Home News Compagni di Strada

Compagni di Strada

0
61

Da qualche settimana, il governo della repubblica è esposto al ricatto. Non già del Parlamento, come sarebbe fisiologico, ma di Emergency, come mai avrebbe dovuto essere. Ed è davvero un brutto spettacolo quel ping pong di insinuazioni su “voi allora in Iraq e noi ora in Afghanistan”, che piace tanto all’attuale ministro degli Esteri.

Tra l’altro quel ministro porta il medesimo nome e cognome del volenteroso capogruppo dei deputati del Pci/Pds che nella XI legislatura aveva chiesto al Parlamento di rinviare al giudizio della Corte Costituzionale l’ex capo dello Stato, Francesco Cossiga per alto tradimento e attentato alla costituzione.

I fatti, o meglio le situazioni, che avrebbero sorretto l’ipotesi di così gravi reati (fino a 28 anni di reclusione), si deducevano perlopiù da supposti abusi verbali, esternazioni, invasioni di campo in politica estera: qualcosa di molto simile all’odierna “diplomazia dei movimenti”. Tale formula lessicale, oggi in auge, allora nessuno la riteneva commendevole, persino cossighiani di indiscussa fede, si erano sentiti a disagio quando il piccone si era abbattuto su comunisti, pacifisti, magistrati, neutralisti, nemici di gladio, senza alcuna “diplomazia delle forme”; ma dell’iniziativa parlamentare del Pci/Pds fu presto evidente che nulla meritasse di assurgere a “precedente”.

Ecco perché, con buona pace di Bertinotti, la diplomazia dei movimenti è percorso scivolosissimo. Anche, e magari soprattutto, in tempi di globalizzazione e di conflitti asimmetrici.

Da sempre nella storia, Stati nazionali e organizzazioni internazionali hanno fatto ricorso ai più estrosi interlocutori (sultani medievali e guerriglieri comunisti, angeli e diavoli, banchieri e pascià).

Ma anche la trattativa con satana o la mediazione di Dio a un certo punto deve per forza ricondursi alla responsabilità del governo in Parlamento. E qui finora il ministro degli esteri ha taciuto, ha negato, ha alluso, ha eluso. Che aspettano le opposizioni che ora sono addirittura due a pretendere che la politica estera non sia appaltata alle interviste di Gino Strada. (L.C.)


  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here