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Comunali Isernia, sospensione a divinis per il sacerdote candidato

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L’invito della Curia a rinunciare alla sua candidatura alle elezioni Comunali di Isernia è caduto nel vuoto: don Vincenzo Chiodi, 78 anni, ex parroco della cattedrale, di fare un passo indietro non vuole saperne. Neanche ora che la diocesi ha preso ufficialmente posizione: codice di diritto canonico alla mano, per il sacerdote è scattata la sospensione a divinis. La decisione è arrivata ieri. Una nota diramata da don Paolo Scarabeo, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Isernia-Venafro, ha di fatto dato il via a un nuovo braccio di ferro con l’anziano sacerdote originario di Gallo Matese (Caserta). Diventando un vero e proprio caso nazionale.

La notizia, battuta dalle agenzie, è stata infatti ripresa da molti organi d’informazione. Ma ecco cosa aveva scritto ieri mattina la Curia diocesana: “A seguito del persistere nella sua decisione di impegnarsi nella competizione elettorale come candidato alle elezioni comunali di Isernia, al reverendo Chiodi è stata oggi (ieri, ndr) inflitta la censura della sospensione a divinis. Per effetto di tale pena sia nella diocesi di Isernia-Venafro che altrove, non potrà celebrare l’Eucarestia, né i Sacramenti e i Sacramentali, non potrà predicare o porre qualsiasi atto legato al Sacro Ministero”. Un provvedimento che avrebbe perlomeno scosso qualunque parroco di provincia. Ma non il destinatario della censura.

La sua risposta è stata per certi versi disarmante: “Non ritiro la mia candidatura; perché è il Signore che me lo chiede”. Avanti tutta, dunque, con la candidatura a capolista nello schieramento del Guerriero Sannita, che sostiene la candidatura di Giovanni Muccio, agente della polizia di Stato in pensione. Il “matrimonio” tra i due nasce in maniera del tutto casuale. A quanto sembra dopo un incontro in un bar.

All’inizio don Chiodi voleva candidarsi a sindaco. Aveva fondato anche un movimento: Rifondazione cristiana. Aveva trovato persino un buon numero di candidati, ma non aveva raccolto abbastanza firme per presentare la candidatura. Viceversa Muccio aveva le firme, ma un numero di candidati insufficiente. Trovare un’intesa è stato quasi del tutto naturale. Del resto il programma, per sommi capi, coincide: entrambi dicono di schierarsi dalla parte degli ultimi. “Insieme – ha detto il leader del movimento del Guerriero Sannita - vogliamo far sentire la nostra voce affinché ci sia più considerazione per i giovani disoccupati, i cassintegrati e quanti stentano ad arrivare a fine mese”. Gli fa eco don Vincenzo, che intende realizzare una mensa per i poveri a Isernia. Raggiunta l’intesa, il Guerriero Sannita ha affrontato la sua prima “crociata”. Nei giorni scorsi ha accusato la Curia di aver impedito al parroco di entrare in Cattedrale, facendo un chiaro riferimento a quella candidatura evidentemente indigesta. Niente di più falso, la sostanziale replica della diocesi isernina: quel provvedimento risale a qualche mese prima rispetto alla decisione del parroco di darsi alla politica. Ha cioè ben altre motivazioni. La diocesi non scende nei particolari, ma in città la gente un’idea abbastanza chiara se l’è fatta.

Ma perché don Vincenzo Chiodi non può partecipare alla competizione elettorale? Il precedente di don Gianni Baget Bozzo (fu sospeso fino al termine del suo mandato da parlamentare europeo) dovrebbe aver chiarito ogni dubbio a riguardo. La curia diocesana ha in ogni caso ribadito il concetto: “A un chierico non è consentito avere parte attiva nei partiti politici e assumere uffici pubblici che comportano una partecipazione all'esercizio del potere civile”. Ma il reverendo non ci sta e si aggrappa egli stesso al diritto canonico per spiegare i motivi della sua “ribellione”. Ha detto di non aver accettato il provvedimento della diocesi di Isernia-Venafro perché il decreto di censura non sarebbe stato consegnato secondo le procedure previste. A suo avviso non doveva consegnarglielo un parroco qualunque. Doveva portarglielo il cancelliere della Curia, alla presenza di due testimoni: “A mio avviso è un decreto fasullo. Si sono messi sotto i piedi il diritto canonico e chi fa questo calpesta Cristo”, ha commentato. La diocesi stavolta non ha replicato. Ma da fonti interne alla sede vescovile di piazza Andrea d’Isernia si apprende che in realtà le procedure previste sarebbero state applicate alla lettera. La sospensione a divinis ha piena efficacia, sebbene non ci fosse affatto il desiderio di arrivare a un epilogo del genere. Si è fatto di tutto per evitare un provvedimento così duro. Ma non c’è stato verso di far cambiate idea a don Vincenzo. Né con le buone, né con le cattive, come dimostra la controreplica del sacerdote-politico . A questo punto non è da escludere qualche altro colpo a sorpresa. In effetti la campagna elettorale è soltanto all’inizio. Non si sa fino a che punto l’accoppiata Muccio-Chiodi riuscirà a fare breccia nell’elettorato. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, di loro si parlerà ancora a lungo.

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