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Il virus in America Latina

Come se la passa il Brasile di Bolsonaro

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E’ allarme pandemia in Brasile, dove i morti per Covid-19 continuano a crescere esponenzialmente. Secondo i dati del Ministero della Salute brasiliano ad oggi sono più di 9.000 i decessi accertati, per un totale di casi complessivi di oltre 135.000, numeri che collocano il Brasile nel triste primato del Paese dell’America Latina più colpito dalla pandemia.
Lo Stato di San Paolo è quello maggiormente investito dall’ondata di Sars-CoV-2, ma diversi focolai sono presenti anche a Manaus, Rio de Janeiro e Recife. Le immagini delle fosse comuni della città di Manaus, dello Stato di Amazonas, che è anche lo Stato brasiliano il cui sistema sanitario ha vacillato per primo, hanno fatto il giro del mondo.
Il sistema sanitario  ( Sistema Único de Saúde -SUS), già fragile, di ben cinque capitali brasiliane, Manaus, Macapá, San Paolo, Fortaleza e Palmas è prossimo al collasso, denuncia la testata Globo  .
Inoltre la rivista Epoca  segnala l’aumento delle morti in casa per Covid-19. Nello Stato di Amazonas si è registrato un incremento del 149 percento tra il 16 marzo e il 30 aprile rispetto allo stesso periodo nel 2019.
Secondo il Dipartimento della Salute, le morti in casa per Covid-19 avvengono in due circostanze: inizialmente il paziente si rivolge ad un’unità sanitaria per ricevere assistenza, ma non essendo grave, viene rimandato a casa dove le sue condizioni peggiorano fino alla morte; oppure la persona semplicemente non cerca cure.
Difficile quantificare con esattezza tale numero, l’Associazione nazionale dei registri delle persone fisiche ( Associação Nacional dos Registradores de Pessoas Naturais – Arpen-Brasil) sostiene che le cifre potrebbero essere ancora più elevate, in quanto il termine di 24 ore per la registrazione del decesso può essere prolungato in alcuni casi fino a 15 giorni e anche i notai hanno fino a otto giorni di tempo per inviare i dati alle unità centrali nazionali.
C’è inoltre chi ritiene che il Brasile sia ormai diventato il nuovo epicentro globale della pandemia. A sostenerlo in un’intervista rilasciata il 6 maggio alla CNN Brasil  è Domingos Alves, Professore della Facoltà di Medicina Ribeirão Preto dell’Università di San Paolo (USP) che collabora insieme ad una rete di scienziati indipendenti al portale di ricerca, monitoraggio e analisi della situazione del Coronavirus in Brasile “Covid-19”.
“Non credo che il Brasile diventerà l’epicentro. La nostra opinione è che il Brasile sia già l’epicentro”, ha affermato. “Il nostro tasso di nuovi decessi al giorno supera quello presentato in simili situazioni nel culmine dell’epidemia in Italia. In proporzione, nello stesso periodo in cui l’Italia stava vivendo un tempo simile al nostro relativamente alla pandemia, qui abbiamo un numero maggiore di decessi a quelli osservati là. Quindi siamo già l’epicentro del mondo”, ha concluso. “In città come quelle di Manaus, Fortaleza, Belém, Rio de Janeiro e San Paolo, misure drastiche sarebbero già dovute essere state attuate e non dovremmo stare ancora a discutere se le prenderemo o meno.”
Le critiche della comunità scientifica brasiliana, nemmeno tanto velate, sono rivolte alle politiche governative e ai messaggi contraddittori dati alla popolazione dal Presidente Jair Messias Bolsonaro, contrario a una chiusura ferrea del Paese. Opinioni quelle di Bolsonaro non condivise del tutto all’interno del proprio Governo, la cui formazione è stata ultimamente rivista sia con la sostituzione del Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta, favorevole al lockdown, con il nuovo Ministro Nelson Teich e sia per via delle dimissioni del Ministro della Giustizia Sérgio Moro, uomo chiave della campagna presidenziale del 2018, nonché ex giudice della nota inchiesta Lava Jato, che ha disvelato un sistema di corruzione endemica del Paese che ha coinvolto anche l’ex Presidente Lula, condannato dallo stesso Moro.
Intanto nemmeno l’economia brasiliana sembra passarsela bene. Tra i settori più in crisi  c’è l’industria automobilistica, come riporta il quotidiano paulista A Folha de S.Paulo. La produzione industriale automobilistica brasiliana ha infatti appena vissuto il peggior mese della sua storia, da quando cioè è sorta in Brasile nel 1957. Nel mese di aprile, con le fabbriche chiuse, solo 1.800 unità sono state assemblate, cifre che corrispondono a un calo della produzione del 99% rispetto al mese di marzo e del 99,4% in relazione al mese di aprile del 2019. Così come le esportazioni, crollate del 79,3% relativamente ad aprile 2019, il che rappresenta il peggior risultato economico dell’export del comparto automobilistico negli ultimi ventitré anni.
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