Home News Con 3 aliquote e una base imponibile larga Tremonti lancia la riforma fiscale

La proposta

Con 3 aliquote e una base imponibile larga Tremonti lancia la riforma fiscale

1
131

La politica del controllo dei conti pubblici è necessaria ai fini della tenuta dell'economia italiana ma non più sufficiente per stimolare la crescita e vincere le prossime elezioni nazionali. Alla fine anche Tremonti ha dovuto constatare che se il centrodestra vuole ritornare a conquistare i propri elettori deve impegnarsi di più sulle riforme economiche, che si sono rivelate il vero oggetto del desiderio dell'elettorato. E così, dopo un week-end dove egli stesso ha ammesso che alla riforma fiscale ci sta pensando almeno da un anno, durante l'ultima assemblea della Confartigianato ha cominciato a delineare i tratti salienti della proposta, che consisterebbe in una riduzione delle aliquote a tre sole, spiegando che, così facendo, si creerebbero gli incentivi per ridurre l'evasione fiscale e quindi recuperare gettito utile anche in tempi di austerità economica.

Certamente, quanto svelato da Tremonti non è molto ma ha dato un preciso segnale in senso riformatore e liberista, proseguendo verso il lungo e faticoso cammino verso la doppia aliquota tanto sognata da Silvio Berlusconi. La rimodulazione del sistema delle aliquote e degli scaglioni passerebbe attraverso il taglio delle famose tax expenditures, azione che permetterebbe di allargare di parecchio la base imponibile di riferimento. Secondo le ultime stime l'ammontare delle forme agevolative ammonta a circa 190 miliardi di euro e quindi il tesoretto dal quale il ministro può permettersi di attingere è piuttosto pingue.

I vantaggi di una riduzione del numero di scaglioni e di un abbassamento delle aliquote non comporterebbe solo il vantaggio del contrasto all'evasione fiscale. Ci sarebbe innanzitutto un incremento dell'offerta di lavoro, poiché l'occupazione è fortemente correlata al basso livello di tassazione. Secondariamente, la semplificazione del sistema riduce i costi di compliance, legati al processo amministrativo e tributario.

Più volte Tremonti ha affermato che la riforma del fisco deve essere fatta "a costo zero", ovvero a gettito invariato, poiché una riduzione tout court delle tasse non è certamente possibile, dati gli stretti vincoli sulla finanza pubblica imposti dalla Commissione Europea. In realtà, una seria riforma di semplificazione della giungla di norme tributarie comporterebbe un beneficio sicuramente maggiore di zero, dato dai risparmi legati alle attività di adempimento fiscale. E se il costo per semplificare il sistema tributario è zero (basta una legge) ed il beneficio è positivo, pare evidente che questa riforma vada fatta.

Quanto al numero di scaglioni (e aliquote) a parere di chi scrive la riduzione degli scaglioni è senza dubbio una buona notizia, ma il numero potrebbe scendere anche a due, con l'aliquota sul primo che potrebbe essere portata anche al di sotto del 20% e la seconda calcolata per mantenere il gettito invariato. Sempre, ovviamente, con una parallela riduzione delle spese fiscali, in maniera da realizzare una riforma in assenza di deficit.

Basse aliquote, sfruttamento di una ampia base imponibile e minimizzazione del numero di tax expenditures, in modo da non consentire che l'elemento fiscale incida sulle scelte dei contribuenti. Sono questi tre dei capisaldi di un sistema di tassazione di stampo liberista, che anche il partito repubblicano negli Stati Uniti sta proponendo. Sarebbe un sistema più semplice e più efficiente. E' tecnicamente fattibile ed economicamente auspicabile. Ovviamente dovrà essere la politica a dettare l'ultima parola sulla sua fattibilità. Ma restare fermi vuol dire non andare verso i desideri dell'elettorato. E di questo anche Tremonti se ne è reso perfettamente conto.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Riforma fiscale oppure a casa!
    Se è vero che le tax expenditures valgono una cifra come quella di cui si parla in questi giorni (tra 150 e 190 miliardi di euro), beh, viene da chiedersi perché nessuno ci abbia pensato prima e non si sia messo mano alla riforma fiscale molto tempo fa, poiché il taglio e la riduzione delle esenzioni si poteva fare. Se questi sono i dati, la cosa migliore sarebbe abrogare tutte le tax expenditures, estendere la base imponibile e fare una riforma epocale. 1) Passare a tre aliquote: 10, 25, 33 e magari con una fascia minima (ad esempio, almeno fino a 7.000-8.000 euro) esente da IRPEF. 2) E’ necessario ridurre il carico dei versamenti previdenziali che per gli autonomi con partita IVA si aggirano tra il 20 ed il 25%; tali contributi, infatti, uniti ad una tassazione IRPEF media del 30% (con le attuali aliquote), fanno lievitare tutto a 50-60%. Troppo. Quindi i contributi per la pensione andrebbero abbassati almeno al 15%. 3) Abolire l’IRAP, la tassa-vergogna. 4) Non sarebbe sbagliato aumentare l’IVA sui prodotti di lusso e ridurla un po’ su tutto ciò che è cultura, arte e tecnologia (ad esempio, se compri una pelliccia o un collier, puoi pagare anche il 22-23% di IVA, ma se compri uno strumento musicale, un CD o un software, sarebbe opportuno evitare un’aliquota IVA del 20%). 5) Esemplificazione totale della burocrazia e delle infinite norme vessatorie e odiose di cui l’Italia è piena. La libertà deve essere reale e palpabile. Chi lavora merita di vivere sereno. Il proliferare delle norme consente ai furbi di farla franca ed ai funzionari borbonici di tormentarti la vita. 6) Lotta vera all’evasione fiscale. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate sanno benissimo dove andare a cercare i soldi per recuperare gettito. Intelligentibus pauca… 7) Riduzione di sprechi ed inefficienze. Da questo punto di vista si è fatto solo l’1% di quello che bisognava fare. Per realizzare tutte queste cose ci vorrebbe un coraggio fuori dal comune, ma consentirebbe di attuare la vera rivoluzione liberale di cui si è sempre parlato. Un’ultima cosa: per cortesia, qualcuno spieghi agli esponenti del PDL (in primis agli economisti), soprattutto quando vanno in TV, di imparare a distiguere tra liberalizzazioni e privatizzazioni, che non sono la stessa cosa. Si può liberalizzare un Paese senza necessariamente privatizzare tutto e viceversa. In Italia, fino ad oggi, si è privatizzato molto e con effetti pietosi. Quello che occorreva fare (e che ora urge) è liberalizzare, sburocratizzare e rendere tutti più liberi. Ma seriamente. Di ministri e governi che pensano solo a tenere i conti in ordine non sappiamo che farcene.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here