“Comune e Regione non toccano i rifiuti per non perdere voti”

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“Comune e Regione non toccano i rifiuti per non perdere voti”

24 Maggio 2007

 

 

Intervista a Guido Liuzzo
di Emiliano Stornelli

Manifestazioni di protesta, sit-in, occupazioni, il commissariamento affidato Bassolino e ora alla Protezione Civile, l’accorato appello del capo dello Stato alle istituzioni e alla popolazione locale, per finire con i rifiuti dati alle fiamme nelle strade e nelle piazze. Che accade in Campania? Quali sono le cause della questione Rifiuti? Ne parliamo con Guido Liuzzo, professore ordinario d’Impianti Chimici alla Sapienza di Roma e tra i massimi esperti italiani di recupero ambientale.

Da dove nasce la questione Rifiuti in Campania?
In Campania sussistono due ordini di problemi: uno riguarda il deposito e la raccolta dei rifiuti, l’altro la parte degli impianti. Il discorso è molto semplice. Qualsiasi sistema di smaltimento di rifiuti non può prescindere dalle discariche, sia nel caso degli inceneritori, che nel metodo di trattamento scelto dalla Campania. A metà degli anni ’90, il ministero dell’Ambiente decise d’introdurre in Campania un sistema di smaltimento che prevedeva la costruzione di 7 impianti di selezione meccanica dei rifiuti e di due termovalorizzatori per il recupero energetico. Negli impianti, i rifiuti vengono divisi in due parti, la frazione più facilmente combustibile (carta, tessuti, plastica e così via) viene separata dalla frazione a più elevato contenuto di acqua (gli scarti alimentari per intenderci), in modo da avviare la prima alla combustione e la seconda alla stabilizzazione (perché altrimenti andrebbe in putrefazione). La parte organica stabilizzata, quella non selezionata per l’utilizzo in agricoltura, denominata Fos (Frazione organica stabilizzata), e i residui solidi derivanti dalla combustione, il cosiddetto Cdr (Combustibile derivato dai Rifiuti), devono andare in discarica. Ora, in Campania, dopo aver deciso di produrre del combustibile, né sono state costruite le strutture per poterlo utilizzare, vale a dire i due termovalorizzatori previsti dal piano del ministero dell’Ambiente, né esistono discariche per depositare il Fos e il Cdr, perché quelle esistenti sono ormai stracolme e di nuove non se ne fanno. La conseguenza è che il Fos e il Cdr giacciono negli impianti di selezione meccanica ammassati in montarozzi di ecoballe in attesa di marcire.

Perché non si fanno nuove discariche e perché s’incontrano difficoltà anche per i termovalorizzatori?
Molto spesso, quando si propone un sito di discarica o per impiantarvi un termovalorizzatore, le popolazioni locali si ribellano e i comuni, cui spetta la decisione di avviare i lavori, per non perdere consensi si uniscono loro stessi alla protesta. Quello della Campania è un esempio emblematico.

E’ giustificato tanto allarmismo collettivo? Le discariche e i termovalorizzatori possono davvero nuocere alla salute?
Si tratta di un allarmismo del tutto ingiustificato, senza il minimo fondamento. Le discariche e i termovalorizzatori, così come si fanno oggi, non possono arrecare danni alla salute. Il loro impatto ambientale è assolutamente sicuro. Il punto è che il timore per la salute viene indotto nelle popolazioni dall’esterno, da individui o gruppi portatori d’interessi particolari che danno una copertura ideologica ai loro reali obiettivi. Gli interessi in questione possono essere di diverso tipo. C’è chi teme la svalutazione dei terreni di sua proprietà adiacenti al sito prescelto per l’apertura di una discarica o per la costruzione di un termovalorizzatore; c’è chi spera di cambiare la destinazione d’uso di quello stesso sito modificando il piano regolatore comunale attraverso canali politici. E chi più ne ha più ne metta. Come si dice, anziché cherchez la femme, cherchez l’argent. Dopo di che si capisce tutto.

Come si è giunti all’incendio dei rifiuti per le strade?
In Campania, la ditta che si è aggiudicata la gara d’appalto per gestire gli impianti non ha il compito di fare la raccolta dei rifiuti, compito che invece spetta ai comuni. Ma i comuni non fanno la raccolta e i rifiuti restano lì a marcire.

Perché i comuni non procedono alla raccolta?
Perché non saprebbero dove portare il Fos e il Cdr che escono dagli impianti di selezione non essendoci le discariche. La mancanza di discariche è il problema principale. Con le discariche, anche senza termovalorizzatori, quello che esce dagli impianti di selezione verrebbe imballato e conservato in maniera adeguata, così che non si darebbe luogo ai fenomeni cui stiamo assistendo in molte città della Campania: puzza, degrado, roba che va in putrefazione, incendi e via dicendo. Meglio non immaginare cosa potrà accadere con l’arrivo dell’estate e la crescita delle temperature. Ciononostante, le discariche non si fanno. Lo stoccaggio e la conservazione dei rifiuti in aree apposite, peraltro, darebbe problemi certamente inferiori a quello dei rifiuti in mezzo alla strada. Senza contare, poi, il fatto che si formano più diossine con gli incendi spontanei che negli impianti di selezione, dove i rifiuti da cui si ricava il Cdr vengono bruciati in maniera controllata, con trattamenti particolari grazie ai quali le diossine vengono trattenute nei fumi, mentre nelle combustioni che avvengono per strada le diossine sono libere di circolare insieme a un mucchio di altre sostanze nocive. L’impatto sulla salute della popolazione non è immediato, ma a lungo andare potranno esserci ricadute negative.

Responsabilità istituzionali nella vicenda campana dunque non mancano.
I comuni sono i primi colpevoli della situazione che si è venuta a creare perché non fanno la raccolta dei rifiuti per paura di perdere consenso. Sì, quella delle elezioni è la paura principale, non vogliono perdere i voti. Ma le responsabilità ricadono anche sulla regione. Con i poteri straordinari conferiti dal commissariamento, il presidente della regione avrebbe dovuto fare di più per risolvere la situazione. Quello affidato alla Protezione Civile è una sorta di supercommissariamento, di commissariamento del commissariamento. Bertolaso, tuttavia, ha già rassegnato le dimissioni per ben due volte. Aveva proposto dei siti, ma non c’è stato niente da fare. Sembra che neppure con i poteri straordinari sia possibile sbrogliare la matassa, anche se i lavori per il termovalorizzatore di Acerra, dopo la bailamme dello scorso anno, sono stati avviati. Speriamo sia un buon segno.

Se proprio risulterà impossibile aprire nuove discariche, quale soluzione potrebbe essere adottata?
L’unica soluzione è far smaltire i rifiuti in altre zone d’Italia. A Brescia, ad esempio, c’è il migliore inceneritore del mondo. Oppure “esportare” i rifiuti all’estero. E’ già accaduto che le ecoballe di Cdr campano siano state bruciate in Germania. I tedeschi ci ridono dietro. Sono stati ben contenti di prendere soldi per provvedere allo smaltimento al posto nostro.

Esistono altri casi in Italia come quello della Campania?
No, almeno per ora. Il Lazio è una regione ad alto rischio. Ha adottato un sistema di smaltimento simile a quello campano, con impianti di selezione meccanizzata e termovalorizzatori. Ma i primi sono stati realizzati, i secondo ancora no. O meglio, di termovalorizzatori ce ne sono due, ma sono di dimensioni troppo ridotte per la quantità di Cdr prodotta. E’ la tempistica ad essere sbagliata. Per realizzare un impianto di selezione servono 6 mesi, al massimo 1 anno; i termovalorizzatori, invece, necessitano almeno di 2 anni. Così, sarebbe stato più logico iniziare a costruire i termovalorizzatori per poi procedere alla costruzione degli impianti di selezione. Purtroppo, è stato fatto il contrario. Si è detto “intanto facciamo gli impianti di selezione, per i termovalorizzatori si vedrà” e questo per evitare di scontrarsi con la popolazione. Infatti, la costruzione di un termovalorizzatore ha un altro impatto sulla psicologia collettiva. La differenza con la Campania è che nel Lazio vi è un numero di discariche sufficiente, anche se la loro capienza si va esaurendo. In futuro, pertanto, c’è il pericolo che quanto sta accadendo in Campania si ripeta nel Lazio. 

Com’è la situazione dello smaltimento dei rifiuti nel resto d’Europa?
Ovunque, tranne che in Italia, per lo smaltimento dei rifiuti viene utilizzato il meglio che la tecnologia può offrire. I dati sulla media termovalorizzata di Cdr parla da sé. In Italia è del 10%, mentre quella generale europea è del 30%, con il massimo del 70% in Danimarca, un paese che per densità di popolazione è simile al nostro. Perché, allora, in Danimarca sì e in Italia no? Nel nostro Paese è la situazione socio-politica a costituire ancora un limite invalicabile.

Può esserci anche un difetto d’informazione imputabile alle istituzione centrali? 
La causa principale dell’opposizione all’apertura di discariche e di termovalorizzatori sono gli interessi di cui parlavo prima. Tuttavia, se le istituzioni comunicassero correttamente qual è il reale impatto ambientale delle discariche e degli impianti forse le popolazioni non si farebbero manovrare tanto facilmente.