapidi, la Fed che sta tentando di attenuare l’impatto della crisi dei subprime sulle famiglie e quindi sul sistema finanziario e sull’economia del paese. Più difficile è valutare l’impatto del rallentamento dell’economia americana sull’Europa ma si può azzardare che se le misure adottate varranno ad attenuare il rischio di una recessione negli Stati Uniti le economie europee non potranno che beneficiarne. Molto dipenderà naturalmente dalla configurazione dei tassi di interesse e dei cambi sue due lati dell’Atlantico, un quadro non facile da prevedere in questa fase. 

Lo scenario internazionale rimane a tutt’oggi caratterizzato da un marcato rallentamento generalizzato delle economie industriali che, secondo le previsioni recenti del Fondo Monetario Internazionale (che incorporano le recenti misure monetarie americane ma non quelle fiscali), comporterà nel 2008 una decelerazione della crescita mondiale al 4,1 per cento dal 4,9 (stimato) del 2007. In questo contesto, il tasso di crescita dell’economia americana, si aggirerebbe intorno all’1,6 per cento per quest’anno, un valore dimezzato rispetto a quello del 2006 e di 0,8 punti percentuali più basso rispetto allo scorso anno. Nel corso del 2007 il PIL ha continuato a rallentare, portandosi a valori annui stimati intorno allo 0,6 nel quarto trimestre del 2007.

Anche per le economie europee lo scenario previsivo delle stime del FMI non è particolarmente incoraggiante poiché la crescita rallenterà di circa un punto dal 2,6 stimato per il 2007. Preoccupazione per lo scenario previsivo di crescita è manifestata anche nelle recenti dichiarazioni del presidente della BCE Trichet, che confermano il  rischio di una crescita dell’economia europea al di sotto del potenziale. Trichet, pur mostrando quanto la BCE sia consapevole dei rischi di crescita nell’area dell’euro, ha fatto intendere che una riduzione dei tassi in Europa in linea con gli andamenti della Fed e della Bank of England sarebbe oggi fuori discussione a fronte di un’inflazione che si colloca su valori assai preoccupanti, essendo i più elevati registrati dall’introduzione della moneta unica.

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