“Compra europeo”? Merkel sbarra il passo a Macron

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“Compra europeo”? Merkel sbarra il passo a Macron

12 Maggio 2017

Non sarà facile per Emmanuel Macron ristabilire l’asse franco-tedesco, come non lo è stato per Hollande, ci informa Wolfgang Münchau, direttore di Eurointelligence e associate editor del “Financial Times”. Non sono bastate le dichiarazioni europeiste e le continue affermazioni di rapporti privilegiati con i tedeschi: la Germania ha subito rifiutato il punto più importante del programma di Macron, il Buy European Act. In perfetta uniformità teutonica, il presidente della Commissione europea Katainen, Merkel e Schultz hanno respinto il cardine della politica economica del nuovo presidente francese. Col sostegno del sempre sobrio Juncker, che ha invitato la Francia a tagliare la spesa pubblica.  

Il Buy European, di sapore trumpiano, è una misura protezionista contro gli eccessi della mondializzazione, che tenta di limitare nei paesi dell’Unione l’accesso agli appalti pubblici, in particolare nel settore infrastrutture, alle imprese non europee, principalmente a quelle asiatiche. Come non bastasse, Merkel e Schultz rifiutano per l’ennesima volta di investire in Europa il surplus (il tesoretto di 266 miliardi di euro) che, secondo le regole, i tedeschi dovrebbero reinvestire – sempre in Europa. Anche il Regno Unito gela il Buy European francese, ma la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Ue con Brexit, quindi era una reazione prevedibile. Il problema quindi è il delirio wagneriano teutonico, il nazionalismo tedesco che ostacola l’Europa, non il “populismo” diabolico dei vari Le Pen, Salvini, Meloni e Wilders. 

La Germania non è, e non sarà mai, gli Stati Uniti, perché non vuole guidare l’Europa, né investire in Europa. Come al solito, la Germania chiede agli altri Paesi più deboli di seguire le regole e dissanguarsi, ma è la prima a non seguirle. Inutile, dunque, abbaiare contro il populismo e il nazionalismo dei popoli Ue che tentano di proteggersi dalla prepotenza tedesca. Se è naturale che molti cittadini dell’eurozona temano il salto nel buio abbandonando l’euro e l’Unione, dall’altra, come scrive sul Fatto Frank Furedi, docente della Kent University e autore di Culture of Fear, è anche comprensibile la “xenofobia” dei populisti, la paura dell’insicurezza generata dai confini sempre più liquidi, senza contare la paura della perdita dei posti di lavoro. E’ legittimo che molti cittadini dell’eurozona si chiedano come farebbero i piccoli stati nazionali a fronteggiare da soli potenze come la Cina o l’India, mentre gli Stati Uniti si stanno defilando. 

Però la Germania di Angela Merkel e Martin Schultz vuol ballare da sola, anche se alla Casa Bianca non c’è più il mondialista Obama e l’alleanza di Berlino con Pechino, come ripete Münchau, non sembra destinata a partire. Senza contare che Trump, il nuovo Roosevelt, come lo definisce lo storico scozzese Niall Ferguson, non ama questa Germania. Passata l’euforia per l’elezione di Macron, nel momento di massima instabilità dell’ordine mondiale, quando sarebbe necessaria una difesa economica e militare europea, la Germania, in pieno delirio da superpotenza economica, pensa solo al suo surplus che le ha permesso l’espansione commerciale e bacchetta non solo l’Italia e la Grecia, ma anche la Francia dell’europeista Macron. 

Sono tempi duri. L’euroscetticismo e il populismo non nascono dall’ignoranza del popolo bue, come ci ripetono gli invasati sostenitori di Macron, che non hanno neppure capito che il nuovo presidente francese non è un ordoliberista. L’euroscetticismo nasce dalla realtà di un’Europa guidata da una Germania nazionalista a cui interessa solo il proprio interesse. Prima o poi  si dovrà discutere proprio del nuovo nazionalismo tedesco e di come i popoli europei debbano trovare un’alternativa allo strapotere tedesco che li salassa, senza saltare nel vuoto e ritrovando il loro futuro.